SERENA MAMMINI – L’informazione locale patrimonio comune

 

Anche in giorni nuovi e particolari come quelli che stiamo vivendo, sulle soglie di una primavera vista solo alla finestra, ci può essere un dialogo, un confronto, possiamo tentare di fare città, per quanto virtuale, anche senza piazza. Abbiamo la possibilità di accedere a quel fuori che tanto ci manca grazie all’informazione locale e alle infrastrutture tecnologiche. Un’apertura, tempestiva e plurale su quanto accade nel nostro territorio che in tempo reale ci fa sapere, conoscere, ascoltare, conversare.
Se questo accade è perché giornalisti e collaboratori di redazioni ormai spezzettate in tante case fanno rete per confrontarsi, verificare fonti e notizie, ordinarle, scriverle, condividerle anche sui social. È così che l’informazione locale diventa patrimonio comune, inizia a circolare tra le chat, a rimbalzare tra le bacheche social, a essere argomento di cui parlare.
E parlare, in tempi in cui la paura non ha volto e rischia di divenire angoscia, è un atto potente.

Essere al corrente di quello che succede è percepito come un diritto – e lo è. Ma occorre essere consapevoli che a sostenere questo diritto c’è un lavoro che senza le entrate delle pubblicità si troverà in difficoltà molto presto. Un articolo gratuito per il lettore ha comunque dei costi per gli editori. La questione rischia di diventare preoccupante e ci riguarda tutti.
Perché tra i bisogni fondamentali di una società evoluta c’è anche l’informazione che necessita di formazione, approfondimento, cura, attenzione, perché si sa “le parole sono importanti”. Mi chiedo poi come, alcune testate, possano continuare a vivere, o sopravvivere, in libertà, retribuendo correttamente il personale, solo con le entrate pubblicitarie.
Perché gli stipendi, spesso miseri, non piovono dal cielo. Un lavoro, soprattutto quello dei quotidiani online che leggiamo senza pagare nulla, al quale sarebbe difficile rinunciare non solo nel corso di un’emergenza che mette in luce aspetti del nostro vivere che troppe volte diamo come scontati, acquisiti, dalla sanità pubblica fino all’informazione.

E quindi? A breve occorrerà iniziare a pensare anche a questo, l’occasione per un rinnovamento strutturale del nostro essere società, doloroso, ma da attraversare con responsabilità perché
è il momento della cura. Adesso occorrerà porsi le domande giuste per affrontare la realtà con un certo grado di consapevolezza facendo attenzione a cosa dare attenzione.
Possiamo comprendere che la politica, in momenti come questi, riguardi tutti: senza un “noi” o un “loro”. Come forza complessa, ampia, formata e informata può e deve agire unita se vuol “tentare di”. E questa politica – che voglio intendere come “arte nobile e difficile” della polis – deve, dovrà occuparsi anche di difendere e sostenere l’informazione e la comunicazione. E lo farà anche per se stessa. (to be continued).

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