Sul Piano operativo nessun interesse personale: pesanti e vacue le illazioni di Colucci.
Mai detto di approvarlo così ma di migliorarlo con le osservazioni senza stoppare l’iter

Cosa non si fa per un titolo di stampa e un minimo di visibilità. Se non fosse che le parole usate sono alquanto offensive, bugiarde, fuori luogo e trattano di argomenti che chi scrive sembra non conoscere, l’uscita odierna del signor Colucci farebbe quasi tenerezza. Verrebbe anche da chiedersi da dove nascano certe parole che rovistano in tanta bassezza.

Ancora illazioni sul Piano operativo costruite sulla manipolazione di affermazioni mai fatte. Dobbiamo forse credere che il riformista per Italia Viva Colucci abbia qualche problema di lettura e comprensione? O forse utilizza come metro di giudizio stilemi di un modo di far politica personalistico e poco chiaro? Tirata in ballo a sproposito per la seconda volta in pochi giorni, quasi come se la responsabilità delle politiche urbanistiche fosse ancora di mia diretta competenza, rinnovo l’invito a moderare toni e insinuazioni.

Occorrerebbe un po’ di onestà intellettuale, ma è dote rara. Quindi ribadisco: il Piano operativo ha ricevuto circa mille osservazioni, non poi così numerose specie se rapportate a quelle pervenute in altri Comuni ben meno estesi del capoluogo. Tra queste, alcune sicuramente potranno migliorarlo e renderlo più vicino alla visione di città della nuova amministrazione; visione che su alcuni aspetti infrastrutturali non è poi tanto dissimile da quella del Piano, se fanno fede le idee elettorali scritte, poi divenute linee di mandato. Si pensi all’asse suburbano, all’alleggerimento del traffico e dell’accesso alla città, anche attraverso parcheggi scambiatori, alle soluzioni per la sosta in Borgo Giannotti: tutti aspetti che il Piano operativo affronta supportato dai più aggiornati studi. Ma anche ai principi di riuso e sostenibilità, di rispetto ambientale, di valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico.

Nei giorni scorsi ho invitato a non buttare via il bambino con l’acqua sporca perché un lavoro molto serio è stato condotto in questi anni, riconosciuto anche a livello regionale e indicato come modello da seguire in contesti universitari e di workshop sull’urbanistica. Ho, insomma, invitato la nuova amministrazione a valutare con oggettività lo strumento e a migliorarlo con le osservazioni ricevute, senza stopparne un iter arrivato a buon punto solo perché a condurre lì lo strumento è stata un’amministrazione diversa. Tanto più se si considera che i margini di intervento sono subordinati al rispetto della legge di governo del territorio regionale, la 65/2014, e del Pit con valenza di Piano paesaggistico. Semplice buon senso che un riformista dovrebbe aver ben caro!

Mai ho detto né scritto che il Piano sia perfetto, anche perché un Piano perfetto non può esistere, e che vada approvato così com’è, nemmeno in campagna elettorale. Ripetere questa bugia è forse un modo per distogliere l’attenzione dall’inopportuna posizione politica del consigliere delegato dal sindaco Pardini? O per gettare, ancora, fango e discredito sul mio nome? Capisco che possa sembrare incredibile che a coordinare un piano regolatore ci sia stata per anni una persona che ha fatto politica e urbanistica e che non ha portato ai tavoli di discussione questioni personali o di parte, ma ha sempre cercato di considerare il bene generale. Una politica nuova, evidentemente avulsa dalla visione che alcuni hanno e continuano, imperterriti, ad avere.
Sembra proprio una cosa che non si riesce a capire!

Gli interessi sul Piano operativo e sulla capacità che avrà di consentire o meno alcune trasformazioni ce l’avranno altri e non certo io o la precedente amministrazione.

Serena Mammini

Consigliera Comune di Lucca
Partito Democratico

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