Caro Dott. Borsellino,

un altro anno è passato. Un’altra pagina del grande libro della vita e della storia è stata girata.

Venticinque anni fa. Un quarto di secolo ci separa dall’orrore del 19 luglio 1992 quando il fragore

della morte si sparse in tutta Italia.

L’Italia delle persone semplici e oneste, dei lavoratori, della gente comune, della gente che ogni

giorno si alza e si avvia incontro alla propria giornata di lavoro con spirito di sacrificio, di

abnegazione, di servizio. E il dolore fece ammutolire gli italiani…il silenzio attonito di chi vede

vacillare la speranza in un futuro migliore e si chiede se vale la pena di continuare a fare il proprio

dovere, a combattere quotidianamente, incessantemente il malaffare con lo scopo di consegnare ai

propri figli un futuro migliore…. il silenzio carico di panico di chi vede spegnersi una luce in fondo

al tunnel e pensa atterrita al buio che l’attende…. il silenzio sgomento di chi pensa al dolore e allo

strazio di una famiglia che perde un marito, un padre, un fratello , un Uomo… fu il silenzio…

Ed il fragore della morte arrivò anche alle orecchie di chi quell’attentato aveva curato e preparato

nei minimi particolari; quella gente, però, non ammutolì, festeggiò, probabilmente, l’esito della sua

missione di morte; festeggiò pensando all’eclatante messaggio di potenza che aveva dato

nuovamente, dopo appena due mesi dalla morte di Giovanni Falcone; festeggiò pensando che il

terrore seminato li avrebbe resi più forti, invincibili, padroni del mondo, di uomini e cose….

Subito dopo fu l’apoteosi dei ricordi, dei proclami, delle grandi manifestazioni d’intenti…….Tutti,

ma proprio tutti, si affrettarono ad assicurarsi un posto in prima fila per ricordare, compiangere,

promettere una lotta senza quartiere alla mafia, completamente dimentichi della Sua solitudine in

quei mesi che scivolavano verso il 19 luglio…quella solitudine che i Giusti sono spesso costretti a

subire prima dell’atto finale e che il suo sguardo triste e perso a Capaci, la sera dell’attentato al

Dott. Falcone, testimonia con una incredibile forza arrivando dritto al cuore e alle coscienze.

“Le loro idee camminano sulle nostre gambe”. Questo fu lo slogan di molte manifestazioni. Questo

fu il motto didascalico sotto le foto che La ritraggono insieme al Dott. Falcone, sorridenti e

malinconici, consapevoli dei rischi della dura lotta che avevate ingaggiato contro il mostro dalle

mille teste, dalle mille maschere, subdolo, violento e crudele che ha potuto crescere pascendosi

della ignoranza che generava e genera sudditanza, clientelismo e complicità e che le sole

manifestazioni contro tutte le mafie , sia pure organizzate e animate dai migliori intenti, non sono

sufficienti a contrastare.

E’ nella vita di ogni giorno che la lotta alle mafie si concretizza. E’ nella vita di ogni giorno che

occorre fare il proprio dovere affinché la lotta non sia affrontata solo da pochi eroici paladini della

Legalità, ma patrimonio comune di tutti gli uomini e le donne.

Il ruolo della scuola e degli educatori si ripropone allora con grande forza affinché, nelle coscienze

dei più giovani, le regole vengano percepite non come qualcosa di astruso e lontano dalla propria

realtà, ma come fondamento di una società civile e pacifica in cui ognuno, svolgendo il proprio

compito con onestà e serietà, contribuisca alla creazione di un futuro migliore per tutti.

Fin dalla più tenera età, infatti, è importante che i ragazzi percepiscano l’importanza del rispetto per

quelle regole, oggi troppo calpestate, che conduce alla vera libertà.

Regole condivise. Regole accettate e non imposte. Regole che generano diritti e doveri. Regole che

accolgono e tutelano i più deboli. Regole, norme che consentono una pacifica e libera convivenza

impedendo i soprusi, le prevaricazioni di pochi a danno della collettività.

Non è un caso se un valoroso Magistrato, come il Dottor Nicola Gratteri, non perda occasione per

sottolineare l’importanza di questa opera di diffusione capillare della cultura della legalità. Non è un

caso se un altrettanto valoroso Magistrato, come il Dottor Gherardo Colombo, abbia deciso di

dedicare la sua vita alla formazione delle giovani generazioni.

Tutti gli insegnati sono chiamati a dare il loro contributo, ma è fuor di dubbio che gli insegnanti di

discipline giuridiche, possano costituire un valore aggiunto in ogni scuola anche nelle scuole di

primo grado. E’ un compito delicato, una missione che Noi insegnati di diritto dobbiamo e

vogliamo portare avanti e alla quale vogliamo dedicarci con amore per contribuire alla formazione

di cittadini consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri affinchè nessuno possa più ritenersi “

beneficiato” dal “potente” di turno nella soddisfazione di una legittima pretesa. Solo così si potrà

interrompere la spirale viziosa in cui ancora oggi le mafie prosperano e trovano consenso.

Caro Dott. Borsellino… è utopia?

No. Io voglio credere e voglio sperare che tutto ciò che ho auspicato diventi realtà.

Voglio immaginare il Suo sorriso, dietro il fumo dell’ennesima sigaretta, nel vedere tanti giovani,

finalmente liberi di decidere del proprio futuro; voglio immaginare una terra libera dalle mafie e dal

malaffare; voglio immaginare, e sono sicura, che il 19 luglio sarà allora un giorno di speranza, sia

pure nella malinconica struggente assenza di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per la

Giustizia ; voglio immaginare che quel giorno Lei troverà veramente la pace e una stella brillerà di

più in cielo per guidarci nella nostra quotidiana opera. Senza paura.

Grazie, Dottor Borsellino.

Prof.ssa Elisabetta Barbuto

Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani

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