venti di guerra affondano le borse

A preoccupare gli investitori è anche la sempre più diffusa sensazione che la stretta monetaria della Fed sarà più ampia del previsto, con quattro aumenti del costo del denaro entro fine anno invece dei tre inizialmente attesi

venti guerra affondano borse
© ARNE DEDERT / DPA / dpa Picture-Alliance via AFP

AGI – Mercati in profondo rosso nella prima seduta settimanale, affossati dalle tensioni geopolitiche internazionali con i timori di un’escalation tra Russia e Ucraina. Occhi puntati sulla riunione del Fomc, il comitato direttivo della Federal Reserve, che mercoledì dovrebbe annunciare il primo rialzo dei tassi dell’anno già a partire da marzo.

Sullo sfondo permangono sempre le preoccupazioni per la variante Omicron che sembra comunque aver raggiunto (o esserci vicino) l’apice della sua diffusione nel Vecchio Continente. Una congiuntura che ha tramortito i principali listini europei (‘bruciati’ quasi 390 miliardi di euro in una sola sessione), con il Dax di Francoforte in flessione del 3,81%, Parigi-3,97%, Londra -2,66%.

La peggiore in Europa è stata la Borsa di Milano, nel giorno in cui sono iniziate le votazioni per eleggere il futuro presidente della Repubblica: il Ftse Mib è crollato del 4,02% perdendo la soglia dei 26 mila punti attestandosi a quota 25.972 punti.

Tutte negative le blue chips, con le vendite che hanno bersagliato soprattutto i titoli del comparto industriale: Stellantis -7,39%, Cnh -6,58%, Pirelli -5,47%. Piu’ contenuto il ribasso di Tim (-2,48%), in un momento molto ‘caldo’ per il settore italiano delle telecomunicazioni e in attesa del nuovo piano industriale della principale compagnia telefonica del Paese e della risposta alla proposta di Kkr di rilevare l’intero capitale della società.

Sullo sfondo, le indiscrezioni su una possibile fusione tra le attività italiane di Vodafone e Iliad. Grande attenzione allo spread tra Btp e Bund tedeschi, uno dei termometri più sensibili per testare le tensioni politiche italiane: ebbene, nel giorno dell’inizio delle votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica, e dopo un’apertura poco mossa, lo spread tra il decennale benchmark italiano e il pari scadenza tedesco ha chiuso a 144 punti base, dai 141 punti di venerdì, in aumento dello 0,26%; il rendimento si è attestato all’1,35%.

Gli analisti di Equita e della banca commerciale britannica NatWest hanno confermato che per i mercati finanziari lo scenario preferibile nella corsa al Quirinale sia quello di un Mattarella-Bis con Mario Draghi confermato alala guida del governo. In alternativa, sostengono gli esperti di Equita, l’ipotesi migliore sarebbe quella di eleggere Draghi alla carica di presidente della Repubblica, mentre sarebbe da evitare la scelta di un terzo nome non condiviso.

Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio dopo un iniziale rialzo dovuto ai timori di interruzioni dell’offerta per le crescenti tensioni tra Russia e Ucraina, hanno inverito la tendenza e si muovono in calo con il Wti in flessione del 3,30% a 82,28 dollari al barile mentre il Brent retrocede del 2,85% a 84,58 dollari al barile.

Per quanto riguarda i cambi, l’euro ha chiuso in calo in zona 1,1310 dollari; il biglietto verde ha guadagnato terreno anche nei confronti dello yen a quota 113,90. Sostanzialmente stabile a circa 128,80 il cambio tra la divisa unica europea e la valuta giapponese. Infine, caduta libera per il Bitcoin che perde oltre il 5% toccando un un minimo a 33.685 dollari, il valore piu’ basso dallo scorso giugno: con questi dati la criptovaluta ha quasi azzerato tutti i guadagni registrati da gennaio 2021, quando si attestava intorno ai 33 mila dollari.

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