ALCUNE NOTE SU VICENDE STORICHE CHE HANNO INTERESSATO SERAVEZZA – QUINTA PUNTATA

Giovanni Cambi, nelle “Istorie fiorentine”, scrive che la prima colonna di marmo per la facciata del Duomo di San Lorenzo arrivò da Seravezza a Firenze nell’aprile 1521. Dai monti seravezzini furono inoltre cavate altre sei colonne, di cui quattro si ruppero durante il trasporto al piano.  

Iniziò per la popolazione di Seravezza un periodo di prosperità economica. Emanuele Repetti scrive che “migliorata sotto il governo fiorentino la condizione economica di cotesta contrada, Seravezza acquistò una vita nuova”.

Senza dubbio Cosimo dei Medici, il primo Arciduca di Toscana, ha legato il proprio nome al territorio seravezzino.

Il palazzo situato in prossimità del fiume Vezza venne da lui commissionato nel 1559. Repetti scrive che l’edificio venne destinato “per riposo di quel Sovrano allorché visitava le miniere del Bottino, quelle dei marmi mischi e bardigli sotto Stazzema, nonché dei marmi bianchi del Monte Altissimo, dilettandosi frattanto della pesca delle trote che vivono nelle fresche e limpide acque della Versilia”.

Quando fu deciso l’arricchimento del coro della chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze, a opera iniziata fu volontà di Cosimo I che venisse utilizzato il marmo della nuova cava presso Seravezza.

Scrive Lorenzo Cantini che Cosimo I ”ordinò a Baccio Bandinelli e a Giuliano di Baccio d’Agnolo che fosse ridotto il choro della Chiesa Maggiore di S. Maria del Fiore a più ricca forma… per fare questa grandiosa opera si prevalsero i suddetti artefici del disegno del celebre Filippo Brunellesco… fu cominciato questo lavoro in marmi bianchi, ma nel 1569, essendo stata scoperta a Seravezza una cava di marmi misti, molto belli, volse il Duca che con essi fosse fatta quell’opera, e tolto venisse tutto quello, che già era stato fatto(Vita di Cosimo de’ Medici).

Appena qualche anno prima Giorgio Vasari era stato inviato a Seravezza per esaminare le brecce in prossimità di Stazzema. Vasari scrisse al Provveditore  Generale fiorentino: “tornai jeri da Pietrasanta, ed abbiamo trovato una cava di mischi bellissima e grandissima, che S.E. il Duca vuol far di quella l’opera di San Lorenzo; similmente una cava di marmi bianchi che n’ha avuto S.E. grande allegrezza… “  

L’interesse di Cosimo I per i luoghi versiliesi è dimostrato anche dai fatti accaduti nel 1561, quando il Duca visitò diverse città toscane per conoscerne i bisogni. Alla fine del mese di aprile Cosimo I fece il suo ingresso a Pietrasanta, dove rimase diversi giorni.

Il Ducain quel tempo visitò quel littorale, ove fece alzare nuove torri, per difesa di quella costa, che spesso era danneggiata dai Turchi. Si trasferì a Seravezza, ove dipoi fece fabbricare un palazzo di marmo… Si portò a villaggi denominati Farnocchia, Comezzana e Castello e avendo in quei luoghi ordinate delle escavazioni scoprì delle miniere di ferro, di rame e d’argento… andò alle famose cave de’ marmi misti, e delle brecce, che sono nella dirupata pendice del monte di Stazzema e a quelle di Levigliani, ove trovò una miniera di rame(Vita di Cosimo de’ Medici)

Le prime escavazioni nel Monte Altissimo vennero effettuate nella parte volta verso meridione, che Repetti dice essere chiamata Costa de’ Cani.

Vincenzo Danti, scultore perugino allievo di Michelangelo, non mancò di scrivere al Principe Francesco di avere scoperto marmi bianchi e statuari che “sono sopra il luogo della Polla di facile accesso e scesa, essendoché la salita è un terzo meno che alla Costa de’ Cani”.

La morte di Cosimo I, avvenuta nel 1574, segnò il rapido disinteresse dei Medici per i marmi delle montagne seravezzine.

Merita inoltre menzionare che nel medesimo periodo storico, dopo l’insuccesso di ricerche nel volterrano che avevano portato a risultati economicamente insoddisfacenti, nelle montagne di Seravezza vennero trovate vene di argento.

Leggiamo nella “Vita di Cosimo de’ Medici” : il Duca pensò a ritrovarne delle più abbondanti ne’ monti di Seravezza, che son vicini a Pietrasanta, dalle viscere de’ quali è innegabile, che quel Principe, come ancora il Granduca Francesco suo figlio, cavassero del buono argento”.

Per oltre mezzo secolo il prezioso elemento proveniente dalle montagne seravezzine rifornì la zecca di Firenze e servì in particolare per coniare nel 1630 il testone, detto anche quarto di ducatone: “il dì 28 settembre fu battuto in quella Zecca di Firenze coll’argento delle miniere di Pietrasanta una moneta coll’effigie della Granduchessa Cristina di Lorena vedova di Ferdinando I … (Ignazio Orsini, Storia delle monete de’ Granduchi di Toscana).

La moneta riportava il busto di Cristina di Lorena, al tempo tutrice del nipote Granduca Ferdinando II, e l’acronimo D. M. P. ovvero De Metallis Petrae Sanctae.

Abbiamo già detto che dopo Cosimo I venne meno l’interesse dei Medici per le cave di marmo seravezzine.

Di tali escavazioni non venne però persa la memoria.

Il cartografo ed editore olandese Johannes Janssonius pubblicò nel 1657 l’opera “Theatrum illustriorum Italiae urbium tabulae”, dove trova dignità una stampa raffigurante Seravezza e le sue cave.

Da notare che queste sono denominate Lunensium lapidicinae, poiché fino al 1787 Seravezza ricadeva nella diocesi di Luni,

Nella stampa vengono evidenziate:

le cave di marmo bianco (1 e 2);

la cava di marmo statuario dell’Altissimo (3);

una miniera di argento (4);

le cave di marmo situate verso Stazzema (5);

una miniera (6);

il Palazzo edificato da Cosimo I (7);

la via che conduce verso Pietrasanta (8).

La stampa permette inoltre di rilevare la presenza di mura al limitare del territorio seravezzino. Targioni Tozzetti riferisce infatti che Seravezza “si crede esser stata cinta di mura castellane, e ne restano in piedi solamente due porte, che una conduce a Corvaia, l’altra a Pietrasanta, le quali è fama fossero fatte fare da Monsignor Arcivescovo del Pozzo, arcivescovo di Pisa, per guardarsi da alcuni nemici da quali temeva un insulto” (Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana).

 

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