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l genere snuff movie ha infiammato la fantasia di molti appassionati del cinema horror anche se nessuno (spero) ha mai visto un vero film snuff. In realtà lo snuff movie è un filmato dove una o più persone vengono torturate e uccise davanti agli occhi freddi e impietosi delle telecamere. La leggenda vuole che facoltosi e ricchi personaggi abbiano pagato cifre esorbitanti per commissionare questi omicidi in diretta. Il cinema tradizionale, estremo ma di pura finzione, ha cavalcato l’onda emotiva di questi filmati proponendo una serie di pellicole violentissime come Guinea Pig e Violent Shit. Di altro spessore, ma pur sempre nell’universo degli snuff, sono i mondo movie, ovvero documentari più o meno reali dove la morte viene mostrata senza censure. Maestro e precursore del genere è il nostro Gualtiero Jacopetti, nato a Barga nel 1919, sconosciuto in Valle del Serchio e idolatrato dai fans nel resto del mondo. Internet, la rete, ha portato prepotentemente alla luce queste realtà violente, mostrando non più arte estrema e documentari shock ma sbattendo in faccia agli utenti la morte nella sua espressione più crudele. Filmati di decapitazioni, fucilazioni e sgozzamenti hanno inondato i social network con l’unico scopo di propagandare odio e violenza. Maestri indiscussi di questa macabra arte sono proprio loro, i terroristi dell’Isis ormai famosi ovunque che utilizzano cellulari e telecamere più sofisticate per riprendere i loro efferati delitti. In alcuni casi sono in presa diretta, in altri le immagini vengono elaborate e montate in modo professionale. Da una parte la follia religiosa terroristica di un gruppo di fanatici, dall’altra la voracità di sangue e violenza della nostra società. Un mix esplosivo che ha portato la morte in ogni computer. La morte ha visitato anche Gallicano e lo ha fatto nella maniera più subdola e terribile possibile, ovvero nei cellulari degli adolescenti. Un ragazzo di origina marocchina ha inviato nel gruppo WhatsApp della scuola un terribile e cruento video con una decapitazione, accompagnandolo con frasi deliranti di matrice terroristica islamica. Cosa sia scattato nella mente del quattordicenne non è dato saperlo, ogni commento sarebbe inopportuno e forse inappropriato, ma il gesto apre una breccia nell’ipocrisia dilagante. L’integrazione è un processo lungo e faticoso, pieno di insidie e tranelli, con l’unica sicurezza che deve avvenire ed evolversi in maniera naturale. L’integrazione, al pari dell’amore, deve partire dall’anima, dal cuore e dalla mente, in un percorso di vita che ingloba una nuova cultura rimanendo fedele alle proprie radici. Il caso di Gallicano è stato il paradigma della non integrazione o per meglio dire dell’integrazione forzata. L’integrazione richiede rispetto, sia religioso che sociale, e soprattutto ha bisogno di continui scambi culturali. Se questo ragazzino ha fatto un gesto del genere, forse non ha mai usufruito veramente di un vero scambio culturale, non ha mai accettato e sentito propria l’identità italiana, rifugiandosi nell’unica cosa che probabilmente in quel momento riteneva più vicino alle sue radici ed in linea con la ribellione tipica di quell’età tardo adolescenziale. L’integrazione, quella vera, richiede le porte aperte; sia porte del cuore che porte di legno. Fino a quando la cultura a Gallicano avrà le porte chiuse, sia essa Islamica che Cristiano Cattolica, l’integrazione sarà solamente un processo forzato: un rapporto piacevole e di comodo tra adulti consenzienti, ma non chiamatelo amore.

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