QUESTIONE VITTIME DI SANT’ANNA, UN TEMA ANCORA APERTO

Stazzema_ La risposta che il sindaco di Stazzema Maurizio Verona ha fornito in occasione del consiglio comunale del 26 settembre 2019, pubblicata su Libera Cronaca nr. 2959 di venerdì 15 novembre dopo aver preso atto della trascrizione dell’intervento pubblicata giorni addietro sull’Albo Pretorio on line del Comune di Stazzema, è riferita più allo scrivente e a Lorenzo Alessandrini, con il quale sto collaborando per redarre uno studio/riscontro dei morti, che al consigliere comunale Giovanni Boccoli, autore di una interrogazione in merito alle vittime di Sant’Anna di Stazzema. La comunicazione del primo cittadino spinge a formulare delle considerazioni in merito ai chiarimenti dati sui 419 nominativi delle vittime di Sant’Anna scolpiti sulla lapide nuova, inaugurata presso l’Ossario il 25 aprile 2016. Un elenco in cui sono presenti errori ma soprattutto nomi di vittime che non possono essere annoverate a quelle perpetrate a Sant’Anna di Stazzema ma neanche a quelle del 12 agosto 1944, che ammontano, extra Sant’Anna, complessivamente a 26: Mulina di Stazzema (6), Valdicastello (14) Capezzano Monte (6). Pertanto, come autore di libri inerenti il 12 agosto 1944, mi preme osservare quanto segue:

1) La strage di Sant’Anna è stata perpetrata dai nazifascisti e resta un crimine contro l’umanità al di là del numero dei morti e delle cause che l’hanno determinata.

2) E’ un eccidio che si porta dietro anche la forte componente fratricida della guerra civile italiana nonché quella della strategia del tanto peggio tanto meglio. Aspetti per nulla secondari, anche se la “storia perfetta” iniziata nel 1991 non ne tiene più in debita considerazione, pervicacemente dimentica della narrazione precedente.

3) Analizzando la strage e il suo svolgimento emerge il riscontro predominante che la volontà assassina fu pianificata nei minimi particolari, ma su questa certezza storico-giudiziaria insistono anche comportamenti che derogano dalla preordinazione omicida che è stata giudizialmente riconosciuta. Ciò farebbe ipotizzare a una pianificazione più minuziosa dell’uccidere e del bruciare, una pianificazione in cui l’odio e la vendetta hanno trovato la valvola di sfogo. Appare fin tropo evidente che i fascisti presenti sul luogo del crimine sarebbero orchestratori non certo subalterni all’agire delle SS. del II Battaglione Galler. Inoltre c’è l’episodio fantasma di uno scontro tra nazifascisti e partigiani avvenuto presumibilmente in località Monte Ornato, fatto che finora è stato ritenuto del tutto fantasioso e storicamente fuorviante. Ipotesi che tagga ideologicamente, con la matrice di revisionisti, tutti coloro che la postulano, soprattutto se adducono a questo non provato scontro la possibile causa della strage. Tuttavia, se compariamo la deposizione di Beckert e la testimonianza di Lippert emergono comportamenti contrastanti. Sebbene non possiamo confrontarli anche attraverso la temporalità, poiché non si conosce se il loro agire sia avvenuto allo stesso orario, dalle due ricostruzioni si evince che Beckert opera in maniera difforme da Lippert ma soprattutto dal suo comandante, il sottotenente Herbst. Se la testimonianza è considerata attendibile e puntuale, allora c’è da chiederci per quale motivo avviene il cambiamento dell’ordine ricevuto da Beckert di cercare solo uomini e di lasciare stare donne,vecchi e bambini, i quali invece sono rastrellati nelle case da Lippert e che il sottotenente Erbst cerca di uccidere lanciando una bomba a mano verso una finestra a cui era affacciata una donna con una bambina? O Beckert ha mentito nell’aula del tribunale di La Spezia o qualcosa deve essere accaduto. Al momento questa situazione è giustificata dal fatto che all’inizio dell’operazione non si voleva creare allarme affinché la sacca degli uomini da rastrellare e da uccidere riuscisse in pieno. Ma ciò sarebbe o è sconfessato dalle dichiarazioni rilasciate da alcuni indagati durante le indagini, ex SS che hanno raccontato di spari indirizzati verso di loro, spari che il superstite Vinicio Pardini racconta di aver sentito in direzione di Monte Ornato. E’ bene rilevare che la testimonianza di Lippert non può riferirsi a Sant’Anna di Stazzema, così come quella del reo confesso Göring non si compenetra con quella dei superstiti che uscirono vivi dal mattatoio di Coletti di Sotto. C’è difformità sulla situazione ambientale e le modalità con cui è stato commesso il crimine. Pertanto continuare a scavare per far emergere una ricostruzione più puntuale e maggiormente condivisa sui fatti avvenuti il 12 agosto 1944 è doveroso. anche per quanto riguarda il numero delle vittime accertate e quello complessivo. Questo intento non può essere bollato come un tentativo di revisionismo.

4) I primi a sollevare l’interrogativo sul numero delle vittime della strage di Sant’Anna di Stazzema sono stati il fu maestro Giuseppe Bertelli, ex funzionario responsabile dell’Ufficio Stato Civile e dell’Anagrafe del Comune di Stazzema (1994), e il prof. Renato Bonuccelli, superstite dell’eccidio e famigliare di diverse vittime (1995). A loro si unì mons. Danilo D’Angiolo, il quale, dopo aver letto il documento di Giuseppe Bertelli, scrisse una lettera all’allora sindaco di Stazzema Gianpiero Lorenzoni. Documento che è agli atti del processo sulla strage di Sant’Anna di Stazzema.

5) Nell’audizione presso l’aula del Tribunale militare di La Spezia del 3 novembre 2004, il Prof Paolo Pezzino invitò il comune di Stazzema a compiere un riscontro ufficiale sul numero dei morti, così come aveva fatto il Comune di Marzabotto.

6) Nel 2010, Giuseppe Bertelli e Giuseppe Vezzoni fecero un riscontro in merito all’elenco vittime (438 nominativi) posto agli atti del Tribunale militare di La Spezia. Evidenziarono diversi errori e ripetizioni. Il documento fu protocollato e posto all’attenzione del Comune di Stazzema e del Comitato Onoranze ai Martiri di Sant’Anna.

7) Il riscontro sulle vittime accertate e sul numero complessivo dei morti che adesso stanno portando avanti Giuseppe Vezzoni e Lorenzo Alessandrini non ha reconditi intenti revisionisti ma solo fornire un contributo alla chiarezza con l’evidenziare gli errori inerenti ai 419 nominativi scolpiti sulla lapide nuova. E’ stato precisato chiaramente che questo riscontro può andare incontro ad eventuali errori e non pretende che sia preso per oro colato. Per quanto concerne il numero complessivo delle vittime è stato ribadito che è impossibile risalire al numero esatto, ma se alla base del numero storico di 560 si pone un elenco in cui compaiono un tot di nominativi e da questo tot si eliminano quelli che non sono morti a Sant’Anna di Stazzema né il 12 agosto 1944 si hanno due effetti: o si cala il numero complessivo delle vittime o si aumenta quello dei morti non accertati. Da considerare, inoltre, che nei sobborghi di Sant’Anna in cui sono avvenute le uccisioni, ci sono stati dei superstiti che hanno raccontato i fatti specifici e ricordato all’incirca le persone coinvolte. Pertanto, quel numero poteva essere in eccesso o in difetto di alcune persone e non di decine. Inoltre gli spazi fisici in cui fu compiuta la disseminazione dei massacri erano ben definiti, tali da non poter contenere oltre un dato numero di persone. Invece, per quanto concerne il massacro perpetrato sul piazzale della chiesa, poiché fino al 70° anniversario non eravamo venuti a conoscenza che anche in quel luogo c’era stato un superstite, poi è venuta la testimonianza di Pietro Giuntini, la conta degli uccisi fu fatta da don Giuseppe Vangelisti (132 sulla piazza + 6 dietro il campanile). Appare evidente che partendo dalle 363 vittime accertate, numero ritenuto plausibile dai giudici del Tribunale di La Spezia, bisogna ricollocare nei vari luoghi ben 197 corpi non identificati e prendere atto che le testimonianze raccolte finora sono state assai imprecise, come la conta dei morti sul piazzale della chiesa. Ma se questo è sempre possibile ipotizzarlo, appare invece impossibile dilatare gli spazi fisici e renderli idonei per contenere decine e decine di vittime. Se il sindaco di Stazzema legge ogni mattina il numero di 560 vittime sulle due lapidi poste nell’atrio del municipio nel 1947 e nel 1994 e dal numero scritto trova la conferma numerica della carneficina compiuta 75 anni or sono , leggendo le epigrafi dovrebbe essersi accorto della differenza che esiste fra esse e di come la percezione politica e storica dell’eccidio sia andata mutando dal 1947 al 1994. In quella del 1947 non vè nessun richiamo alla lotta di Liberazione, la responsabilità della strage è del “tedesco invasore” e vè un velato riferimento alla guerra civile ( interne discordie).

La storia, dunque, ha la necessità di essere nutrita dalla continua ricerca. Quest’ultima però deve sempre confrontare le nuove acquisizioni con quelle vecchie e riannodare il filo della storia laddove emergano dei riscontri. Frapporre ostacoli e appioppare etichette revisionistiche spesso e volentieri significa solo voler nascondere inefficienze ed errori. Sulla lapide nuova sono stati compiuti diversi errori. Molti potevano essere evitati poiché erano stati debitamente segnalati.

Giuseppe Vezzoni, addì 17 novembre 2019

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