«Ho patito le pene dell’inferno. Dopo essere stata dimessa dall’ospedale San Luca di Lucca, domenica mattina, con referto privo di esiti, per tutto il giorno e la notte non resistevo dal dolore. Ho telefonato in ospedale per domandare se ciò fosse possibile. Certo che l’ho fatto. E ho penato anche per riuscire a parlare con qualcuno. Alla fine, però, mi hanno detto di tornare l’indomani. Così ho fatto. Ne sono uscita con le braccia entrambe in una doccia gessata perché avevo due fratture che dalle lastre fatte sabato notte non erano state individuate»: questo il racconto raccolto dal Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti da parte di una signora che gli si è rivolta non senza sconcerto per quanto le è capitato.

«E lo sconcerto è anche il mio», rincara Marchetti. «Episodi come questo con errori o sottovalutazioni così macroscopiche – prosegue – sono la spia evidente del livello di stress ormai raggiunto dal sistema. La signora aveva entrambe le braccia fratturate. Non mi si venga a parlare di accesso improprio…»

La riproposizione del racconto da parte di Marchetti è dettagliata: «La signora – inizia – è giunta al pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca su mezzo di soccorso, un’ambulanza, alle ore 1.39 della notte fra sabato e domenica. Lamentava dolori alle braccia, e le sono state praticate indagini diagnostiche mirate tramite raggi X. Lastre, insomma. Il successivo referto esclude la presenza di fratture, e con questa diagnosi la donna viene dimessa dal pronto soccorso alle 9.17 di domenica mattina, senza prescrizioni di copertura analgesica dato che nulla era stato rilevato come fuori posto».

 

 

 

 

La giornata però sembra non passare mai: «La signora ha faticato anche a esprimere – racconta Marchetti – il livello di dolore che la attanagliava. A più riprese lei e i suoi congiunti tentano di contattare il pronto soccorso telefonicamente, attraverso il numero riportato sulla lettera di dimissioni. Nessuno le risponde. Dopo diversi tentativi, decidono di farsi passare il pronto soccorso chiamando prima il centralino. Chi le risponde, però, torna ad assicurare che il referto non presenta i presupposti per altri interventi e di tornare semplicemente al controllo, come indicato, la mattina successiva».

Siamo a lunedì 1 luglio. Naturalmente la donna, lacerata dai dolori, si presenta al San Luca di buon mattino. Ad accompagnarla, il fratello. Avvocato. «Hanno avuto a che dire parecchio – ricostruisce ancora Marchetti – e anche con tanto di ‘lei non sa chi sono io’ e ‘lei non sa come procedo io’, perché ancora una volta ci si basava sul referto già formulato in cui non si ravvisavano anomalie nelle braccia della signora. Ma a quel punto a lei, come a suo fratello, non bastava più. Chiedeva un supplemento diagnostico. Alla fino lo ha ottenuto. La signora è stata sottoposta a tac da cui sono risultate due fratture distinte: una sottile al braccio destro, e una al capitello radiale del braccio sinistro. Morale: doccia gessata a entrambe le braccia e doccia fredda per l’amara esperienza vissuta. Per parte mia, torno a sollecitare assunzioni e rafforzamento degli organici con personale esperto e preparato. Inserire in pronto soccorso giovani neolaureati non so se potrà risolvere criticità di questo tipo».

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