Stop pesticidi! Possiamo farci valere in Europa

La Commissione europea ci invita a dire la nostra sull’uso (e abuso) dei pesticidi. Entro il 12 aprile sono aperte le consultazioni pubbliche sull’utilizzo dei pesticidi per dare a tutti i cittadini l’opportunità di condividere le proprie esperienze.

C’è tempo fino alla mezzanotte del 12 aprile 2021. Rimangono insomma una decina di giorni per raccogliere l’invito della Commissione europea e rispondere, via web, alla consultazione pubblica sull’uso sostenibile dei pesticidi. In questo articolo vi spieghiamo in che cosa consiste e perché è importante partecipare.

Le cose da sapere sui pesticidi

La parola “pesticida” è un termine generico, una sorta di contenitore nel quale rientrano molte sostanze diverse, accomunate tutte dal fatto di venire somministrate a piante e colture per scongiurare danni ai raccolti agricoli: possono essere – a titolo d’esempio – fitoregolatori, erbicidi, anticrittogamici, insetticidi, a seconda che combattano piante infestanti, insetti o funghi. Sono prodotti chimici che, per scongiurare gli effetti dei parassiti, finiscono per causare seri danni all’ecosistema: hanno infatti gravi conseguenze su suolo, ambiente e anche sull’uomo.

Il pericolo più diretto riguarda il terreno, a rischio impoverimento e perdita di fertilità. Ma l’utilizzo di pesticidi può causare la contaminazione delle falde acquifere, ad esempio. E poi ci sono gli effetti sull’ambiente: il declino delle api e degli insetti impollinatori è dovuto anche (e soprattutto) a questi prodotti nocivi. E l’uomo? Ne risente in due modi: subendo l’esposizione alle tossine e dovendo far fronte al rischio che molte colture scompaiano, proprio a causa della moria degli impollinatori.

Il problema, spiega Francesco Sottile, membro del Comitato esecutivo di Slow Food, «non è solo antropocentrico. In altre parole, pensare che l’utilizzo di pesticidi abbia conseguenze esclusivamente sulla salute dell’uomo è miope».

Spesso, infatti, i pesticidi in commercio assicurano il cosiddetto “residuo zero”: significa che, adottando determinate precauzioni nella somministrazione, gli alimenti trattati con fitofarmaci chimici non rappresentano un rischio quando arrivano sulla tavola del consumatore. I danni all’ambiente, però, rimangono. E se l’uomo abita un ecosistema danneggiato, prima o poi ne pagherà le conseguenze, come ha dimostrato la pandemia di Covid-19, originatasi da un virus arrivato all’uomo – con ogni probabilità – attraverso un salto di specie dovuto all’invasione antropica di spazi naturali.

Perché è importante prendere parte alla consultazione della Commissione europea

La soluzione suggerita da Slow Food – e se ci state leggendo probabilmente già lo sapete – è «promuovere l’agroecologia, cioè l’approccio agricolo che trova nella natura stessa le soluzioni ai propri problemi» prosegue Sottile. L’agricoltura, infatti, è l’attività antropica che occupa la maggior parte del territorio a livello globale, anche a discapito della vegetazione spontanea.

L’ecologo Rafael da Silveira Bueno, brasiliano con un dottorato di ricerca in Scienze agrarie, forestali ed ambientali all’università di Palermo, non usa mezzi termini: «Il problema principale non è l’agricoltura in sé, ma il modo in cui viene fatta».

Quella industriale, per massimizzare i profitti, spesso ricorre a metodi intensivi e a prodotti chimici di sintesi come i pesticidi, e rinuncia al tempo stesso a pratiche agricole come la rotazione colturale, la tecnica che da oltre mille anni consente di migliorare la fertilità del terreno semplicemente variando le specie agrarie coltivate.

La consultazione pubblica sui pesticidi

Veniamo quindi alla consultazione sull’uso sostenibile dei pesticidi, a cui si accede da questo link. L’obiettivo è raccogliere il punto di vista dei cittadini sulla legislazione attuale (il riferimento in materia è la direttiva 2009/128/CE).

La Commissione europea, in altre parole, sta chiedendo ai cittadini quali siano i punti di forza e quali quelli di debolezza della legislazione attuale, interrogandoli su quanto sentano al sicuro la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.

A proposito della sopracitata direttiva del 2009: essa stabilisce gli obiettivi generali in materia di pesticidi, ma spetta agli Stati membri il compito di applicarli attraverso i cosiddetti Piani d’azione nazionali della durata quinquennale.

La situazione in Italia

L’Italia, oggi, ne è priva: quello messo a punto nel 2014, infatti, è scaduto da quasi due anni. Quanto fatto, inoltre, è risultato insufficiente: lo scorso anno, la Commissione europea ha pubblicato una relazione sull’attuazione della direttiva, riscontrando “carenze significative nell’attuazione, nell’applicazione e nel rispetto di vari aspetti della direttiva”.

Alla luce di quanto riscontrato, e in linea con l’obiettivo di ridurre l’uso dei pesticidi chimici espresso nelle Strategie Farm to Fork e Biodiversità del 2020, la Commissione sta lavorando alla revisione del testo sull’uso sostenibile dei pesticidi. Al netto di una perplessità terminologica – che senso ha parlare di uso sostenibile, riferendosi ai pesticidi? – partecipare alla consultazione è importante perché consente di far arrivare la propria voce fino ai palazzi di Bruxelles.

Tra le domande alle quali rispondere (sono una cinquantina in totale, tutte a scelta multipla, a cui si aggiunge la possibilità di allegare riflessioni e documenti scritti) c’è quella forse più importante di tutte: “È necessario ridurre l’uso di pesticidi chimici nell’Ue?”. Per noi, la risposta, è ovviamente sì.

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