“Con la chiusura di una rsa si rischia un ridimensionamento del servizio? Chiediamo questo perché registriamo un tentativo neanche tanto velato da parte dei livelli gestionali dell’azienda che va a nostro avviso verso la dispersione della specifica professionalità acquisita con anni di lavoro da parte del personale dell’hospice da una parte e quello della Rsa dall’altra. Vale la pena di ricordare che lavorare all’hospice significa avere a che fare con il fine vita, con pazienti terminali di tutte le età dai giovani agli anziani, quindi è necessario un approccio del personale di un certo tipo e con certe caratteristiche. Dall’altra lavorare nella rsa significa confrontarsi quotidianamente con i bisogni psico fisici degli anziani e quindi anche qui un approccio che si basa su specifici processi assistenziali. Tutto questo bagaglio culturale degli operatori non va disperso: è una ricchezza. Non vogliamo come invece sta avvenendo sentir parlare di ex hospice o di ex rsa. Con il tentativo grezzo di annullare i rispettivi trascorsi. Per la Uil Fpl nella nuova struttura appena consolidata deve essere garantita questa specificità ognuno per il suo settore. Questo servizio è un valore aggiunto per tutta la valle.  Sappiamo che da parte della direzione aziendale non c’è la volontà di chiudere niente né di parlare di ex strutture. Il problema è ai livelli intermedi di gestione che a nostro avviso non sono in linea con questi presupposti e forse neanche in linea con le direttive aziendali”

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