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Le proteste dei librai che riportammo a suo tempo. Prima per il porticato pericolante, poi per le dispute su chi doveva ricostruirlo, infine per i mesi e mesi di inutile attesa. Almeno oggi c’è una presa di posizione: precisa ed intelligente

 

Una giustissima domanda che si pone Laura Maria Chiara Giorgio e che pubblichiamo volentierissimo. Dopo anni di polemiche, segnalazioni, poi il crollo per fortuna notturno e mesi e mesi di incredibile attesa per i ripristino, è davvero giusto chiedersi: perché ricostruire ciò che è crollato se questo è brutto?

L’assurdo palazzo ex – INA di via Beccheria andrebbe demolito tutto, afferma la Giorgi. Ed ha ragioni da vendere!

Questo palazzo è un esempio di scempio urbanistico dell’antico reticolo medioevale lucchese.

Negli anni 30 a Lucca s’iniziò un piano di risanamento che consisteva nell’abbattere il quadrilatero attorno alla chiesa di S. Giusto e nel costruirvi un palazzone con i denari dell’INA. Il progetto ad opera di Raffaello Brizzi, fu bloccato dagli eventi bellici. Ma nel dopoguerra riesplose la colata di cemento, stavolta sotto il patrocinio della DC. Cambiavano i padroni, ma non cambiò lo stile razionalista pre bellico, quello rimase, anche perché il progetto fu affidato al figlio di Brizzi, Emilio.

Fu così sventrata parte della Lucca medioevale per avere un palazzone alienante rispetto all’ambiente cittadino. A suo tempo la sovrintendenza protestò vigorosamente, ma poco poteva fare contro il potere dei podestà e poi dei notabili DC.

Oggi, non capiamo. La sovrintendenza suggerirebbe di ricostruire il solaio crollato.

Quello scempio che si combattè aspramente negli anni 30 e 50, ora diviene qualcosa da difendere, difendere cosa? Un finto colonnato anni 50, un finto transetto di collegamento. Siamo razionali, il solaio è crollato, togliamo anche il finto colonnato anni 50 e diamo luce e visibilità all’abside della chiesa di S. Giusto.

Se poi non vogliamo spendere, se non è chiaro chi alla fine andrà a pagare il conto. Limitiamoci a mettere in sicurezza l’esistente e lasciamo che la luce entri nel falso colonnato, non ricostruendo quelle finte volte di copertura.

Laura Maria Chiara Giorgi

 

 

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