Sempre meno piogge nel prossimo futuro

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Dopo i tremendi periodi di aridità che hanno caratterizzato le estati del 2016 e del 2017, è impossibile non domandarsi cosa ci aspetta negli anni a venire. Anche i climatologi si stanno interrogando riguardo agli effetti che il riscaldamento globale arrecherà nell’area mediterranea. Il CNR ha stimato che le temperature medie annuali in Italia sono cresciute negli ultimi due secoli di 1,7°C (pari a oltre 0,8°C per secolo); lo “scalino” più rilevante di questo aumento è avvenuto tuttavia durante gli ultimi 50 anni, per i quali l’aumento è stato di circa 1,4°C (circa 2,8°C per secolo). I dati raccolti dai climatologi prospettano un aumento della temperatura globale di 0,1-0,4°C per decennio. Gli inverni diverranno gradualmente più brevi, mentre tenderanno ad allungarsi le estati e a farsi più frequenti i picchi di calore estremo.

Anche i regimi idrometrici tenderanno a evolvere in modo talvolta catastrofico; secondo le elaborazioni dei modelli matematici, a subire i contraccolpi più devastanti sarà il sud Italia, in particolar modo la Puglia, la Sardegna e la Sicilia, dove la popolazione avrà a che fare con mesi di aridità pronunciata e scomparsa di falde acquifere. Nell’Italia meridionale e nelle isole, il problema dell’inaridimento dei suoli potrebbe ulteriormente incrementare a causa di due fattori: la diminuzione delle precipitazioni piovose al di sotto dei 600 millimetri annui e l’allungamento dei periodi di siccità. Venendo a coincidere i mesi più caldi dell’anno con la stagione secca, infatti, il rischio di desertificazione permanente del terreno non potrà che aumentare.

Per questi motivi occorrerà imparare a non sprecare acqua potabile, non solo in ambito agricolo e industriale, ma anche nella quotidianità di casa (ad esempio limitando quella che si adopera quando si fa una doccia). Allo stesso modo, diverrà essenziale contrastare tutti i comportamenti che conducono alla contaminazione delle falde acquifere e al depauperamento delle riserve acquifere terrestri.

Al centro e al nord Italia non dovrebbero verificarsi situazioni altrettanto gravi; tuttavia, eventi come quello del Po e del lago di Bracciano –dove il livello dell’acqua si è abbassato in maniera a dir poco preoccupante- potrebbero ripetersi con una frequenza assai maggiore di quella che i climatologi sospettavano fino a soli dieci anni fa. Con ogni probabilità, quindi, anche la Toscana nei prossimi anni vedrà l’esigenza di realizzare degli invasi “di emergenza” da cui attingere acqua durante i mesi caldi dell’anno. Un altro rischio che andrà ad aggiungersi a quelli finora visti sarà l’aumento di frequenza di precipitazioni molto intense e di breve durata. Esse metteranno a rischio intere aree collinari o montane, innescando al contempo frane ed esondazioni.

La nostra penisola si presenterà, insomma, come una terra divisa a metà; da una parte le regioni settentrionali, che verranno interessate maggiormente dai nubifragi e smottamenti, dall’altra quelle meridionali, che subiranno invece gli effetti della siccità.

di Claudio Vastano

 

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