Moni Achille, nato a Gallicano il 27.10.1888, arruolato nel 1916, soldato del 5° reggimento bersaglieri, morì in prigionia il 13.04.1918. Destino comune a migliaia di giovani di una intera generazione che, chiamati alle armi, partirono da tutte le zone di Italia per una guerra che per la sua atrocità non aveva avuto precedenti : la Grande Guerra. Achille, come molti giovani del nostro territorio, bracciante, non più neppure molto giovane, all’età di 28 anni, partì per quella guerra, lasciando tre figli di cui il più piccolo aveva appena 4 mesi. Fu considerato disperso per molti anni ;  la moglie e i figli sono vissuti nella speranza di rivederlo. Il figlio Guelfo, il più grande , chiedeva ad ogni soldato che ritornava a casa a  Gallicano se avesse visto suo padre. Una storia comune a molti giovani nati in quegli anni e ormai dimenticati. Singolare è quello che è avvenuto in queste settimane: mentre a Gallicano la sezione locale dell’Istituto Storico Lucchese ha organizzato una mostra fotografica documentaria per ricordare quei giovani , a Brinzio, in provincia di Varese, Emilio Vanini, promotore del Museo della cultura rurale prealpina di quel comune, stimolato dalla attenzione per il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia e dalle tante iniziative nate per l’occasione, ricorda di avere tra i suoi oggetti una gavetta su cui è inciso un nome. Una sera alle 21,30 si mette alla ricerca di quel nome negli elenchi dei caduti: Moni Achille.  Alle  due  quel nome ha una identità, è veramente vissuto , nato in un comune toscano : Gallicano. “ Ho dormito poco quella notte , il mio pensiero era sempre lì, aspettavo la mattina per chiamare il Comune di Gallicano e controllare che il nominativo fosse esatto e che la sua eventuale famiglia abitasse ancora lì in paese”. La gavetta, anzi il gavettino, viene in possesso di Emilio Vanini circa trenta  anni fa, trovato in un mercatino di Varese. “ In uno scatolone pieno di oggetti vecchi di vario genere ho notato un gavettino con inciso un nome  “ Moni Achille “ ed un’altra gavetta con due incisioni diverse senza nome, ma molto significative: “ mamma tornerò “ e “ negli anni più belli i giorni più tristi “ . Queste scritte hanno attirato la mia attenzione tanto da prenderli e portarli a casa. Dal 1995 al 2007 la mia taverna,  realizzata nella vecchia stalla , è diventata un museo per i ragazzi delle scuole della Lombardia; numerosi ragazzi nell’ambito di percorsi educativi realizzati con la provincia di Varese, sono passati di lì per conoscere come si viveva, come si mangiava, camminava e lavorava ascoltando quello che raccontavo loro sulla vita di un tempo passato. Non mancava l’angolo della  I Guerra Mondiale con alcuni reperti e le due gavette “. E così quella gavetta tra una settimana verrà consegnata alla famiglia : alla moglie di un figlio, ai nipoti e ai pronipoti di quel soldato, che per strani giochi del destino sembra abbia fatto in modo di farla arrivare a casa. Tanta emozione ha suscitato questa notizia per cui la Sezione di Gallicano dell’Istituto Storico  Lucchese ha organizzato per domenica 28 giugno la consegna ufficiale alla famiglia da parte di Vanini, alla presenza delle autorità civili e militari, dei rappresentanti degli Enti Locali e con la partecipazione della Fanfara dei bersaglieri, dei Gruppi degli alpini e l’intervento del prof. Umberto Sereni, docente di Storia Contemporanea all’Università di Udine.

La Gavetta del soldato

 

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