VILLA ARGENTINA, SIMBOLO LIBERTY DEL ‘900, SI APRE

ALLE CELEBRAZIONI DEI MATRIMONI

Salone di Villa Argentina

Sabato 16 aprile è atteso il primo “sì” . Gli interessati potranno prenotare la sala via web

Viareggio (LU) – Il primo “sì” è atteso per sabato prossimo, 16 aprile. I cancelli e le porte di Villa

Argentina si apriranno per la celebrazione di un matrimonio civile nello storico edificio

liberty di Viareggio di proprietà della Provincia, restituito al pubblico nel novembre 2014 dopo un

lungo e accurato restauro.

L’amministrazione provinciale, quindi, recependo la delibera del Comune di Viareggio sui luoghi

dove poter celebrare i matrimoni civili e la delibera del Consiglio provinciale dell’aprile 2015,

concede la possibilità di unirsi in matrimonio al piano terra della Villa. Ad ospitare la cerimonia sarà

la splendida sala degli specchi che rappresenta sicuramente lo spazio più bello e opulento

dell’edificio dove al soffitto e alle pareti decorate con stucchi dorati in mecca d’argento fa da

contraltare il lucente pavimento in marmo nero del Belgio, così come il trittico su tela di Giuseppe

Biasi che raffigura un matrimonio persiano.

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Per il presidente della Provincia Luca Menesini “è una possibilità in più concessa alle coppie

viareggine e anche residenti fuori dal territorio provinciale che intendono unirsi in matrimonio. Tra

l’altro – dichiara – diamo una risposta concreta ad un desiderio espresso proprio dai visitatori e da

molti cittadini dopo la riapertura dello storico edificio che ha affascinato e continua ad affascinare

per la sua atmosfera esotica, calda e raccolta. Villa Argentina è una location perfetta soprattutto

per cerimonie con un numero contenuto di invitati. Inoltre rendere la Villa animata anche per

occasioni importanti come lo sono i matrimoni, rappresenta un modo per valorizzare e promuovere

un’immobile storico a cui tutta la comunità viareggina è molto legata e su cui la Provincia ha

investito risorse consistenti negli ultimi anni. Tutto questo dà anche la dimensione di un edificio

poliedrico nel suo utilizzo: sede di uffici provinciali, sede di importanti mostre d’arte pittoriche,

scultoree o fotografiche, luogo adatto per rassegne culturali, presentazioni di libri o quant’altro”.

Al momento le prenotazioni di matrimoni per la primavera-estate sono una decina ma, c’è da

scommettere, il numero sarà incrementato una volta che la notizia si diffonderà.

Gli interessati potranno prenotare la sala di Villa Argentina contattando i responsabili del

servizio al tel. 0584.48881 per accertarsi che la sala sia disponibile e, successivamente,

compilando il modulo scaricabile sul portale web della Provincia (www.provincia.lucca.it), cliccando

su Ufficio relazioni con il pubblico e poi sul tasto ‘modulistica’.

L’amministrazione provinciale ha stilato una serie di regole che contengono alcuni importanti

accorgimenti per la tutela del bene culturale, ma soprattutto indicazioni pratiche per la richiesta e

lo svolgimento delle cerimonie, tra cui anche la quota di versamento (300 euro) per la fruizione

della Villa volutamente calmierata per tutto il 2016.

Sono ammesse le foto e le riprese video sia all’interno che all’esterno della Villa in occasione delle

nozze. La Provincia, inoltre, ha intenzione di creare un registro ufficiale dei matrimoni a Villa

Argentina dove le coppie potranno scrivere un proprio pensiero e dove inserire anche una foto della

Ufficio Stampa della Provincia di Lucca 4/11/2016

Tel. 0583/417274 – 417494 – 417933

e-mail: ufficiostampa@provincia.lucca.it

Storia di Villa Argentina. Il primo progetto di edificazione della Villa si può collocare tra il 1920 e il

1924, quando la proprietaria Francesca Racca Oytana presenta la richiesta per la costruzione di un

piccolo fabbricato. Nel 1925 viene acquistato dal viareggino Raffaello Panelli il lotto che separava Villa

Argentina dalla pineta e, nello stesso anno, sempre Panelli presenta la domanda per costruire un edificio

a uso residenziale su progetto di Francesco Luporini. Questa nuova costruzione avrebbe però relegato

Villa Argentina in uno spazio angusto facendole perdere il suo rapporto privilegiato con la Pineta: fu

probabilmente questa considerazione a convincere Francesca Racca Oytana ad acquistare anche l’altro

lotto presentando nel 1926 un progetto di variante che prevedeva un notevole ampliamento della Villa,

citata per la prima volta in questa occasione col nome di “Villa Argentina”, in onore della terra di

provenienza della proprietaria. Risale a questo periodo l’intervento di Galileo Chini, celebre artista e

maestro delle maioliche che inserirà sulla facciata una magnifica copertura in ceramica.

Un ulteriore ampliamento è datato 1939, quando la baronessa Arborio di Sant’Elia, figlia della Oytana,

completerà la costruzione della torretta, progettata da Alessandro Lippi. Quest’ala della casa è priva di

abbellimenti ceramici anche a causa delle direttive del Fascismo, che imponeva di costruire seguendo i

dettami del razionalismo. Nel 1940, a seguito dell’ampliamento, viene modificata l’impostazione al piano

terra della scala principale, girando l’accesso verso il muro di fondo e rendendo così indispensabile la

collocazione della grande specchiera. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Villa Argentina si

presenta col suo aspetto attuale. Esce intatta dalla guerra e torna ad essere utilizzata dai proprietari fino

agli anni Cinquanta, quando diventa una pensione: interventi di riorganizzazione interna portano a una

diversa divisione degli spazi, con camere e servizi, lasciando però invariato il grande salone al piano

terra. Negli anni Ottanta, dopo la chiusura della struttura alberghiera, la Villa viene lasciata in un grave

stato di abbandono.

Nel 1989 l’edificio è stato posto sotto il vincolo del Ministero dei Beni Culturali in seguito alla paventata

ipotesi dei proprietari di trasformarlo in una serie di appartamenti.

Acquistata dalla Provincia di Lucca nel 2001, con 3 miliardi di vecchie lire di fondi propri, Villa

Argentina è stata oggetto di una prima tranche di lavori finanziati dal Ministero dei Beni Culturali e curati

dalla Sovrintendenza. Successivamente le competenze sui lavori sono passate direttamente

all’amministrazione provinciale che, grazie anche alla risorse della Regione Toscana, ha portato a

compimento il lungo e delicato restauro conclusosi nell’autunno del 2014.

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