Siete mai entrati in una bottega di paese ?

Lo spazio è piccolo, poco illuminato, severo. L’unica persona dietro al bancone di solito ha più anni di voi, vi guarda con stupore e nasconde sotto il naso tutta la gioia per il vostro arrivo. È perfettamente in armonia con l’ambiente come il suono del suo saluto, confidenziale e sincero.
Vintage gli arredi, disallineati i prodotti sugli scaffali, manca un po’ di tutto. Eppure quello che c’è è manna dal cielo se ti serve: zucchero, farina, pane, latte e via dicendo. Il negozio più vicino, infatti, alla fine è lontano e tu, o sei un incompreso e un po’ incosciente abitante dell’Italia marginale o in quel posto ci sei capitato sicuramente per caso.

Stanno chiudendo per l’ultima volta le saracinesche delle piccole botteghe di paese, in silenzio, senza clamore, nell’indifferenza di molti.

Come impedirlo? Intanto considerandole per quello che sono: servizi ai cittadini. E poi semplicemente tutelandole con aiuti concreti, come si fa con il panda o con le tartarughe giganti, liberandole dal peso delle tasse e della burocrazia.

MARIO PUPPA

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