S. ANTONIO: LA GARFAGNINA SULL’ARCA DI NOE’,

LE RAZZE “SALVATE” DALL’ESTINZIONE PROTAGONISTE  IN PIAZZA SAN PIETRO

Anche la Garfagnina (bovino), la garfagnina bianca (ovino) e la capra della Garfagnana sull’Arca di Noè di Coldiretti e dell’Associazione italiana Allevatori (AIA) in occasione della ricorrenza di Sant’Antonio Abate che si è celebrata giovedì 17 gennaio in Piazza San Pietro a Roma. Le tre razze originarie della Garfagnana sono state infatti considerate per molto tempo a rischio estinzione. Oggi la situazione nettamente migliorata. Sull’Arca saranno in buona compagnia in rappresentanza della biodiversità toscana: c’erano la Calvana, la Maremmana, la Pontremolese, il Mucco Pisano e la Romagnola tra i bovini mentre tra gli ovini l’Appenninica, Pecora dell’Amiata, Zerasca, Massese e Pomarancina, la Capra della Garfagnana, il cavallo Maremmano, il Cavallo Appenninico e di Monterufoli, l’Asino dell’Amiata e la Cinta senese.

“Stiamo parlando di razze che per decenni hanno rischiato l’estinzione – spiega Andrea Elmi, Presidente Coldiretti Lucca – e che solo grazie al lavoro paziente degli allevatori e a politiche di incentivi all’allevamento sono state salvate.

Questa celebrazione, soprattutto in un momento difficile come questo di fragilità del comparto zootecnico, è una rappresentazione devozionale nei confronti del Santo Patrono, che significa anche la conferma della nostra testimonianza a favore dell’ambiente e del territorio. In effetti gli animali custoditi negli allevamenti italiani – continua – rappresentano un tesoro unico al mondo che va tutelato e protetto anche perché a rischio non c’è solo la biodiversità delle preziose razze italiane, ma anche il presidio di un territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali”.

Stiamo parlando di un patrimonio composto da veri e propri tesori della natura come la Garfagnina. Diretta discendente della Podolica primitiva, nei primi anni del ’900 è stata sostituita gradualmente con tori e torelli di altre razze (Bruna Alpina, Frisona e Reggiana) ritenuti più adatti a migliorare le produzioni lattifere. Allevata principalmente allo stato semibrado, è dotata di una buona attitudine al pascolo che le consente nel periodo estivo di essere condotta in alpeggio dove rimane fino agli inizi di ottobre.

La produzione di carne è apprezzabile soprattutto nei vitelli macellati precocemente, per il colore chiaro e l’eccellente sapore. Lento e faticoso è il recupero della “Bianca”, uno dei sei ovini toscani a rischio. Oggi la popolazione conta circa mille esemplari. Insieme al colore a caratterizzare questa razza sono le corna che sono presenti sia nei maschi che nelle femmine.
La realizzazione del marchio dell’agnello di razza Garfagnina bianca, in collaborazione con l’Associazione Allevatori, offre l’opportunità ai consumatori di riconoscere la provenienza garantita delle carmi legando la produzione al territorio di allevamento e rilanciando l’interesse nei confronti di questa particolare razza. Tra i caprini merita un posto sull’Arca la Capra della Garfagnana o conosciuta anche come capretta della Controneria diffusa principalmente nella media Valle del Serchio. Sono 1.500 i capi sopravvissuti.

“L’allevamento toscano – spiega ancora Elmi – è un importante comparto economico che vale circa 500 milioni di euro e rappresenta il 17 per cento dell’intera agricoltura regionale, con un impatto rilevante anche dal punto di vista occupazionale per oltre 4000 imprese agricole con allevamenti sia bovini che ovini”.

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