Storia di Lucca – Nona puntata – Lo scalo marittimo di Motrone

Il privilegio concesso nel 1081 dall’imperatore Enrico IV è il primo diploma dove troviamo nominato l’approdo di merci e navi a Motrone: “statuimus etiam, ut si qui homines introierint in fluvio Serculo vel in Motrone cum navi sive cum navibus causa negotiandi cum Lucensibus, nullus hominum eos vel Lucenses in mari vel in suprascriptis fluminibus eundo vel redeundo vel stando molestare, aut aliquam injuriam eis inferre, vel depredationem facere…”.

Coloro che avessero con imbarcazioni risalito il Serchio e il Motrone, piccolo fiume che discende da Camaiore, per negoziare con i lucchesi non avrebbero subito danni o molestie.

Il controllo del litorale versiliese da parte di Lucca venne ostacolato da fiorentini e pisani. Non a caso Lucca strinse alleanza con Genova, concedendo nel 1166 alla città ligure l’edificazione presso lo scalo di Motrone di due edifici da destinarsi a magazzino per le merci.

In quel luogo era stato anche edificato un castello, che alla fine del 1170cadde in mano dei pisani dopo aspra contesa tra Pisa e Lucca, come ampiamente documentò Bernardo Marangone nelle “Cronache pisane”.

Fu l’esercito dei cavalli circa duemila, il quale esercito si partì di Pisa… e di quivi in su la marina appresso Motrone… e alli 18 di dicembre si accamparono al detto castello, facendo fossati, bertesche e altre trincee”.

Dopo tre giorni di battaglia, i Pisani andorono a combattere il castello di Motrone con mangani, e castelli di legname, e gatti. Assediatolo con i detti edifici, dettono la battaglia al castello per quattro giorni continui. Era questo castello edificato in sul lato del mare vallato con fossati, e quasi quadro, e sino ogni canto aveva una fortissima torre, ed in mezzo ancora aveva una forte torre, la quale era alta sessanta braccia, nella quale vi si erano ridotti ottanta combattenti. Il 29 dicembre i Pisani espugnarono infine il fortilizio rocca e “lo spianorono al pari del terreno, che non pareva vi fussi stato castello”.

Poco dopo Pisa, che aveva compreso l’importanza strategica dello scalo, provvide a ricostruire la fortezza per lasciarvi ”grosso presidio provvisto d’ogni uopo(Paolo Tronci, Annali pisani).  

Da parte sua Lucca, dopo avere edificato un presidio fortificato presso Viareggio, acquistò da Truffa Mezzolombardo le terre che dal colle di Montramito degradavano verso il mare, a fine di tagliare il collegamento terrestre tra il porto di Motrone e Pisa: “Lucense Commune invenitur emisse a Truffa Mezolombardi boscum et totam terram super qua est aedificata turris quae est in faucibus Sercli, et a faucibus maris usque Milliarinum et a mari usque ad Montravantum” (Tolomeo da Lucca, Annali).

Alla fine del 1174 gli ambasciatori lucchesi, genovesi, pisani e fiorentini si recarono a Pavia per stipulare una pace al cospetto di Federico I, concordando che “i Genovesi avessino la metà della Sardigna pacificamente, e l’altra metà toccassi pacificamente a’ Pisani,  che i Genovesi e Lucchesi facessino disfare quella torre, ovvero castello, che loro avevono fatto fare in capo della Via Regia nelle paludi di Pisa”.

Motrone restò sotto il dominio di Pisa fino al 1254 quando i fiorentini, cercando di porre fine alle liti tra lucchesi e pisani, sentenziarono che il castello tornasse sotto il controllo di Lucca.

La situazione durò pochi anni in quanto Motrone tornò ad essere dominio pisano. Le città toscane ghibelline si erano coalizzate contro Lucca, che aveva dato riparo ai guelfi cacciati da Firenze.

Scrisse Giovanni Sercambi: essendo chacciati li guelfi di Firenza, ricoveronno a Luccha. Allora Fiorenza, Siena, Arezzo, Volterra, Pisa, Pistoia… fenno compagnia e hoste sopra a Luccha”.

Negoziare la pace comportò per i lucchesi la perdita dello scalo di Motrone, insieme alla Lunigiana e a Pietrasanta: “l’anno di MCCLXV Luccha fecie pacie con Siena e diede Motrone al populo di Firenza, e a Guido Novello, e costoro lo diedeno a Pisa. E simile Luccha perdeo Lunigiana e Pietrasanta”.

Il dominio di Motrone era legato alle sorti della lotta tra guelfi e ghibellini. Dopo la sconfitta subita da Manfredi a Benevento, Carlo I d’Angiò provvide a restituire manu militari il presidio di Motrone agli alleati lucchesi. Le truppe guelfe, supportate da cavalli e pedoni lucchesi, espugnarono la fortezza e vennero fatti duecentocinquanta prigionieri pisani.

Nel 1313 i pisani, dediti alla causa ghibellina, tornarono alla carica forti dell’appoggio dell’imperatore Enrico VII. Una parte delle truppe imperiali, guidate da Arrigo di Namur, erano arrivate per la via terrestre, dopo avere preso Pietrasanta, mentre il resto della milizia arrivò dal mare.

L’esercito lucchese, che venne sostenuto dalla cavalleria catalana inviata da Roberto re di Napoli, inflisse una dura sconfitta ai ghibellini.

(continua…)

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