Era Venerdì, era il 13 Ottobre, annus domini 1307: scattava durante le prime ore dell’alba, in tutta la Francia, l’operazione che il re aveva concepito quasi un mese prima e che aveva ordito in segreto fino ad allora. Quella di arrestare tutti i Templari presenti sul territorio francese e. soprattutto, sequestrarne gli ingenti beni. L’ordine in tal senso era stato diramato da tempo a tutti i balivi ed i siniscalchi del regno, con l’imposizione di tacerne fino alla data stabilita, appunto venerdì 13 ottobre, che proprio anche da questo episodio divenne simbolo e metafora di “grande sciagura” e sfortuna.

L’operazione, mirabile per efficienza e segretezza, porterà all’arresto simultaneo di 546 cavalieri. Pochi quelli che riuscirono a fuggire: forse una quarantina, in fuga nella notte, fra i quali Gerard de Vilche il maestro di Francia e il nipote di Hugues de Pairaud, che avrebbe poi progettato con un compagno un vano tentativo di vendetta teso ad assassinare il re.

La “preda” più ambita dell’operazione (oltre al tesoro dell’Ordine) era ovviamente il Gran Maestro Jacques de Molay, che pare fosse stato avvisato, ma non volle, e non potè, sottrarsi all’arresto. Conosceva ovviamente le accuse rivolte all’Ordine del Tempio (blasfemia, eresia, sodomia), ed era probabilmente sicuro, in cuor suo, di poter difendere con successo se stesso e l’ìntero ordine templare. Fuggire in quella circostanza avrebbe significato ammettere le colpe addebitate. Appena il giorno prima, il 12 Ottobre, lo stesso Gran Maestro si era trovato al fianco del re, alle esequie di Catherine de Courtenay, moglie di Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello, come se niente fosse. Poche ore dopo sarebbe finito in catene per ordine dello stesso Filippo.

Jaques de Molay ed i suoi confratelli, pur sconvolti dal precipitare degli eventi, erano probabilmente sicuri di poter confutare le accuse, e fidavano su un più diretto e incisivo intervento del Papa Clemente V a loro difesa.

Quello dei Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis (“poveri compagni d’armi di Cristo e del tempio di Salomone”), meglio noti come Cavalieri Templari o semplicemente Templari, fu uno dei primi e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medievali.

La nascita dell’ordine si colloca al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata indetta nel 1096. In quell’epoca le strade della Terrasanta erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, che venivano spesso assaliti e depredati. Per difendere i luoghi santi e i pellegrini, nacquero diversi ordini religiosi. Intorno al 1118-1119 un pugno di cavalieri decise di fondare il nucleo originario dell’ordine templare, dandosi il compito di assicurare l’incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme.

Dopo la caduta definitiva di San Giovanni d’Acri (l’ultimo residuo del Regno cristiano di Gerusalemme9 nel 1291, trecento baroni crociati, francesi e germanici, alla guida di Giovanni di Montfort (Maestro dei Templari) sbarcarono a Cipro e qui vissero come monaci eremiti, onorati e tenuti per santi dalla popolazione locale. L’Ordine, comunque, dopo la definitiva perdita degli Stati Latini in Terra Santa, si avviò al tramonto: la ragione fondamentale per la quale era nato, due secoli prima, era ormai venuta meno. Il suo scioglimento, tuttavia, non fu mosso per via ordinaria dalla Santa Chiesa, ma attraverso una serie di accuse infamanti esposte dal re di Francia Filippo IV il Bello, desideroso di azzerare i propri debiti e impossessarsi del patrimonio templare, riducendo nel contempo il potere della Chiesa.

13 ott facciata

La Magione di proprietà e sede dei Templari di Lucca

Filippo il Bello distrusse il sistema bancario dei Templari, e, benché una bolla papale avesse trasferito tutti gli averi dei Templari agli Ospitalieri, riuscì ad addurre a sé parte del tesoro. Una cosa ingentissima, infatti chi entrava nell’Ordine, lasciava ad esso tutti i suoi beni. Moltissimi erano i testamenti fati a loro favore per le Crociate. A questo si aggiungevano i commerci con l’Oriente, l’usura, il finanziamento di spedizioni, crociate, guerre, viaggi (avevano anche una loro flotta, oltre che un loro esercito, innumerevoli palazzi, castelli e terre!), tutti esenti come le operazioni finanziarie, per bolla papale, da tasse! Si era così formata la prima multinazionale europea, la prima vera banca, il primo capitale finanziario moderno!

I capi furono arsi vivi in un’isoletta davanti a Notre Dame a Parigi. Quasi tutti torturati, ammisero molte colpe, inducendo il Papa a chiudere l’Ordine.

Vasta la diffusione in Toscana, dove rivestiva un particolare ruolo la sede di Frosini, nel senese, in prossimità delle Colline Metallifere, dove si estraevano metalli di particolare interesse e valore commerciale, ferro, rame e allume. Anche da noi si istituirono processi: a Firenze e proprio a Lucca, con un solo inquisito, nonostante in città i Templari avessero gran diffusione, con una loro chiesa ed una loro Magione, proprio nella piazza che porta ancora il loro nome e numerose vestigia nel palazzo che si apre sullo spiazzo. Anche in Toscana si usò la tortura e si resero ampie confessioni anche se a Lucca i Templari per molto tempo ancora furono potenti. Gli Ospitalieri di Altopascio, lentamente ne presero alcune proprietà.

A Lucca, l’inquisito fu Jacopo da Pigazzano, piacentino, già assolto a Ravenna, in un processo dove si tentò di smentire le accuse francesi: giudici furono i vescovi di Pisa, Firenze ed un canonico veronese. Il processo si svolse nel palazzo episcopale il 24 ottobre 1312. Sorprendentemente Jacopo da Pigazzano confermò la fondatezza dei maggiori capi d’accusa: di aver visto sputare sulla Croce e rinnegare Cristo, adorare idoli

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