A breve si alzerà il sipario sulla Piazza del Carnevale dei Piccoli, a Seravezza, la Piazza Carducci. Per la precisione, le domeniche del 9, 16 e 23 febbraio prossimi!

Tra gli organizzatori e i partecipanti c’è moltissimo fermento, le nottate passate a terminare il nuovo carro, i preparativi per le mascherate, gli addobbi lungo il tragitto, i volontari che sono sempre troppo pochi mentre tante sono le idee che attendono solo di essere realizzate, i bambini impazienti e pieni di entusiasmo per questa grande festa.

Giova ricordare che Il Carnevale di Seravezza ha avuto origine nel lontano 1933, mentre poi,  quello ufficiale, iniziò l’anno successivo e si è protratto fino ai giorni nostri, anche se non sono mancate alcune pause. Ma ecco come ha avuto inizio questa tradizione.

Tra i due principali Caffè di Seravezza, il Caffè Italia e il Caffè Versilia, piu’ noto come La Barcaccia,  o meglio, tra i rispettivi assidui frequentatori, nacque una certa rivalità che finì addirittura sul campo da calcio. La squadra vincente, a mo’ di sfottò, costruì un sommergibile di cartapesta che trascinava una barca (in riferimento a La Barcaccia), con ben tre fori nella stiva che simboleggiavano i goal subiti durante la finale del torneo e, con tanto di fanfara, fece sfilare il rudimentale carro allegorico per le vie del centro.

Da quell’anno in poi, si consolidò la tradizione del Carnevale dei Piccoli, e con esso presero vita anche i Comitati o Rioni che lo animavano, i quali si dedicavano all’ideazione e alla costruzione dei carri, inizialmente trascinati dai buoi. I primi quattro furono Seravezza, Corvaia, Riomagno e La Cappella ai quali, in seguito, si aggiunsero Ripa e Ruosina.

Nessuno mai tra gli organizzatori che, nel corso degli anni, si sono susseguiti alla guida della Pro Loco, ha perso la speranza, un giorno, di veder rinascere il Carnevale dei Piccoli, peraltro sempre molto apprezzato a giudicare dalle presenze, come una manifestazione in grado di includere, vale a dire, di riallacciare e compattare, attraverso la sana competizione, un tessuto troppo spesso disgregato, disomogeneo tra la piana e la montagna, dove le persone siano piu’ inclini a pensare in maniera inclusiva piuttosto che esclusiva, dove ci si possa sentire parte di un prezioso territorio e non di una frazione di esso, e questo per non perdere, lungo il cammino, tutte quelle tradizioni che hanno contribuito a fare della Versilia Storica, un meraviglioso luogo in cui abitare, che tutti quanti ci invidiano.

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