RIFORMA DEL CATASTO, STANGATA SULLA CASA – Il fantasma della riforma del catasto torna nel Def e, guarda caso, viene dall’Europa.

RIFORMA DEL CATASTO, STANGATA SULLA CASA – Il fantasma della riforma del catasto torna nel Def e, guarda caso, viene dall’Europa. Annunciato tante volte nel corso dei decenni, aveva preso corpo (anche se solo come ectoplasma) nel 2015-2016, quando, di fronte alla minaccia di vederne i primi effetti sotto elezioni, venne elegantemente lasciata decadere la delega (articolo 2 della legge 23/2014). Nel 2017 c’era stata persino la presentazione di un Ddl bipartisan Pd-Fi che faceva risorgere la delega, dato che esiste un rapporto stretto tra riforma del catasto e i fabbisogni standard dei Comuni (e questa è la ragione della diffidenza della proprietà immobiliare, che portò Confedilizia a contrastarla).

RIFORMA DEL CATASTO, STANGATA SULLA CASA – Quest’anno la riforma fa capolino nel Def (dove già nel 2017 era entrata e poi uscita difilata) sotto forma di una generica petizione di principio su un futuro disegno di legge governativo. Una riga in tutto, per contentare l’Ue che da sempre chiede che i valori catastali abbiano un rapporto diretto con quelli di mercato (anche se mediati da algoritmi come quelli elaborati della Entrate al tempo della delega).

RIFORMA DEL CATASTO, STANGATA SULLA CASA – I cittadini rischiano allora il salasso perché per procedere a questa riforma, procrastinata da anni, l’imposta municipale unica aumenterà sulla stragrande maggioranza degli immobili, come peraltro scritto anche sulle pagine ilGiornale. Il ddl in questione punta a recuperare gettito fiscale attraverso un’operazione che – come spiegato da Il Tempo – riesca a portare alla luce il reale valore economico di tutti quegli immobili che, avendo “bucato” gli aggiornamenti, hanno una bassa base imponibile.

Subito, Confedilizia ha fiutato il pericolo e lanciato l’altolà. Il presidente dell’associazione Giorgio Spaziani Testa ha twittato ironico e preoccupato: “Tra le priorità del governo c’è la riforma del catasto? L’unica giustificazione accettabile sarebbe quella di portare a zero il valore catastale di milioni di immobili privi di mercato e massacrati dalla patrimoniale Imu-Tasi. Ma temiamo non sia quello il proposito…”.

Già, il proposito, semmai, è quello di gravare con nuove imposte e non certo quello di sgravare.

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