SENECIONE – Senecio Vulgaris,  Caratteristiche: Pianta erbacea annuale con delle radici sottili

 

 

 

 

 

Famiglia: Compositae

Caratteristiche: Pianta erbacea annuale con delle radici sottili e fusto semplice n poco ramificato alto fino a 40 cm; tutta la pianta è di consistenza carnosa con superficie ora glabra, ora pelosa.

Le foglie inferiori sono allungato-spatolate, hanno cioè la massima larghezza verso l’apice; le foglie superiori sono più grandi e hanno il margine variamente inciso: da appena dentato fino a foglie pennatifide con lobi anch’essi dentati; il picciolo manca e la base è dilatata e amplessicaule.
I fiori sono riuniti in capolini che a loro volta formano un’infiorescenza corimbosa; prima della fioritura i capolini hanno il peduncolo curvo e sono quindi penduli, hanno un involucro cilindrico composto da due serie di brattee, le più esterne sono corte e triangolari, le altre sono allungato-lineari; all’interno dell’involucro sono inseriti i fiori che hanno la corolla gialla, tubulare e terminata da cinque denti.
Il frutto è un piccolo achenio cilindrico con la superficie ricoperta da una pelosità minutissima; al polo superiore è inserito il pappo composto da numerose setole di colore bianco.

Habitat: Ovunque: nei campi, negli incolti, lungo le strade.0-1800 m. Febbraio dicembre

Proprietà farmaceutiche Specie officinale tossica.
Pianta antiscorbutica, antielmintica, diaforetica, emmenagoga, omeopatica, purgante, diuretica che da tempo era impiegata nella medicina popolare quale lassativo ed emetico, e per promuovere mestruazioni difficili e dolorose

Il nome latino della calderina (Senecio) fa riferimento al pappo setoloso e bianco dei frutti, che fa somigliare l’infiorescenza della pianta alla testa canuta di un anziano. La si incontra fiorita tutto l’anno, visto che ha un ciclo breve (2-3 mesi) e che quindi compaiono tre generazioni della pianta in uno stesso anno. Ogni fioritura può portare alla formazione di fino a 25 000 semi, e la pianta è evitata da molti animali per la sua velenosità. La fecondità e la scarsa appetibilità per gli animali sono responsabili del fatto che la calderina sia una delle più comuni infestanti.

La pianta è poco attraente dal punto di vista estetico ed ha una certa velenosità, legata alla presenza di alcaloidi, che si manifesta in una patologia specifica del fegato (sindrome epatica veno-occlusiva da senecio). La calderina è stato usato in medicina per varie indicazioni (contro lo scorbuto, come diuretico e come purgante), ed è stata addirittura identificata fra le piante medicinali utilizzate già nel Neolitico, al tempo dell’uomo di Neanderthal. Si tratta, tuttavia, di usi obsoleti e potenzialmente pericolosi per via del sostanziale rischio di accumulo di alcaloidi che comporta l’utilizzo della pianta. Pecore e capre sono fra i pochi animali che si possono cibare impunemente della calderina, dato che possiedono batteri intestinali che detossificano gli alcaloidi tipici della pianta.

Non possedendo questi batteri, non ci resta che starne alla larga. Gli alcaloidi del senecio sono secreti dalle bovine nel latte, e possono provocare avvelenamenti indiretti anche nell’uomo. Il problema della velenosità del latte di bovine che avevano ingerito piante tossiche era drammatico nell’America del 1800, e la vittima più illustre fu la mamma del Presidente Lincoln. Con scarso senso materno, gli animali gravidi eliminano infatti molte tossine vegetali nel latte, applicando il principio di “mors tua, vita mea” e avvelenando chi consuma il latte contaminato. Gli alcaloidi del senecio possono anche passare nel miele, cui conferiscono tuttavia un sapore sgradevole che ne rende poco appetibile il consumo

MARCO PARDINI

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