Conte e la sua battaglia per gli eurobond? Tutto un grande bluff, la mutualizzazione del debito non ci sarà (e il premier lo sa bene).

Quello di Conte sugli eurobond è tutto un grande bluff

Il premier Giuseppe Conte afferma di voler combattere fino alla fine per ottenere gli eurobond ma sa bene che è un’opzione impraticabile. Non solo, anche estremamente pericolosa.

Una strategia in cui il Governo italiano punta alla luna e mal che vada arriva alle stelle? Possibile, ma convincere i cittadini in sede di conferenza stampa a reti unificate che gli eurobond sono l’unico strumento, ad oggi, idoneo a trovare i soldi necessari per far fronte alla nostra crisi economia, affermando che l’Italia non firmerà nulla che non li preveda, è scorretto.

Conte e gli eurobond

Ormai è chiaro a tutti: Conte aborra il MES e chiede a gran voce gli eurobond.
Secondo il premier, le proposte fatte in occasione dell’Eurogruppo del 9 aprile sono solo un primo passo verso una vera risposta europea alla crisi generata dal coronavirus. Tuttavia, occorre lavorare per costruire qualcosa di più ambizioso, ovvero la creazione di un fondo finanziato con una condivisione economia dello sforzo, come con gli eurobond.
Questi devono avere “una potenza di fuoco proporzionata alle cifre e alle risorse che sono richieste a un’economia di guerra”, aggiunge Conte, e deve essere disponibile subito. Arrivare tardi significherebbe di impattare sul tessuto socioeconomico italiano e non solo.

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Va bene il SURE, va bene il potenziamento della BEI, “ma il nostro strumento sono gli eurobond, il più indicato per la situazione che stiamo vivendo”.

“E condurremo fino alla fine la nostra battaglia”.

Nella bozza di accordo uscita dall’Eurogruppo di giovedì, racconta Conte, è stato inserito un paragrafo destinato ad accogliere la prospettiva degli eurobond. Si tratta solo di affermazioni di principio, ma almeno è stato tutto messo nero su bianco, festeggia il premier.

Come se questo possa essere anche solo una minima garanzia del fatto che gli eurobond diventeranno realtà.

È tutto un grande bluff

La Merkel non vuole gli eurobond, come anche Olanda e Austria. Ciò rende l’attivazione degli eurobond puramente utopistica. Sì, gli eurobond possono anche essere la risposta più adeguata al momento, ma l’Unione Europea non li accetterà mai, è ora di ammetterlo.

La durezza di Conte quando afferma che non firmerà nulla che non preveda uno sforzo comune e una mutualizzazione del debito è poi anche estremamente pericolosa: così l’Italia rinuncerebbe anche alla cassa integrazione europea (SURE), dal valore totale di 100 miliardi, e ai finanziamenti dalla BEI per circa 200 miliardi di euro, per non parlare della portata da 240 miliardi di euro del MES, che il Governo ha già escluso a priori. In totale, con la strategia che Conte dice di voler adottare nei confronti dell’UE l’Italia rischierebbe di perdere 80-100 miliardi di euro in aiuti europei. È davvero questo ciò che il premier vuole? Difficile pensarlo.

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Anche perché il suo No ostacolerebbe altri Paesi, come la Spagna, che sono favorevoli ad un MES senza condizionalità. Ad oggi tutta l’attenzione rimane puntata al Consiglio europeo del 23 aprile.

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