Ricorso europeo per difendere le Alpi Apuane

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato, uno specifico ricorso per la salvaguardia dei valori naturalistici delle Alpi Apuane rientranti nella Rete Natura 2000,

Coinvolta la Commissione europea, la Commissione “petizioni” del Parlamento europeo, il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, la Regione Toscana.
 
Alle Istituzioni comunitarie sono state fornite ampie documentazioni concernenti anche la perdita di biodiversità delle aree interessate dai fenomeni estrattivi, raccolte con cura da parte del Presidio GrIG delle Apuane.
 
Nonostante la presenza del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane e, soprattutto, di una zona di protezione speciale (Z.P.S.) e di ben dieci siti di importanza comunitaria (S.I.C.), tutelati rispettivamente dalle direttive n. 2009/147/CE e n. 92/43/CEE e rientranti nella Rete Natura 2000[1], l’area delle Alpi Apuane continua a esser in grave pericolo per le pesantissime conseguenze delle attività estrattive del marmo sia in termini di vero e proprio consumo del territorio che in termini di inquinamento dell’acqua e del suolo.
 

Purtroppo, al contrario di quanto fosse lecito attendersi, il P.I.T. della Toscana, nell’area delle Apuane, consente l’ampliamento di attività estrattive preesistenti, l’apertura di nuove attività di cava nonché la riattivazione di cave dismesse anche entro i S.I.C. e la Z.P.S.

alpi-apuane
Si deve far notare, in particolare, che il P.I.T. toscano costituisce il quadro di riferimento territoriale delle procedure di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.) a cui sono sottoposti i progetti estrattivi e, in pratica, ne condiziona l’esito, favorevole all’estrazione del marmo.

Per tali motivi, il P.I.T. è già oggetto di ricorsi giurisdizionali davanti ai Giudici amministrativi nazionali e, ora, sarà oggetto di esame anche da parte delle Istituzioni europee.

Deve, inoltre, esser ricordato che dal 2014 la Commissione europea – Direzione generale “Ambiente” ha aperto la procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI “diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione dell’articolo 6 della direttiva Habitat” a causa di svariate attività e progetti realizzati in assenza di adeguata procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.INC.A.) in aree rientranti in siti di importanza comunitaria (S.I.C.) e zone di protezione speciale (Z.P.S.) componenti la Rete Natura 2000. Nella primavera del 2015 la Commissione europea – Direzione generale “Ambiente” ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Europee – Struttura di Missione per le Procedure di Infrazione nuove informazioni complementari, segnalando ulteriori contestazioni e indicazioni di attuazione (nota Pres. Cons. Ministri prot. n. DPE3253 del 27 marzo 2015). Fra le ulteriori contestazioni è il caso CHAP(2012)2233 che “riguarda l’impatto ambientale delle numerose cave di marmo attive nel Parco regionale delle Alpi Apuane (Toscana) … in particolare, relativamente alla cava Colubraia”.
 
restiamo fiduciosi, e speriamo che tale ricorso venga accolto.

Share