Save the Children: «In Italia un 15enne su due non capisce quello che legge»

 

La denuncia del Presidente di Save the Children Italia Claudio Tesauro: «Con questi dati è a rischio la tenuta democratica del Paese»

di Daniele Vanni

Siamo d’accordo. Anzi daccordissimo!!

E lo scriviamo nei due modi, come ci insegnavano al Liceo Classico.

 

(La forma corretta è d’accordo, con la preposizione semplice  soggetta ad elisione prima del sostantivo accordo. La forma daccordo, risultato di una univerbazione, è oggi da considerarsi errata).

Un Liceo duro (allora c’era una gara e noi eravamo il secondo d’Italia dopo il “Parini” di Milano) che non esiste più in un mondo scolastico, dove non solo non ci sono più bocciature, che si possono anche eliminare: basta istituire un premio per chi sa di più! O dobbiamo essere tutti uguali, come sulla carta erano nei paesi comunisti che prima in Italia abbiamo adorato, osannato, che hanno finanziato quello che oggi è diventata la nuova DC cioè il PD che nasce dalle …ceneri di Gramsci. (Una poesia di un poeta ammazzato senza sapere i mandanti ad Ostia!! E che io ho amato moltissimo!)?

Un ragazzo su due sa leggere e scrivere ma purtroppo non capisce quello che legge. A ricordare ancora una volta questa tragedia nazionale di cui ci ricordiamo solo a sprazzi è stato oggi Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children Italia aprendo i lavori di «Impossibile» la quattro giorni di riflessioni e proposte sull’ Infanzia e l’Adolescenza. «La dispersione scolastica implicita, cioè l’incapacità di un ragazzo/a di 15 anni di comprendere il significato di un testo scritto, è al 51% – ha ricordato Tesauro -. Un dramma non solo per il sistema di istruzione e per lo sviluppo economico, ma per la tenuta democratica di un paese. I più colpiti sono gli studenti delle famiglie più povere, quelle che vivono al sud e quelle con background migratorio».

 

E noi mandiamo armi all’Ucraina, per difendere i “Valori”!! Quali valori se i nostri figli, almeno la metà non sa più leggere e scrivere??!

Il Presidente Mattarella ha ribadito oggi all’Università di Padova, per i suoi 800 anni di vita, una delle più antiche ed importanti dell’Europa, quella vera di una volta, assieme a quella di Bologna, che bisogna difendere la legalità internazionale (forse si è dimenticato di quando D’Alema ha permesso di bombardare la ex Yugoslavia o di quando siamo andati con Gocciolone in Iraq e/o perché non a difendere i curdi, gli yemeniti, i palestinesi, a difendere i nostri interessi in Libia…) ha detto categoricamente qual è la strada per “combattere” la guerra : “La cultura è l’antidoto alla violenza!”

Bravo Presidente: qui siamo davvero (su molti siti e sui social network purtroppo, troppo spesso, si vedono persone che inseriscono l’apostrofo nell’avverbio “davvero”, anche se, a dire il vero, l’apostrofo proprio non ci va. Ma ormai, visto che le agenzie giornalistiche sono piene di “orrori” di ortografia, grammatica, non parliamo del lessico…chi se frega!?) …d’accordo!!

 

Ma come si concilia la cultura con la nostra Costituzione che ripudia la guerra, difensiva od offensiva, chi lo stabilisce? Le guerre si fanno sempre in due, mai da soli. E se il vincitore dice che lui ha porta la libertà, è pur vero che ha usato e avuto più armi del presunto dittatore. Altrimenti con cosa lo sconfiggeva? Si vis pacem, para bellum? Ma questo era il motto dei Romani i più grandi “civilizzatori” della Storia, ma anche i più grandi imperialisti di sempre!

Il confine nel Dopoguerra non era a Berlino? E chi l’ha spostato fino alle pianure del Don dove si fece macello di 100.000 “gavette di ghiaccio” della Julia, della Tridentina, andati là (come Napoleone, ed ora Macron, suo discendente democratico, non potendo mandare l’Armèe, manda solo le armi) non per portare civiltà e valori.

 

Ma lasciamo stare: noi siamo pacifisti a prescindere e preferiamo prendere uno schiaffo che darlo!

Ma come si concilia il fatto che noi abbiamo valori “da esportare” e che metà dei nostri figli 15enni, sono praticamente analfabeti!?

Quando nel 1871 si fece un primo censimento sull’analfabetismo (temuto da massoni e ministri come Zanardelli che paventavano l’influsso del clero) che nel 1871 era al Nord del 54,2% e al Sud di ben l’81%.

 

Il dato di analfabetismo da dispersione, di ritorno, funzionale …italiano, chiamatelo come volete (a me sembra semplicemente drammatico in quella che negli anni sotto Craxi, quello di Sigonella, la cui figlia Stefania è stata eletta ieri a capo della Commissione Esteri in palese contrasto con il Ministro degli Esteri Di Maio e con il capo di quello che rimane pur sempre il Partito di maggioranza relativa, quello di Conte, era la settima o l’ottava potenza industriale mondiale) è simile quello del Nord del 1871: allora 54,2, oggi 51%. Ma attenzione: allora si parlava di popolazione in toto. Qui si sono esaminati studenti!! E al Sud? La situazione è molto peggiore, si legge, ma non abbiamo trovato dati percentuali. Speriamo che siano i più lontani possibile da quelli postunitari! Ma certo sono peggiori del drammatico di quel 51%. In pratica, in Italia, un 15enne su 5 non raggiunge il livello base, mentre negli altri Paesi Ocse è uno su 7. In una graduatoria che vede in testa l’Estonia, davanti a Finlandia, Canada, Polonia e Australia. A metà classifica gli Usa, il Portogallo e la Lettonia.

Lo confermano i dati Piaac-Ocse del 2019, segnalati da True Numbers. Secondo la classifica, in Italia circa il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale. Uno dei dati peggiori d’Europa, secondi solo alla Turchia.

 

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