Un soldato tedesco urla al prigioniero: lancialo in aria!

Il prigioniero fa finta di non aver sentito e si affretta a sistemare il bambino sul carro, assieme a tutti gli altri. Allora il soldato si avvicina, gli punta la pistola sotto al mento e ripete: “ti ho detto di lanciarlo in aria, non hai capito? Se non lo fai tu, lo farà il prossimo”.
Così il prigioniero è costretto a lanciare per aria il bambino.
In questo modo i soldati tedeschi passavano il tempo ad Auschwitz: facendo il tiro a segno sui bambini ebrei, mentre i prigionieri pregavano che li uccidessero al primo colpo, per evitare inutili sofferenze.
Questa testimonianza di Alberto Sed – sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz – è un pugno nello stomaco.
Leggetela bene, rileggetela, fatela leggere.
Cercate i filmati di Alberto Sed su YouTube, fate in modo che i vostri figli, nipoti e studenti vedano gli occhi di Alberto mentre racconta questo episodio.
Fateli vedere alle due ragazze che pochi giorni fa, a Livorno, hanno ricoperto di sputi, calci e insulti un bambino di dodici anni, intimandogli di tornare nei forni assieme a tutti quelli della sua razza.
Non è possibile che restino indifferenti. Non è possibile che non comprendano.
L’unica speranza che abbiamo, per il nostro futuro, è mantenere intatta la memoria del passato.
Roma 27.1.2022
Repetita Iuvant
Restiamo Umani.

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