Vescovo Castellani

Vescovo Castellani

La Giornata mondiale della pace quest’anno cade all’inizio dell’Anno Santo della Misericordia. Ma anche al termine di un anno dove le guerre, i conflitti, le persecuzioni e le azioni terroristiche hanno dominato la scena. In questo scenario Papa Francesco ci chiama “a non perdere la speranza nella capacità dell’uomo, con la grazia di Dio, di superare il male e a non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza”. La cultura dell’indifferenza, il non essere più capaci di riconoscere i fratelli e le sorelle nella loro alterità, spesso violata e ferita, rappresenta non solo un atteggiamento di peccato personale, ma “una minaccia per la famiglia umana” in quanto investe la sfera pubblica e sociale. Indifferente è colui che “chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, di chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui”. Papa Francesco ci ricorda che la prima forma di indifferenza nella società umana è quella verso Dio, dalla quale scaturisce l’indifferenza verso il prossimo, che assume l’aspetto dell’inerzia e del disimpegno e alimenta il perdurare di situazioni di ingiustizia e di grave squilibrio sociale, e l’indifferenza verso il creato, che favorisce inquinamento, consumo delle risorse e catastrofi naturali che a loro volta generano nuove povertà e situazioni di ingiustizia. È dunque necessario passare “dall’indifferenza alla misericordia” attraverso una conversione del cuore. Gesù ci invita a “fermarsi davanti alle sofferenze di questo mondo per alleviarle, alle ferite degli altri per curarle, con i mezzi di cui si dispone, a partire dal proprio tempo, malgrado le tante occupazioni”. Egli, ricorda Papa Francesco, ci avverte che “l’amore per gli altri – gli stranieri, i malati, i prigionieri, i senza fissa dimora, perfino i nemici – è l’unità di misura di Dio per giudicare le nostre azioni”. “Nello spirito del Giubileo della Misericordia, ciascuno è chiamato a riconoscere come l’indifferenza si manifesta nella propria vita e ad adottare un impegno concreto per contribuire a migliorare la realtà in cui vive, a partire dalla propria famiglia, dal vicinato o dall’ambiente di lavoro”.

Anche come Chiesa di Lucca – nelle parrocchie, nelle associazioni, nei gruppi, negli spazi di dialogo con la società civile – è importante che impariamo ad ascoltare e a leggere le situazioni di conflitto e di sofferenza, personale e sociale, del nostro territorio. Situazioni che sono sempre più presenti ma spesso – anche per fattori culturali e per un malinteso senso di rispetto dell’altro – avvolte dal silenzio e dall’indifferenza. Il Papa ci ricorda le categorie delle persone più fragili: i carcerati, i migranti, i disoccupati, coloro che soffrono la mancanza di un tetto, i malati e in particolare coloro che non hanno accesso a cure mediche e a una assistenza dignitosa, ma – potremmo aggiungere – chi soffre la precarietà e lo sfruttamento del proprio lavoro, chi non riesce ad avere accesso a una formazione idonea, chi viene discriminato per motivi sessuali o religiosi. Anche in provincia di Lucca la società è sempre più egoista e spaccata in due, coloro che hanno (ricchezza, accesso alla cultura, salute, tutela dei diritti…) e quelli che non hanno. Non possiamo restare in silenzio.

È però altrettanto importante saper vedere e leggere i segni dell’impegno concreto, individuale e collettivo, per battere l’indifferenza, che anche nel nostro territorio sono già presenti.

Qualche esempio?

L’accoglienza di rifugiati da parte di molte parrocchie e associazioni cristiane e non: questa apertura non si manifesta solo nel fornire un alloggio, ma anche creando momenti di dialogo e di fraternità. I migranti in alcuni casi sono stati inseriti nelle quotidiane attività della parrocchia (campo di calcio, pulizia della piazza, teatro, coro), non limitandosi a fornire loro l’essenziale ma cercando di rispondere le necessità anche di ordine spirituale. La conoscenza personale delle situazioni dei migranti serve ad abbandonare il “sentito dire” o certi “sproloqui” amplificati dai mass-media o da condivisioni non ragionate sui social-network.

Vogliamo ricordare, come segno, anche l’opera discreta di molte associazioni e di gruppi, non necessariamente d’ispirazione cristiana, che sono presenti negli ospedali del nostro territorio. Ciò che fanno a sostegno dei degenti e dei familiari in momenti particolarmente delicati per la vita delle persone, e in un contesto di continue novità in ambito di politiche sanitarie, è da rimarcare con forza.

Tanti volontari si adoperano poi a rispondere alle crescenti necessità alimentari non solo con il potenziamento delle raccolte alimentari e dei servizi di mensa ma anche inventando modalità nuove, più dignitose e pedagogicamente significative, come ad es. la Bottega Cinque Pani animata dalla Caritas diocesana.

Guardando al difficile rapporto tra giovani e lavoro, è interessante segnalare il progetto Policoro, che cerca di animare e indirizzare i giovani nella ricerca di lavoro, anche ponendo gesti concreti a testimonianza che è possibile essere artefici del proprio futuro.

Che dire poi dei volontari che si preoccupano dei carcerati e della loro situazione: sono o no un segno di speranza tangibile che squarcia l’indifferenza?

Ecco, guardiamoci attorno e troveremo molto di più di quanto qui brevemente accennato. Lasciamoci quindi interrogare dalle parole di Papa Francesco, scritte in questo messaggio, e apriamoci ai bisogni di chi ci interroga per vincere l’indifferenza.

Commissione Giustizia e Pace

Diocesi di Lucca

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