RISARCIMENTO VITTIME DEL NAZIFASCISMO, UN TEMA CHE SI È RIATTUALIZZATO

 

Il 21 giugno scorso la giudice Alessandra Arceri del Tribunale di Bologna ha condannato la Repubblica federale tedesca a risarcire le vittime degli eccidi perpetrati a Monte Sole dalle “Waffen SS” (29 settembre/ 5 ottobre 1944). La sentenza è stata emessa a seguito di un procedimento promosso in sede civile da 33 familiari ed eredi di alcune vittime delle circa 800 perpetrate con la strage nazifascista di Marzabotto. La notizia ha avuto un’eco nazionale sugli organi di stampa ed è rimbalzata anche in Versilia con l’articolo pubblicato il 25 giugno da La Nazione di Viareggio. Nel pezzo sono riportate anche le dichiarazioni del sindaco di Stazzema per quanto concerne l’eventualità che i famigliari delle vittime di Sant’ Anna possano chiedere un risarcimento. Va subito precisato che non sarà la Repubblica Federale tedesca a pagare poiché nel 2012 ha ottenuto una sentenza favorevole dalla Corte dell’Aja.

 

 

 

Il Tribunale internazionale dell’ Aja, che è il massimo organismo di giustizia delle Nazioni Unite, ha stabilito l’immunità degli Stati rispetto alle richieste dei risarcimenti materiali. Pertanto i risarcimenti potranno avvenire solo attingendo dal fondo di 50 milioni istituito dallo Stato italiano. Questo fondo, che in un certo senso va nella direzione dell’ intervento fatto dall’avvocato Buondonno, difensore della SS Gloper, il quale, nell’udienza del 21 giugno 2005, disse nell’aula del Tribunale militare di La Spezia che i famigliari delle vittime avrebbero dovuto far causa alla Stato Italiano, colpevole per aver insabbiato le stragi e non istruito i processi al tempo in cui gli “imbarazzi” fra gli Stati non si sarebbero determinati. Leggendo l’articolo de La Nazione di sabato 25 giugno balzano agli occhi una serie di considerazioni.

 

 

1ª Considerazione. Poiché le vittime di Sant’Anna non sono 560 anche se si continua a fare riferimento a questa cifra, l’amministrazione comunale di Stazzema dovrà a questo punto fare chiarezza per sostenere, come ha dichiarato sulla stampa il sindaco Verona, eventuali chieste di risarcimento. Intanto non potrà sostenere eventuali richieste di risarcimento per le uccisioni di Emanuele Bottari e di tanti altri che non sono vittime della strage di Sant’Anna di Stazzema o sono dei doppioni ( vittime femminili nubili e con cognome dei mariti , bambini con il cognome materno e paterno) seppur presenti nei vari elenchi delle vittime e anche nell’elenco di 419 nominativi scolpiti sulla nuova lapide inaugurata nel 2016. Torneranno a fare testo i 325 atti di morte, salvo quello di Emanuele Bottari, che non è stato ucciso dai nazifascisti il 12 agosto 1944 ma dai partigiani il 26 luglio 1944 in località Compito. Ci sono poi altri due atti di morte che attestano il decesso avvenuto il 12 agosto 1944 ma che in verità la morte è avvenuta nel mese di settembre a seguito delle ferite riportate durante la strage. La discrepanza tra atto di morte e decesso effettivo tuttavia non inficia il fatto che queste due morti vanno considerate assolutamente vittime della strage di Sant’Anna di Stazzema.

 

 

 

2ª Considerazione. I famigliari delle vittime di Sant’Anna riunitisi il 4 ottobre 2003 presso la sede della Croce Verde di Pietrasanta decisero di non costituire una parte civile in proprio al processo di La Spezia ma si fecero rappresentare dalle istituzioni del Comune di Stazzema, della Provincia di Lucca, della Regione Toscana e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Diversamente dalla scelta fatta dai famigliari delle vittime che si riconoscono nell’Associazione Martiri di Sant’Anna, i tre nipoti della vittima don Fiore Menguzzo e di altri famigliari uccisi il 12 agosto 1944 a Mulina, precisamente Baldassarri Maria Augusta, Baldassarri Gian Paolo e Baldassarri Antonio Augusto si costituirono invece parte civile in proprio.

 

 

Si costituirono parte civile in proprio anche i famigliari della vittima Guadagnucci Maria Elena, precisamente i famigliari Guadagnucci Ilde e Alice. La scelta di non costituirsi parte civile fu motivata in seguito come dimostrazione che non si tendeva al risarcimento materiale ma si pretendeva soprattutto quello morale, ossia il riconoscimento del crimine perpetrato e le scuse ufficiali da parte del Governo della Repubblica federale tedesca. Non si sono mossi in questa maniera tanti famigliari delle vittime di altre stragi nazifasciste, i quali si sono costituiti parte civile in proprio, come è accaduto per la strage di Marzabotto, e hanno chiesto che la Germania li risarcisse anche materialmente. Per quando concerne la parte civile che attraverso l’associazione Martiri di Sant’Anna fu costituita nel 2005 dai famigliari delle vittime di Sant’Anna in previsione di un processo ai 10 militari tedeschi condannati all’ergastolo che si sarebbe dovuto tenere in Germania, la decisione è seguita dopo la pronuncia della sentenza di primo grado del Tribunale militare di La Spezia su iniziativa dell’avvocatessa tedesca Gabriele Heinecke, la quale, poiché l’ordinamento della giustizia tedesco consente solo ai famigliari delle vittime di costituirsi parte civile per chiedere l’eventuale risarcimento e non agli enti pubblici, si propose al presidente dell’associazione Enrico Pieri per una assistenza legale gratuita. Considerato che i condannati sono stati obbligati al pagamento in solido fra loro anche dei risarcimenti mai assolti delle spese legali e che in primo grado ammontano a varie decine di migliaia di euro1 , ad accedere al fondo italiano di risarcimento dovrebbero essere, per quanto concerne la strage del 12 agosto 1944, gli enti istituzionali ( lo Stato italiano risarcirebbe se stesso), i Baldassarri e i Guadagnucci, soggetti che hanno pagato le spese legali per le rispettive parti civili e che si sono visti riconoscere dal Tribunale militare di La Spezia anche il risarcimento del danno subito, quest’ultimo da quantificare in separata sede. Inoltre alle tre parti civili Baldassarri è stato riconosciuto il diritto a una provvisionale di 10.000,00 euro ciascuna. Neanche questo aspetto è stato onorato.

 

 

Dei circa 56.000 mila euro complessivi inerenti all’ammontare delle spese legali per il primo giudizio a cui sono stati condannati al pagamento i dieci soldati nazisti, al Comune di Stazzema è stata riconosciuta una rifusione di 15.162,00 euro. A questa cifra vanno aggiunte sia le spese sostenute nel giudizio di Appello e in quello di Cassazione, delle quali non si conosce l’entità, sia quella complessiva di 13.000,00 euro per essersi costituito (l’ente pubblico) parte civile al processo intentato nel 2011 (procedimento poi archiviato) contro il sergente Alfred Baumgart, appartenente alla 6ª Compagnia del 2° battaglione (cd. Battaglione Anton Galler), SS Panzergrenadier Regiment 35, 16° SS Panzergrenadier Division “Reichsführer SS”. Il Comune di Stazzema si era affidato alla cura legale dell’avvocatessa Claudia Buratti.

 

 

 

3ª Considerazione. Sarebbe sorprendente se i famigliari delle vittime che hanno condiviso la linea di comportamento dettato dall’associazione Martiri di Sant’Anna, no alla costituzione della parte civile in proprio per richiedere alla Germania il risarcimento materiale (al tempo la sentenza della Corte dell’Aja era ancora tutta da venire) ma invece puntare al conseguimento dell’ assunzione della responsabilità da parte dello Stato tedesco e conseguentemente ricevere le scuse ufficiali da parte di quel Governo, decidessero adesso d’attivarsi per il risarcimento attraverso il fondo italiano di 50 milioni. Sorprenderebbe pure che l’eventuale azione trovasse il sostegno da parte dell’amministrazione comunale di Stazzema dopo che la Germania ha fatto pubblica ammenda del crimine commesso dal suo esercito a Sant’Anna di Stazzema senza processare i responsabili, ha portato il 24 marzo 2013 sotto l’Ossario il suo presidente Gauck a stringere la mano e all’abbraccio con l’omologo capo di stato italiano Napolitano, il 21 luglio 2020 ha conferito nel paese della strage l’onorificenza di Cavalieri dell’ordine al merito della Repubblica federale tedesca ai superstiti Enrico Pieri e Enio Mancini e infine ha sostenuto diverse iniziative e si è dichiarata disponibile a farlo ancora, impegnandosi nella realizzazione dell’Ostello per accogliere i giovani visitatori del Parco nazionale della Pace. Moralmente si richiederebbe il risarcimento alla Germania anche se a pagare è l’Italia, uno Stato che ha molte responsabilità per i decenni di mancata giustizia ma che dal 2000 sta destinando risorse pubbliche non indifferenti a favore delle vittime di Sant’Anna. Pertanto sarebbe auspicabile che da Sant’Anna non si istruiscano pratiche di risarcimento considerato che la memoria delle vittime gode di un notevole sostegno economico rispetto a tante altri eccidi nazifascisti che non hanno la visibilità di Sant’Anna di Stazzema.

 

 

 

Naturalmente questo auspicio personale non vale per i famigliari che non hanno condiviso la linea dell’associazione e che nel corso dei decenni hanno più volte ribadito che non hanno perdonato i responsabili che uccisero i loro genitori, fratelli e congiunti e che gettarono nel dramma le personali esistenze. In questo caso la richiesta di essere risarciti materialmente sarebbe comprensibile, anche se sarebbe stato molto meglio farlo costituendo una autonoma parte civile al processo di La Spezia.
Giuseppe Vezzoni

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