Il silenzio elettorale è regolato da una legge del 1956, precisamente la legge 212 del 1956 nell’articolo 9:

Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi e le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nonché la nuova affissione di stampati, giornali murali od altri o manifesti di propaganda o l’applicazione di striscioni, drappi o impianti luminosi. Nei giorni destinati alla votazione è vietata, altresì, ogni propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali”.

Nel corso degli anni è stata modificata e l’ultima modifica è stata apportata nel 1984 estendendo il divieto di propaganda elettorale anche alle emittenti radiotelevisive private.

Il silenzio elettorale dovrebbe servire ai cittadini elettori per riflettere senza interferenze.

Facile capire che una legge del 1984 non contempli facebook e i social in generale. Facebook è stato lanciato nel 2004, Twitter nel 2006 ecc.

Su questo vuoto normativo è intervenuta Agcom, l’Autorità per le garanzie nella comunicazione specificando che il divieto di propaganda deve essere considerato esteso a tutti i mezzi di comunicazione.

Non essendo però una legge della Stato, tutto è affidato al buon senso. Formalmente la legge 212 del 1956 non impedisce la propaganda via internet Sabato e Domenica.

Curiosità: fregare la matita copiativa può costare fino a 309 euro.

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