Servizio civile in pronto soccorso, il racconto di un anno nel pieno della pandemia

Centouno ragazze e ragazzi hanno passato dodici mesi in ospedale: aiutando gli operatori ed offrendo un sorriso e una guida a pazienti e familiari

Servizio civile in pronto soccorso, il racconto di un anno nel pieno della pandemia

Un anno al pronto soccorso, negli ospedali e più tardi, in alcuni casi, anche negli hub allestiti per le vaccinazioni contro il Covid-19. Il progetto sperimentale di servizio civile ‘sanitario’, nato per l’accoglienza di pazienti e familiari che arrivano al pronto soccorso in modo da farli sentire meno soli nella sala d’aspetto (e inserito nel programma Giovanisì), compie un anno: centouno giovani concluderanno il loro impegno di dodici mesi nei prossimi giorni e a Palazzo Strozzi Sacrati in piazza del Duomo a Firenze, sede della presidenza della giunta regionale, stamani si sono raccontati e con gli operatori del sistema sanitario hanno contributo ad un primo bilancio.

La maglietta bianca con il Pegaso della libertà riconquistata e dietro la scritta “Accoglienza Pronto Soccorso”. Una cinquantina di giovani in sala, molti altri collegati in streaming, otto che si sono alternati sul palco fisico o virtuale: Giulia, Samuele, ancora un’altra Giulia, Carolina, Majseda, Elena, Alessia e Cecilia.

“Un’autentica carica dei 101 – commenta, con similitudine letteraria e cinematografica, il presidente della Regione Eugenio Giani  – centouno giovani entusiasti, davvero in gamba, bravi e da ringraziare”. Con il presidente ci sono il suo consigliere alle politiche giovanili Bernard Dika, l’assessora alle politiche giovanili Serena Spinelli e l’assessore alla salute Simone Bezzini.

Giani confessa che personalmente avrebbe preferito che, dopo il venir meno del servizio di leva, il servizio civile diventasse obbligatorio. Così non è stato, è volontario; ma il valore del servizio civile rimane e forse, per la sua volontarietà, è ancora maggiore. “Un’esperienza che sicuramente ha arricchito e temprato questi ragazzi – commenta – di grande aiuto in questo caso per il servizio sanitario in un anno non semplice, un secolo dopo l’epidemia Spagnola che in due anni, dal 1918 al 2020, causò 700 mila morti, più dei caduti italiani in tutta la Prima guerra mondiale”.

Un anno complicato, per l’appunto. Quando i ragazzi hanno preso servizio era novembre, nel pieno della seconda ondata della pandemia con la Toscana a breve in zona rossa. Il progetto, che coinvolgeva in prima battuta trentotto pronto soccorsi, piccoli e grandi, delle tre Asl toscane, ha dovuto necessariamente riadattarsi e lo ha fatto con successo: con grande flessibilità anche da parte dei giovani che hanno dovuto far fronte alle emergenze del momento e che hanno scelto di andare avanti, con qualche inevitabile timore (non a caso il motto è “insieme è più facile”), la consapevolezza dell’aiuto che avrebbero potuto fornire, il valore del gruppo per gestire le situazioni complicate e la voglia di mettersi in gioco, utilizzati a supporto delle segreterie di programmazione chirurgica quando, dopo la fase più acuta della pandemia, si doveva recuperare il tempo perduto, nei servizi di supporto e di ascolto, nei percorsi di assistenza per i pazienti con bisogni speciali, al telefono o di persona, all’accoglienza in settori come la radioterapia.

L’esperienza è stata positiva – per la formazione e la crescita dei giovani (qualcuno ha deciso che quel mondo dovrà essere il suo futuro) – e per l’aiuto fornito al sistema sanitario. Così l’auspicio di tutti è quello di riproporre bando e progetto, finanziato nell’anno del battesimo con risorse del Fondo sociale europeo, anche nel futuro. Occorrerà però attendere la nuova programmazione 2021-2027.

Il progetto si somma a quello del servizio civile regionale ordinario (che coinvolge mediamente oltre 3000 giovani ogni anno dal 2006) e ad altri progetti speciali di servizio civile come quello di supporto alle botteghe delle salute o nelle procure dei tribunali della Repubblica come personale amministrativo di aiuto nei progetti promossi dalla Regione sui controlli sulla sicurezza sul lavoro nell’Asl centro, contro le frodi alimentari nella Sud Ovest e sulla sicurezza nelle cave nella Nord Ovest. Come per il servizio civile nazionale i giovani ricevono per la loro attività un contributo mensile di 433,80 euro, con almeno trenta ore di impegno a settimana.

Ogni anno un milione e mezzo di cittadini toscani si rivolge al pronto soccorso, circa quattromila al giorno. Lo fanno per situazioni di patologia acuta o perché non hanno trovato risposte altrove; ed ognuno si porta dietro il proprio carico di ansia, amplificato nei soggetti più fragili ed anziani. Il momento dell’accoglienza e il prendersi cura di chi attende può apparire a volte ‘un di più’, ma non è così. Entrare in un presidio ospedaliero porta inevitabilmente spaesamento in chi non sta bene e in chi lo accompagna. Avere qualcuno che con un sorriso ed empatia ti indirizza è importante. E se è vero che la sanità è fatta di professionalità, risorse, qualità dell’organizzazione, innovazione e ricerca, c’è sempre necessità di una componente umana e passione che rappresenta una valore aggiunto. Anche quella dei giovani del servizio civile.

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