TRADIZIONI: MIGLIAIA DI FEDELI IERI A SERAVEZZA PER LA TRIENNALE DEL “GESÙ MORTO”20190420_gesu-morto_173620190420_gesu-morto_1732

Seravezza_Il momento più intimo ed emozionante è stato in piazza Carducci, quando alle preghiere del clero e dei fedeli si sono uniti i canti del coro: il simulacro dei Santi al centro, una moltitudine di popolo d’intorno e migliaia di fiammelle vive a rischiarare il borgo immerso nell’oscurità. Il momento di più alta partecipazione emotiva per una Festa – la Triennale del Gesù Morto – che ieri sera ha richiamato nel centro storico di Seravezza migliaia di versiliesi. Un’edizione riuscita, un rito antico tornato ad accendere il sentimento religioso della comunità, uno spettacolo unico per gli occhi.

La lunga processione ha preso le mosse in perfetto orario dall’Oratorio della Misericordia per raggiungere il borgo di Riomagno, illuminato con grande cura e dedizione dai residenti. Poi il rientro nel centro di Seravezza, il raccoglimento in piazza Carducci, la lunga teoria lungo le strade e i vicoli dei quartieri (particolarmente suggestivo il rione Torcicoda) e infine il rientro alla Misericordia per le preghiere conclusive e i saluti. Scenario della festa un paese intero calato nell’oscurità e illuminato solo dalle luci delle fiaccole e dei lumini; il Serra e il Vezza punteggiati da migliaia di fiammelle; la via Crucis e le grandi croci del Golgota a dominare la scena dal fianco del monte Costa. Uno spettacolo indimenticabile, soprattutto per chi ha potuto ammirarlo per la prima volta.

«Siamo stanchissimi ma soddisfatti: è andato tutto bene, a parte un po’ le bizze del vento», commenta Piergiorgio Salvatori, governatore della Misericordia, organizzatrice dell’evento d’intesa con il Comune di Seravezza e il Comitato cittadino. « Ho visto tante foto stamani sui social, di gente che ha voluto fissare con un’immagine la magia della città illuminata per la Processione. Bellissimo è esserci stati di persona e aver visto sul momento quelle fiammelle vivere e moltiplicarsi nei loro riflessi sull’acqua, nei vicoli, sui portoni e sulle facciate dei palazzi. Ringrazio tutti i residenti che hanno collaborato con pazienza e disponibilità alla riuscita della Festa, le autorità, le consorelle e le associazioni intervenute, tutti coloro che ci hanno assistitito sul piano tecnico per far sì che l’evento filasse liscio e senza intoppi, come poi è stato».

Imponente l’apparato logistico messo in campo per far fronte all’attesa “invasione” di visitatori. La viabilità è stata disciplinata senza particolari criticità dagli agenti della Polizia Municipale, coadiuvati dal personale di alcune associazioni del volontariato nella gestione soprattutto degli accessi e dei parcheggi. Ruolo di coordinamento affidato ai funzionari e agli uomini della Protezione Civile comunale. Supporto sanitario straordinario autorizzato dall’Asl attraverso un apposito Piano di tutela sanitaria che ha reso disponibili due ambulanze aggiuntive rispetto a quella del presidio di emergenza della Misericordia. Le dinamiche del lungo e composito corteo sono state ben gestite con il supporto dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Bene, infine, il servizio navetta attivato no stop dalle 18:30 alle 00:30 fra il centro del capoluogo e il parcheggio al terminal ferroviario di Querceta, grazie al quale si è limitato di parecchio il carico di veicoli sul centro storico.

Una curiosità riguardo alla processione. Tra i molti simboli sacri esposti alla devozione dei fedeli, è tornata per la prima volta dopo moltissimi anni la settecentesca statua della Pietà di Cerreta San Nicola, piccola statua lignea di cui si erano perse le tracce dopo la Seconda Guerra Mondiale, fortunosamente ritrovata e salvata dalla distruzione alcuni mesi fa.

«A rendere così coinvolgente la ricorrenza del Gesù Morto a Seravezza è un insieme di elementi che toccano nel profondo il sentimento della gente», dice il sindaco Riccardo Tarabella, alla sua prima partecipazione in veste istituzionale. «Una Seravezza d’altri tempi che accoglie e amplifica il messaggio religioso della ricorrenza, coinvolgendo in un sentimento di fratellanza e di amicizia persone di provenienze e fedi diverse. È stato bellissimo, ad esempio, vedere gli ospiti extracomunitari dei centri di accoglienza adoperarsi al fianco dei volontari della Misericordia per la riuscita dell’evento».

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