Sfida delle mamme su Facebook, polizia e politica unanimi: “State attenti. Il 50% delle foto finisce in

mano ai pedofili”

FACEBOOK

“Una volta che hai condiviso una foto di tuo figlio su Facebook, hai perso il controllo sul suo destino”. Forse la frase di Toby Dagg, investigatore che lavora per la commissione Australia’s new Children’s eSafety può apparire un po’ esagerata, ma non è così fuori luogo se si pensa che da una recente indagine fatta dalla commissione si scopre che circa la metà del materiale rinvenuto nei siti pedopornografici proviene dai social di genitori che volevano semplicemente condividere le immagini dei figli.Anche la polizia postale italiana conferma il dato del 50% di foto rubate e spesso purtroppo finite nel circuito dark della pedofilia in rete. Per questo gli agenti in queste ultime ore sono intervenuti nel tentativo di avvertire decine di madri che stanno partecipando alla “Sfida delle mamme” dei rischi che corrono: libere poi di accettarli o meno.

Da qualche giorno infatti, classica catena si Sant’Antonio, su Facebook fra le madri gira la “Sfida delle mamme” (sfida di cosa poi? ndr): ovvero un invito a partecipare composto da queste parole

“Sono stata nominata dalla mia amica xxxx a mettere 3 foto che mi mostrano felice di essere mamma. Nomino a mio turno 10 mamme che trovo fantastiche per la sfida delle mamme e anche loro devono mettere 3 foto. Copia e incolla il testo e nomina anche tu 10 super mamme!”. Una catena definita pericolosa dalla polizia e anche dalla politica.

facebook-257829_960_720-678x381

Le forze dell’ordine citano la lettera di un avvocato con passaggi quali “se i vostri figli sono la cosa più cara al mondo, non divulgate le loro foto in Internet. O quanto meno, abbiate un minimo di rispetto per il loro diritto di scegliere, quando saranno maggiorenni, quale parte della propria vita privata condividere. Se questo non vi basta, considerate che oltre la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise da voi”. E riportano dati: nel corso del 2015 sono stati operati 67 arresti e 485 denunce per adescamento di minori online, produzione, diffusione e commercializzazione online di materiale pedopornografico.

Disincentivi a cui fa eco la politica nelle parole di Vanna Iori, deputata del Pd e responsabile nazionale del partito per l’infanzia e l’adolescenza. “Rivolgo un appello alle tante mamme che in questi giorni stanno partecipando alla cosiddetta ‘sfida’ su Facebook, che prevede la condivisione di foto con i propri figli: interrompete queste catene perché, come ha messo in evidenza anche la Polizia postale, il rischio che questo materiale finisca nel circuito della pedopornografia in Rete è molto elevato”.

“Capisco e apprezzo quell’orgoglio di sentirsi madre che è alla base di questa iniziativa, ma circa la metà delle fotografie di minori che vengono pubblicate sui social network finiscono in mani sbagliate: non possiamo permetterci di correre questo pericolo”, aggiunge Iori. “La Rete ha straordinarie potenzialità e opportunità, ma è anche luogo di pericoli dove occorre cautela: auspico che questa ‘sfida’ possa costituire un’occasione proprio per confrontarsi, anche su Facebook, sui temi veri della maternità che oggi invece arrivano alla ribalta delle cronache solo quando le situazioni drammatiche si sono già verificate”, prosegue la deputata del Pd. “Facciamo della Rete un luogo sano e responsabile: diamo il nostro contributo sbarrando la strada concretamente a chi vorrebbe utilizzare un valore affettivo primario, come quello per i figli, per fini inqualificabili

 ·

 

Da alcuni giorni circola questo messaggio tra le mamme, diffuso con il sistema delle Catene di Sant’Antonio:”Sfida delle mamme. Sono stata nominata da xxxxx perpostare 3 foto che mi rendano felice di essere mamma. Scelgo alcune donne che ritengo siano grandi madri. Se sei una madre che ho scelto copia questo testo inserisci le tue foto e scegli le grandi madri.
Mamme.Tornate in voi.Se i vostri figli sono la cosa più cara al mondo, non divulgate le loro foto in Internet.O quantomeno, abbiate un minimo di rispetto per il loro diritto di scegliere, quando saranno maggiorenni, quale parte della propria vita privata condividere.
Se questo non vi basta, considerate che oltre la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise da voi.
Fonte: Avv. Aldo Benato.

Il contrasto alla pedopornografia online è esteso a tutte le piattaforme della Rete ove è presente materiale pedopornografico, concentrandosi in particolare su quelle maggiormente a rischio per le vittime, quali i social network, ove emergono nuove ed insospettate modalità di adescamento di minori, nonché nelle reti “darknet”, aree profonde e nascoste del web ove l’utilizzo di tecnologie sofisticate rende inefficaci i tradizionali mezzi di accertamento delle identità online.

A tale proposito, nel corso del 2015 sono stati operati 67 arresti e 485 denunce per adescamento di minori online, produzione, diffusione e commercializzazione online di materiale pedopornografico.

Per il crescente fenomeno dell’adescamento online di minori, si segnala che nel corso del medesimo anno sono state 221 le denunce ricevute dagli uffici della Specialità. Dalle complesse operazioni di prevenzione è scaturita una assidua attività di monitoraggio della rete che ha visto coinvolti ben 17.283 siti internet, di cui 1.819 inseriti in black list.
Fonte: Polizia Postale e delle Comunicazioni

fonte ,L’Huffington Pos

 

 

Share