Viaggio nell’Italia dell’extravergine: la campagna olivicola 2020 regione per regione

Campagna olivicola 2020: viaggio nell’italia dell’extravergine regione per regione. Con le previsioni del gruppo di esperti di Slow Olive

Qual è la situazione nelle nostre regioni e quali sono le previsioni per la campagna olivicola 2020? Cominciamo un viaggio attraverso l’Italia degli olivi e dell’olio, per capire come l’emergenza climatica e l’intervento dell’uomo stanno incidendo sulla produzione di olive e le aspettative di produzione oleicola.

I coordinatori regionali e i collaboratori di Slow Olive non hanno mai smesso di monitorare la situazione negli oliveti, parlando con produttori e frantoiani e verificando di persona lo stato delle coltivazioni. Ne emerge una realtà che, a oggi, ci permette di essere moderatamente ottimisti anche se, purtroppo, alcune zone del Nord sono state flagellate da calamità naturali estreme che hanno compromesso la raccolta e altre del Centro-Sud hanno risentito di svariati problemi, soprattutto legati al clima.

Abruzzo

Ogni anno vi è una novità e questo gli olivicoltori lo sanno bene. L’olivo è la pianta che maggiormente risente delle situazioni agroambientali e così accade spesso che nello stesso campo coabitino alberi carichi di frutti e alberi che ne sono completamente privi. Le evidenze sono ancora più nette in relazione alle diverse giaciture, esposizioni, freschezza del terreno, varietà, anno di carica o di scarica.

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E quest’anno, a fine agosto, la situazione è molto complicata e trarre un giudizio sintetico sulle potenzialità produttive abruzzesi è davvero difficile.

campagna olivicola 2020 Partiamo dalla provincia più olivata, quella di Chieti: qui si ritiene probabile un calo produttivo del 30%, dovuto all’anomalo comportamento della cultivar più diffusa: il Leccino. Ci si è trovati di fronte a un fenomeno, già verificatosi ma solo sporadicamente nel passato: la non induzione a fiore. Piante in buona salute ma senza mignole. Questo fenomeno ha interessato circa il 70% degli alberi nei diversi areali provinciali. Ci si sta interrogando su questa grave anomalia, risposte certe non ce ne sono, ma le ipotesi più probabili potrebbero essere di natura climatica. Inverni caldi e asciutti negli ultimi due anni, temperature di molto al di sopra delle medie invernali, niente neve, piovosità invernale e primaverile quasi del tutto assente. Questa ipotesi è anche suffragata da alcune testimonianze di olivicoltori che nel mese di gennaio, nei campi in cui disponevano di acqua, hanno irrigato, ottenendo dei risultati produttivi notevoli e dove non hanno potuto irrigare, neanche una mignola. Per fortuna questo fenomeno non ha interessato altre varietà, se non in misura minore: le previsioni sono buone per Gentile di Chieti, Intosso, Crognalegno, Nebbio; meno buone per Cucco, Olivastro e Frantoio.

Ben altra la situazione nel Pescarese dove la Dritta, cultivar di riferimento, si mostra carica oltre ogni aspettativa, con previsione di incrementi produttivi rispetto allo scorso anno superiori al 50%. Buone perfomance anche per la Castiglionese mentre non altrettanto si può dire anche qui del Leccino, con delle riduzioni del 40-50%, ma soprattutto della Toccolana, con decrementi molto significativi, intorno al 70%.

Buona la situazione anche nell’Aquilano con forti incrementi oltre il 50% delle autoctone più rappresentative: Rustica, Gentile dell’Aquila e Monicella della Valle Roveto.

Anche nel Teramano le previsioni sono ottimistiche con incrementi di circa il 20%, pur con qualche problema, anche in questo caso, per il Leccino. Note positive per Dritta, Carboncella, Tortiglione, e qualche difficoltà per l’Ascolana.

La mosca al momento non rappresenta un problema, gli attacchi sono limitati e sotto controllo pur se si sono riscontrate presenze precoci significative su drupe di ascolana e di leccino.

Lombardia

campagna olivicola 2020 Se fino a qualche settimana fa si poteva tranquillamente ipotizzare una campagna olearia molto positiva in termini di prodotto e di risorse economiche (la regione Lombardia ha messo a disposizione dei finanziamenti per il lago d’Iseo che è una delle zone più in sofferenza del comparto olivicolo regionale), la grandine di fine agosto ha completamente distrutto oliveti e vigneti in molte zone vocate alla produzione.

Si stanno ancora contando i danni di questo massacro – non si può definire che in questo modo- che ha colpito il territorio lombardo in modo puntiforme.

La campagna olearia in sé non è compromessa e sicuramente non sarà disastrosa come quella dello scorso anno quando si è registrata una perdita stimata tra il 90-95% del raccolto.  Ci saranno però diverse aziende ancora una volta prive di olive proprio per colpa di questi eventi atmosferici che erano impensabili solo vent’anni fa. Inoltre, l’elevata temperatura settembrina, l’elevato tasso di umidità dovuto alle continue piogge e l’inverno mite, fanno temere l’ennesimo attacco di mosca proprio a ridosso della raccolta.

Liguria

Al momento in Liguria la situazione negli uliveti promette una buona annata.

Pochissimi attacchi di mosca e ulivi con una buona carica di frutti, anche se la mancanza d’acqua si è fatta sentire anche per questa stagione seppure non in maniera drammatica.

A due mesi dalla raccolta, tuttavia è ancora presto per stare tranquilli: si attende un settembre con temperature sopra la media ma non così calde da bloccare gli attacchi della mosca. Gli olivicoltori rimangono, quindi, prudenti guardando con timore le previsioni meteorologiche per metà/fine ottobre, momento fondamentale per la raccolta.

Le grandinate di fine agosto hanno creato danni ingenti ai produttori della zona di Ranzo nell’Alto Imperiese ma con situazioni a macchia di leopardo, molto localizzate: alcune zone sono state colpite con una forza mai vista e con grossi danni mentre altre, pur limitrofe, non hanno registrato problemi.

Un aspetto interessante che sta coinvolgendo diversi produttori liguri è la voglia di sperimentare seppure su piccoli lotti, tecniche agronomiche naturali, con trattamenti a base di caolino, diatomee e persino calce. Interessante sviluppo, soprattutto perché la Liguria è tra le regioni che producono meno in regime biologico.

Calabria

campagna olivicola 2020

In Calabria si registra una situazione opposta rispetto all’anno scorso, con livelli produttivi molto bassi determinati dalla presenza di molti oliveti scarichi.

Ancora una volta la dinamica produttiva sia qualitativa che quantitativa risente sempre più spesso dell’emergenza climatica in atto che, purtroppo, condiziona negativamente i risultati.

Su questo è opportuno fare una seria riflessione nella quale tutti soggetti della filiera sono chiamati urgentemente a dare il contributo per trovare ogni possibile soluzione, quantomeno per limitare gli effetti dannosi del fenomeno.

La situazione calabrese dell’annata olivicola 2020 risente di un calo produttivo molto marcato, nell’ordine del 60-70%, dovuto soprattutto a condizioni climatiche sfavorevoli nel periodo della fioritura e allegagione. La situazione è a macchia di leopardo, anche all’interno degli stessi areali olivicoli, anche se chi ne ha risentito di più sono le zone del crotonese, del catanzarese e del lametino. Non bastasse, poiché non piove ormai da diversi mesi, questo fatto sta provocando una disidratazione eccessiva delle drupe in diversi oliveti. Per fortuna le alte temperature estive, ancora perduranti, hanno limitato fino ad ora gli attacchi di mosca, anche se le catture di adulti di mosca, grazie alle trappole per il monitoraggio, stanno aumentando significativamente per cui molti olivicoltori sono in allerta per cercare di salvaguardare quel poco di prodotto esistente. Situazione estrema? La risposta di alcuni produttori è stato di iniziare già, ai primi di settembre, le operazioni di raccolta!

 

A cura di Mauro Pasquali con la collaborazione di Bruno Scaglione, Antonio Attorre, Franco Saccà, Carmelo Maiorca, Saverio Pandolfi, Sonia Donati, Marco Antonucci, Angelo Lo Conte, Francesca Rocchi, Stefano Asaro, Pino Giordano, Marcello Longo, Pietro Paolo Arca, Lamberto Albonetti

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