Swift e armi, la doppia offensiva della Ue alla Russia

Olaf Scholz e Charles Michel (Ap)
Olaf Scholz e Charles Michel (Ap)

Una fra le ambizioni della Commissione von der Leyen è sempre stata quella di trasformare la Ue in una potenza «geopolitica»: un attore di peso nello scacchiere internazionale, capace di dettare una linea autonoma rispetto alle ingerenze incrociate di Stati Uniti, Russia e Cina.

La guerra scatenata da Mosca all’Ucraina sembrava destinata a sgonfiarne le aspettative, fra spaccature e titubanze dei 27 su quali sanzioni infliggere al Cremlino. Lo scenario si è ribaltato in pochi giorni, in una delle accelerazioni più brusche della storia comunitaria.

Dopo aver già predisposto due pacchetti di sanzioni, contro personalità legate al Cremlino e lo stesso Putin, i leader Ue si sono compattati prima sulla ritorsione più temuta da Mosca (l’espulsione delle sue banche dal sistema interbancario Swift), poi su una decisione altrettanto clamorosa: il finanziamento per l’acquisto e la consegna di armi alla Ucraina, infrangendo un tabù storico per l’Unione.

L’arma dello Swift…
La prima offensiva, quella dell’esclusione dello Swift, ha preso corpo in una manciata di giorni, sbloccando le ritrosie interne ai 27. Il fronte del no includeva Cipro, Italia e Germania, preoccupati dall’effetto boomerang sulle proprie economie (Isabella Bufacchi spiega qui come funziona il circuito Swif e perché è tanto essenziale). Il muro si è iniziato a crepare sabato, quando sia Cipro che l’Italia hanno aperto all’attivazione della «arma nucleare» contro Mosca.

Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno anche la Germania di Olaf Scholz ha fatto trasparire il suo placet a «mirate e funzionali» restrizioni sullo Swift alla Russia, una formula tanto prudente nel linguaggio quanto sostanziale negli effetti: Berlino accetta di colpire al cuore l’economia russa, dopo aver già acconsentito allo stop di un maxi-progetto come Nord Stream 2. La decisione finale di Bruxelles prevede l’estromissione di importanti istituti finanziari russi dal sistema, accanto allo stop alla transazioni della Banca centrale russa.

…e le attrezzature al «Paese sotto attacco»

La seconda svolta è persino più dirompente: Bruxelles finanzierà l’acquisto e le consegna di armi a un «paese sotto attacco», l’Ucraina. Non era mai successo nella storia dell’Unione. «Mentre la guerra in Ucraina infuria e gli ucraini combattono coraggiosamente per il loro Paese – ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen – l’Unione europea rafforza ancora una volta il suo sostegno all’Ucraina e le sanzioni contro l’aggressore, la Russia di Putin». Come spiega Beda Romano, i 27 ricorreranno allo European Peace Facility, uno strumento fuori bilancio dal valore di 5,6 miliardi di euro, pensato per sostenere operazioni di «mantenimento della pace» o sostenere un Paese terzo sotto attacco esterno.

Kiev rientra nel secondo caso e riceverà una prima tranche da 450 milioni in acquisto e invio di armi, seguita da altri 50 milioni di euro in materiale. La scelta della Ue amplia e potenzia quella già intrapresa da singoli paesi comunitari, decisi a sostenere con i propri budget la difesa di Kiev dall’escalation russa. Fra i cambi di rotta più drastici quello della Germania, con l’invio di missili e armi anti-carro e l’annuncio di aumento della spesa militare oltre al 2% del Pil.

Il peso effettivo e storico delle sanzioni

La domanda è quanto (e se) le sanzioni Ue possano inibire l’avanzata di Mosca, paralizzando un’economia già microscopica rispetto alla sua influenza politica e militare. Isabella Bufacchi spiega nella sua Analisi che la sola disconnessione da Swift potrebbe costare un calo del Pil del 5%, spingendo Mosca al ribasso anche nelle valutazioni delle agenzie di rating.

Di sicuro, le misure volute da Bruxelles non saranno né indolori, né irrilevanti nella storia stessa della Ue. Forse non basteranno a fare della Ue una potenza «geopolitica». Ma dimostrano che Bruxelles può parlare con una voce univoca, senza dividersi nei momenti cruciali, anche quando una decisione si ripercuoterà sui pesi massimi dell’Unione. Come spiega nella sua Analisi Attilio Geroni, la crisi ucraina ha impresso alla costruzione comunitaria «un’accelerazione spaventosa, in tutti i sensi, una tensione quasi insostenibile di speranza e paura». In questo momento, entrambe sono vitali.

 

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