“IN ABBANDONO I RESTI DI QUELLO CHE FU IL GLORIOSO TEATRO DI PEA ALL’INGRESSO DEL VIALE CAPPONI”
GABRIELE VOLPE, RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO CULTURA E TRADIZIONI POPOLARI DI FRATELLI D’ITALIA SOLLECITA IL RECUPERO DI UNA TESTIMONIANZA DIMENTICATA
Una testimonianza preziosa lasciata nell’abbandono. I resti di quello che fu il glorioso teatro all’ingresso del viale Capponi (lato via Vespucci) _ demolito negli anni Sessanta _ sono ormai avvolti dalla vegetazione e il loro significato è (purtroppo) sconosciuto ai più.
Gabriele Volpe, responsabile dipartimento “Cultura e tradizioni popolari” per il Circolo Fratelli d’Italia Viareggio e portavoce comunale per Gioventù Nazionale, ha fatto un’attenta ricerca storica e invoca una rivalorizzazione di quella struttura che fu inaugurata negli anni Trenta.
“‘Rovine d’un sogno che fu’, così potrebbe esser definito quel piccolo quanto importante complesso di mattoni e marmo presente all’ingresso del Viale Gino Capponi _ dice Volpe _ sogno, quello di Enrico Pea, che si realizzò nella notte del 13 agosto 1938 quando, immerso in un incantevole scenario naturale fiorente di pini e di platani, il “Teatro Giacomo Puccini” vide la luce accompagnato dal solenne suono della pucciniana Turandot nella sua prima rappresentazione viareggina. In una relazione giunta al Ministro della Cultura Popolare dell’epoca si parla di ‘un grande portale, prospiciente la strada, accoglie gli spettatori. Mentre per le uscite è provveduto con più porte, una della quali immette nel folto della bellissima pineta, dove è il parco delle automobili, delle biciclette e delle carrozze. Il teatro è capace di 5.000 posti a sedere, poi il prato erboso accoglie in piedi i molti spettatori in più che qualche volta rasentano il doppio dei posti a sedere’.
Fu quella la struttura tanto agognata dallo scrittore e drammaturgo Pea (titolare inoltre, in quel tempo, di un Politeama in via di sviluppo), il quale già aveva tentato, in precedenza, di metterla in piedi con scarsi risultati: il progetto fu infatti respinto dal ministro Benedetto Croce, che paventava la distruzione ed il deteriorarsi del parco circostante. Dopo un rifacimento avvenuto agli inizi degli anni Quaranta, al termine della guerra l’enorme teatro, rappresentato anche in un celebre schizzo di Plinio Nomellini, cadde in disuso e, a causa dell’incuria, fu demolito nel 1962 per volere del Comune. Di questo vero e proprio “Tempio nel bosco”, dedicato alla “fulgida gloria musicale d’Italia e cittadino d’elezione di Viareggio” _ conclude Gabriele Volpe _ non resta oggi purtroppo che quello scarno ingresso, uno sfumato accenno divorato dalle piante e corroso dall’ignoranza, figura indifferente agli occhi dei passanti e svuotata di ogni memoria”

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