Stazzema_ Nell 2007 cattedratici (28) e storici (112) del Sssco diramarono un comunicato per evidenziare l’inopportunità del disegno di legge proposto dall’allora ministro della Giustizia Mastella per punire con la reclusione il negazionismo. Dal comunicato Sssco del 22 gennaio 2007 estraggo questo significativo passo:

« La strada della verità storica di Stato non ci sembra utile per contrastare fenomeni, molto spesso collegati a dichiarazioni negazioniste (e certamente pericolosi e gravi), di incitazione alla violenza, all’odio razziale, all’apologia di reati ripugnanti e offensivi per l’umanità; per i quali esistono già, nel nostro ordinamento, articoli di legge sufficienti a perseguire i comportamenti criminali che si dovessero manifestare su questo terreno».

In Italia non mancano le certo leggi ma manca la determinazione per farle rispettare. Adesso si accende il forno per una ennesima legge sanzionatoria mentre per abbattere questa deriva morale, sotto i simboli del fascismo, nazismo e comunismo, si deve sapere che chi sbandiera questi simboli sbandiera anche le vittime innocenti che li hanno gonfiati di orrore e continuano a gonfiarli tuttora. Questa legge di iniziativa popolare in un certo senso sconfessa l’ordinamento che già c’è e soprattutto la Costituzione, che impedisce la rinascita del partito fascista. Seppure andasse a buon fine, chi la farà rispettare se già oggi passano impuniti comportamenti di nefasto stampo ideologico, fascista, nazista e comunista? Non sarebbe meglio puntare sul comportamento da antifascisti coerenti nelle nostre azioni quotidiane per essere di esempio e strappare i giovani dalle sirene della deriva dei totalitarismi, a cui il nostro indegno comportamento “democratico” li sta invece indirizzando? Si pensa davvero che con le punizioni si può sciogliere il riannodo di questa corda della storia infame che pareva essere stata spezzata definitivamente se poi non c’è l’esempio degli educatori delle coscienze libere e democratiche?
L’appropriarsi per legge della storia produce una vero e proprio tombamento del deflusso della conoscenza malata e mistificatrice. Una scelta che può farci trovare improvvisamente a far fronte a un trabocco incontrollabile di un incanalamento ideologico che non è stato attenzionato con quella cura educativa e correttiva che la visibilità di certe manifestazioni oggi consente. Insomma, mancherebbe l’attento monitorare un fenomeno di degrado ideologico che può essere controllato con gli strumenti correttivi e sanzionatori che già ci sono se affiancati a formatori credibili delle coscienze e della verità storica. Possiamo gridare quanto vogliamo lo schifo di certe vergognose ostentazioni ideologiche, ma se le nostre manifestazioni civili e morali non sono all’altezza per contrassegnare davanti al giudizio degli altri la malvagia ideologica che denunciamo e che vogliamo estirpare possiamo invocare tutte le leggi più repressive possibili ma alla fine un toglieremo il ragno dal buco ma rischieremo la proliferazione. I cattedratici e gli storici che nel gennaio 2007 sottoscrissero il comunicato con cui si volle dissuadere la proposta di legge in merito alla repressione del negazionismo tra i primi punti del documento esposero questo concetto:

« Come storici e come cittadini siamo sinceramente preoccupati che si cerchi di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante (il negazionismo e il suo possibile diffondersi soprattutto tra i giovani) attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna. Proprio negli ultimi tempi, il negazionismo è stato troppo spesso al centro dell’attenzione dei media, moltiplicandone inevitabilmente e in modo controproducente l’eco».

La lodevole iniziativa per contrastare il proliferare delle manifestazioni e degli armamentari di stampo fascista, nazista e razzista non ha trovato tuttavia quella più consona e auspicabile ponderazione che nascendo dalla terra del Parco nazionale della pace poteva affermarsi non ricorrendo allo strumento di una eventuale ennesima legge repressiva (che potrebbe aggrovigliarsi con l’attuale ordinamento in vigore) ma prediligendo il fermo confronto di contrapposizione attraverso la cultura, l’etica, la trasparenza, l’onestà intellettuale e la politica nella concezione più ampia e democratica, vera azione di antitesi alla deriva morale e ideologica. Non per nulla i cattedratici e gli storici del Sssco, come ultimo punto del loro documento vollero così affermare:

« È la società civile, attraverso una costante battaglia culturale, etica e politica, che può creare gli unici anticorpi capaci di estirpare o almeno ridimensionare ed emarginare le posizioni negazioniste. Che lo Stato aiuti la società civile, senza sostituirsi ad essa con una legge che rischia di essere inutile o, peggio, controproducente ».

Dalla terra del Parco nazionale della Pace sicuramente era questo l’indirizzo più confacente, il messaggio con cui rispondere fermamente a una degenerazione ideologica a cui è stato lasciato troppo campo libero, sia dalle leggi vigenti sia da comportamenti che non sono stati certamente educativi, che non hanno stimolato né l’esempio né l’attrazione ai valori imprescindibili per difendere la democrazia e la formazione delle coscienze come antidoto al buio della ragione.

Mi domando perché l’iniziativa popolare per una legge antifascista repressiva si sia sentita come strumento necessario a rispondere a una deriva ideologica quando le istituzioni nate dall’antifascismo dovrebbero già rappresentare l’antidoto a quel mai più e le loro apicali rappresentanze ne sono le vigili sentinelle. Siamo davvero arrivati al punto che le istituzioni hanno bisogno di una legge di iniziativa popolare per (ri) affermare il No al fascismo e a ogni altro regime antidemocratico e non siano più sufficienti le leggi approvate per regolare quanto la Costituzione italiana vieta in maniera inappellabile? Nel duemilaventuno ci siamo accorti che c’è un buco, una zona grigia nell’ordinamento sanzionante della giustizia italiana che va coperta con una legge antifascista o c’è invece un buco apertosi in questi decenni nella società civile italiana che non può essere colmato da una nuova legge repressiva ma dall’ esemplarità democratica che rifugga la conta enunciativa ma si rifaccia al comportamento rispettoso dei valori democratici e della giustizia sociale? Solo attraverso questi valori si estirpa il loglio dal grano e si salva il raccolto.

Giuseppe Vezzoni
blogger di Libera Cronaca, addì 8.2.2021

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