Siamo a metà gennaio, il mese più freddo, più duro dell’inverno. Perciò, ancora legna ce ne vuole!

“Znèr nivèr”, il proverbio, nella sua concisione ci ricorda che è mese in cui sovente nevica, anche se oggi molto meno di un tempo, e la neve dai contadini era sempre auspicata ,perché” “Se e’ bòfa ad znèr, u s’rimpès e’ granèr!
Se gennaio invece si presenta bello e asciutto, allora il proverbio ci avvisa che “Guardati da un buon gennaio, che ti farà piangere febbraio”, e anche” Porbia ad znèr , in primavera mèl” ( polvere di gennaio, in primavera andrà male).
I santi del calendario tracciano il percorso del gelo di gennaio con vari detti e proverbi : “Per San Bas-cèn, e’ trema la couda enca me chèn”( per San Sebastiano, trema la coda anche al cane)e una volta i contadini si consolavano e auspicavano la fine del freddo dicendo: “ Il barbato, il frecciato, il mitrato, il freddo se ne è andato” .Il barbato è sant’Antonio, il 17; il frecciato san Sebastiano il 20, e il mitrato San Biagio, ricordato il 3 febbraio, che, nelle speranze di tutti, doveva portare verso un tempo più clemente, Ma questo proverbio veniva contraddetto da quello della conversione di San Paolo, il 25 gennaio , perché:”Par San Pèval, e’ giaz l’è a cà de gèval”.( per San Paolo, il ghiaccio è a casa del diavolo.)

Il giorno di San Paolo una volta era considerato giorno di presagio per pronosticare il tempo, non solo in senso meteorologico, ma anche più in generale. San Paolo “dei segni”, così era ricordato, nel sapere popolare, aveva molti seguaci, e si diceva che: “Se spira il vento o c’è nebbia nella notte della conversione di San Paolo è segno di cattive nuove e di malattie, anche per le bestie della stalla, mentre se il tempo è buono è segno di abbondanza e prosperità”.
I contadini ,perciò,avevano molta fiducia in San Paolo “dei segni”, come del resto ci ricorda il proverbio: “No badè a calèndar e calandròn, ma guardè che e’ dè ad San Peval e’ sia bòn”.

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