MARMO. SPETTA ALLA POLITICA INDICARE UNA NUOVA PROSPETTIVA

Le recenti dichiarazioni in merito alle cave di marmo del Sen. Massimo Mallegni e dell’On. Erica Mazzetti, entrambi di Forza Italia, segnalano la loro profonda inadeguatezza ad affrontare il tema.

Quella che hanno espresso è una posizione di propaganda spicciola pensata  per raccogliere generici consensi, ma buona solo a costituire contrapposizioni.

Ciò che affermano non contribuisce in alcun modo a dare una mano né ai lavoratori del settore, tantomeno alle stesse aziende e neppure alle popolazioni che abitano sulle nostre montagne.

Soprattutto segnala una conoscenza superficiale della situazione del comparto marmifero.

L’On. Mazzenti dimentica che nel suo collegio elettorale è prevista l’apertura di ben 7 nuove cave e che le montagne vengono frantumate non solo per estrarne marmi per lo più lavorati in India, Cina e Europa dell’Est, ma per farne dentifrici e vernici.

Il Sen. Mallegni, da parte sua, non ricorda che gli addetti dei laboratori di Pietrasanta, Seravezza e Stazzema si sono ridotti negli ultimi decenni quasi alla metà e quelli delle cave a meno di un terzo.

Ad entrambi ricordo che se le autorità competenti, Polizia Forestale, Arpat e Carabinieri, emanano provvedimenti restrittivi a carico dei gestori delle cave, lo fanno perché questi ultimi hanno infranto sia prescrizioni aventi valore legale che Leggi dello Stato: del quale i due parlamentari dovrebbero essere rappresentanti istituzionali.

Se poi cittadini, organizzati nei movimenti ambientalisti segnalano inquinamenti e mancato rispetto dei piani estrattivi non lo fanno per una fantomatica visione ideologica della situazione ma per dovere civico.Semplicemente sono molto più informati dei due parlamentari e puntano il dito su  quanto è sotto gli occhi di tutti; e che le autorità competenti accertano e sanzionano per semplice dovere d’ufficio.

E loro, le autorità alle quali spetta il controllo del rispetto delle regole del gioco, non possono far finta di non aver saputo o visto ciò che accade nelle cave.

I due parlamentari di Forza Italia con il loro affermazioni negando la realtà delle cose, giustificano comportamenti indicati quali illeciti da altri rappresentanti dello Stato.  

Oltre che strumentale la qualcosa è perfettamente inutile.

Il punto è che segnala lassoluta assenza in Forza Italia diuna visione politica capace di delineare un futuro per un settore produttivo importante ma dal forte impatto distruttivo.

La prospettiva non è e non potrà in nessun caso essere quella da loro invocata; in quanto  lasciare mano libera acoloro che, deliberatamente, non rispettano norme che tutelano l’interesse collettivo e, come nel caso dell’HenrauxSpa, sfruttano aree sulle quali non è confermato il loro diritto di proprietà è semplicemente una visione tanto complice quanto barbara.

Una visione che danneggia sia il tessuto economico interessato che le popolazioni residenti nell’area.

Le montagne apuane custodiscono un tesoro che non è solo il marmo ma rappresentano anche un delicato ecosistema, sottoposto a protezione ambientale che oltretutto fornisce acqua a tutto l’area apuana, lucchese e versiliese.  

Non si tratta di una questione estetica ma di tutela dei beni comuni e dell’assetto idrogeologico della porzione di terra che abitiamo. E distruggere versanti montani e boschi per cavarne materiale non sempre pregiato e polveri non è una cosa sensata.

Neppure se ad affermarlo sono parlamentari della Repubblica.

Il quadro attuale del settore lapideo indica inoltre, numeri alla mano, che la riduzione dell’occupazione sia nei laboratori che nelle cave si è verificata a fronte di un incremento dell’estrazione di marmi, in gran parte poi venduto in blocchi grezzi all’estero.

Ad entrambi – ma anche al movimento sindacale e alle forze progressiste – segnalo che spetta alla politica seria indicare una nuova prospettiva al settore e a fornire una visione programmatica sociale e del territorio che unisca l’utilizzo della risorsa marmo con il rispetto dell’ambiente e delle regole e, soprattutto, gli interessi occupazionali dei lavoratori e la ricaduta economica sul territorio.

Non è una questione estetica ma di tutela dei beni comuni e dell’assetto idrogeologico della porzione di terra che abitiamo.

Chi ha seriamente a cuore il tessuto sociale dei territori interessati anzi che auspicare mano libera alla distruzione del territorio in nome del profitto  si impegni piuttosto a chiedere ed ottenere che ad una escavazione controllatanelle quantità, monitorata e contingentata, corrisponda la lavorazione in loco del materiale estratto e la sua estrazione con tecnologie non inquinanti.

Una classe politica seria deve misurarsi con questo imperativo.

Ma allo stesso tempo dovrebbe preoccuparsi della necessità di sostenere con finanziamenti adeguati e con sgravi fiscali le popolazioni che risiedono nelle aree montane impegnate per  l’affermazione di una economia compatibile con l’ambiente e la sua valorizzazione.

Ecco: questo significa tutela lavoro. Cosa diversa della difesa del profitto di pochi.

 

asinistra.toscana2020@rosariobrillante.it

rosariobrillante56@gmail.com

3357183140

Share