Prima della lira in Garfagnana… Viaggio nel confusionario mondo delle antiche monete garfagnine

FONTE PAOLO MARZI STORICO LOCALE
E’ un mondo veramente difficile, sinceramente non me lo aspettavo…

Non sto parlando però del mondo in generale, quello già lo sappiamo tutti che è ostico… Sto parlando del mondo della numismatica. Dal latino “nomisma”, ovvero moneta, la numismatica è lo studio scientifico della moneta in tutte le sue forme: storiche, geografiche, artistiche ed economiche. Mi sono affacciato a questo
sapere per la prima volta proprio per scrivere questo articolo e per fare alcuni studi, ma vi giuro, miei cari lettori, solamente chi ha una grande passione per questa materia può riuscire a districarsi nei meandri del complesso universo delle monete. Al giorno d’oggi, anche in questo campo forse è tutto più facile (credo…). Infatti, prima dell’Unità d’Italia le valute che circolavano nel nostro Paese erano alcune centinaia: svanziche, talleri, fiorini austriaci, zecchini, rusponi e così via… Con l’avvento dell’unione nazionale e conseguentemente della lira, la moneta circolante diventò unica per tutti i cittadini del regno e quindi anche la vita dei

5 lire con Vittorio Emanuele II
primo re d’Italia

numismatici si semplificò. La storia della lira bene o male la conosciamo tutti, ma quello che però ha stuzzicato maggiormente il mio intelletto (e spero anche il vostro) è stata la curiosità di fare  un viaggio nelle antiche monete garfagnine. Con che denaro si compravano la verdure al mercato a Castelnuovo? Forse anche al tempo esistevano monete per così dire “speciali” o commemorative? E le monete chi le produceva? Esistevano zecche? Ne leggeremo sicuramente delle belle e di bizzarre… Prima di addentrarmi nell’argomento mi voglio però già preventivamente scusare con gli appassionati e gli studiosi di questa disciplina per eventuali imprecisioni e ipotetiche inesattezze…Chiedo venia…
Le vicende storiche garfagnine portarono nei secoli alla coniazione di valuta monetaria di due zecche, ognuna operante per i propri possedimenti, prima ci pensò quella di Lucca “a batter moneta” e poi successivamente il compito toccò alla zecca estense di Modena.

Tondelli per la coniazione
delle monete

Nonostante vigesse in tutto il territorio una moneta ufficiale corrente (prodotta dalle suddette zecche) il panorama della circolazione monetaria in Garfagnana era comunque vario e a dir poco confuso e in questo campo difatti regnava il caos più assoluto. Per rendere chiaro il quadro della situazione è bene capire che sul finire del 1800 nella nostra cara e vecchia Garfagnana si utilizzavano indistintamente monete provenienti da tutti gli Stati, vicini o lontani che fossero. Di tutta questa confusione, una volta conquistata l’Italia se ne accorse perfino Napoleone, che fra le varie riforme che introdusse (giuste e sbagliate) ne inserì una per snellire il disordinato mercato monetario:- “moneta unica per tutti, spendibile in ogni luogo dello stato, la chiameremo…”lira italiana”-. Malgrado ciò, l’italiano cocciuto se ne infischiò altamente di questa lungimirante riforma e continuò imperterrito a far circolare molte delle vecchie

Lira napoleonica
con l’effige di Napoleone

e logore coniazioni, anzi, se si vuol dire tutta la confusione aumentò dal momento che nel mercato monetario fu introdotta la nuova moneta con l’effige di Napoleone e di tutto il “parentame”. Nel giro di qualche anno Napoleone sparì dalle vicende storiche e furono rimessi in piedi i vecchi governi e gli Estensi ripresero anche i loro domini garfagnini. L’idea napoleonica piacque comunque al duca modenese Francesco IV che cercò di porre un limite alla circolazione di tutte queste monete straniere e con un decreto del 15 aprile 1819 così disse “…noi tolleriamo potersi spendere e ricevere le monete sopra indicate al valore però soltanto ad esse attribuito e tra i soli privati nelle provincie di Reggio, Garfagnana e Lunigiana rispettivamente, restando per tal modo vietata la loro introduzione, retenzione e spedizione negli altri luoghi dello Stato, ed il loro ricevimento nelle pubbliche Casse”. Credete forse che quanto ordinato fu rispettato? Men che mai, ci mancherebbe altro. Esattorie e ricevitorie pubbliche fecero orecchie da mercante e continuarono ad incassare denari da ogni dove e provenienza. Allorchè, visto il perdurarsi dell’indisciplina, il duca ordinò l’ispezione di tutte le esattorie dello Stato per vedere realmente ciò che contenessero. Quello che venne fuori a Castelnuovo ebbe del tragicomico:Specifica delle monete trovate nella cassa delle ricevitorie di questo Comune il giorno 6 dicembre 1823, alle ore 3 pomeridiane: francesconi fiorentini n. 163; paoli fiorentini n.20; mezzi paoli fiorentini n.10; monete da due paoli romani n. 3; mezzi paoli romani n. 4; scudi di Milano n. 14; bavare n. 4; lire di Milano n. 8; mezze lire di Milano n. 1; colonnati di Spagna n.2; lire di Modena n. 32; lire austriache o svanziche n. 56; napoleoni n. 48; centesimi di lire italiane n. 662; lire italiane n. 64; quarti di lire italiane n. 71; mezze lire italiane n. 50; scudi di Francia n. 1; monete da due terzi di scudo di Ercole III n. 1; ducatoni di Modena n. 3; quarantane di Modena n. 3; centesimi n. 100; monete italiane da 5 centesimi n. 236; monete italiane da 3 centesimi n. 145; soldi di Milano n. 54; mezzi soldi di Milano n. 72; soldi di resto n.8″. Questo è quello che era nelle casse della ricevitoria castelnuovese, figuriamoci allora cosa doveva passare per le mani del privato cittadino…

Castelnuovo Garfagnana

Con il senno di poi possiamo però dire che non tutto il male vien per nuocere e nel ramo dei collezionisti di monete tutto questo “ambaradan” di denari ha fatto la fortuna di molte persone e giust’appunto  proprio come si fa adesso con i due euro, anche all’epoca si coniavano monete speciali e particolari legate a fatti ed avvenimenti e il fulgido esempio riguarda proprio tre monete “garfagnine”.

Correva appunto l’anno 1606 e finalmente dopo varie lotte e scontri sia politici che militari una sentenza emessa dal Senato di Milano assegnò il possesso della Garfagnana al Ducato di Modena. Fu un grande evento per Cesare d’Este che fece suggellare il momento con la coniazione di due “grossetti” (moneta in vigore al tempo)per porre in evidenza la supremazia della casa d’Este su (quasi) tutta la valle, ma sopratutto per ringraziare il popolo garfagnino della fedeltà dimostrata. Nella rara moneta su una faccia possiamo vedere la testa del duca e l’iscrizione “Cesar.Dux.Mut.Reg”, mentre nell’altra è rappresentata la famosa bomba “svampante”(un simbolo

moneta con la
“bomba svampante”
e la dicitura garfagnana

della casata d’Este) e la dicitura “Prin.Garfignana”(principato di Garfagnana). L’altra moneta battuta per l’occasione se si vuole è ancora più intima e concedetemi il temine “nostrale” e se in una faccia del soldo vige l’aquila estense con la medesima iscrizione della moneta precedente (Cesar.Dux.Mut.Reg), nell’altra c’è un San Pietro con tanto di chiavi del Paradiso in mano. Dapprima si credeva che la figura del santo stesse a significare l’influenza e la protezione della sede apostolica sul regno, ma poi ben analizzando si scoprì dell’onore dato alla Garfagnana, San Pietro era ed è il santo patrono della sua cittadina più rappresentativa: Castelnuovo. Comunque sia, se qualcuno ha per le tasche questi “spiccioletti” si ricordi che possono valere sui duemila euro cadauno… E se ora nelle monete commemorative ricordiamo le gesta di “Tizio, Caio e Sempronio”, c’è un’altra

moneta che ci ricorda epiche conquiste, in questo caso meglio dire riconquiste. Successe che nelle battaglie fra fiorentini e modenesi “il povero” Alfonso I, duca estense, perse in men che non si dica la Garfagnana intera. Per sua buona sorte la vicenda ebbe vita breve e la conseguente morte di Papa Leone X (1521) protettore della famiglia Medici, liberò da ogni paura il duca che ben presto riconquistò le terre perse. Il sollievo e la felicità fu tanta, visto che Alfonso fece coniare una moneta d’argento (del valore di mezza lira o dieci soldi) con la sua testa da una parte e dall’altra un’immagine che voleva burlarsi degli stessi fiorentini:

un uomo che trae di bocca un agnello ad un leone: l’uomo sarebbe il duca, l’agnello la Garfagnana e il leone (simbolo della città gigliata) Firenze. Insomma, con tutti questi denari circolanti, chissà che bel da fare avevano le zecche. A proposito di zecche, forse non tutti sanno che quella di Lucca era una delle più antiche e rinomate di tutta Europa. Per circa dodici secoli, dico dodici secoli, la zecca di Lucca coniò oltre duemila monete. Già dal 650 d.C l’attività di questa industria era fiorente, talmente fiorente che la produzione durò fino al 1843, quando Lodovico Borbone decise di sospendere l’attività perchè a suo parere il denaro circolante era già troppo. Queste monete circolarono per

La zeccca di Lucca oggi

tutto il continente fra le mani di mercanti, banchieri e commercianti e dal loro monogramma “Luca” erano riconoscibili ovunque, infatti la caratteristica principale che avevano questi denari era proprio la riconoscibilità. La zecca di Lucca fu difatti la prima ad introdurre un motivo iconografico ben identificativo sulle proprie monete. Oggi questo modo di fare va tanto di moda e sulle nostre due euro(commemorative) vediamo Dante, Pascoli, Cavour, ma già nel 1200 Lucca, raffigurò sui primi “grossi” coniati niente di meno che il Volto Santo, vero elemento identificativo di una comunità intera. Sempre in fatto di zecche di Stato rimane da raccontare una

particolarità veramente originale; come abbiamo visto e letto erano le grandi città commerciali o quelle più importanti che battevano moneta, avendo di fatto una propria valuta corrente: Lucca, Padova, Milano, Firenze, Verona e fra tutte queste e tante altre c’era anche… Minucciano. Si, si, avete capito bene, Minucciano. Oggi il piccolo comune garfagnino conta poco più di duemila abitanti, ma sul finire dell’anno mille quando i Malaspina cessarono la loro dominazione su questo territorio , questa zona divenne con il tempo una terra di una importanza strategica ed economica a dir poco rilevante, una via di passaggio fondamentale tra la Garfagnana stessa e la Lunigiana. Lucca capì al volo il peso considerevole che potevano avere queste territori e per questa ragione se ne impossessò. I lucchesi infatti tenevamo molto in considerazione Minucciano, tant’è che al paesello gli fu conferito lo stato di “comunitas” e udite udite, il

Minucciano

privilegio di battere una propria moneta: il Barbone Minuccianese. D’altronde, in tutto questo pasticcio di denari, valute varie e quattrini non poteva non arrivare la lunga mano dei malfattori a complicare ulteriormente le cose e nonostante l’andare dei secoli vediamo che certe malvivenze non sono figlie solamente dei tempi attuali e i falsari oggi come allora erano più che mai presenti. Tant’è che una zecca abusiva del XII secolo fu rinvenuta negli anni ’90 del 1900 anche in Garfagnana a Castelnuovo e precisamente sul Monte Castellaccio. Gli archeologi rinvennero una zecca di tutto rispetto, non mancava niente: tondelli per la coniazione, crogioli usati per la fusione dei metalli e quant’altro; la specializzazione di questi falsari a quanto pare era basata su monete lucchesi e genovesi.

La sede della Banca centrale
europea a Francoforte
Ad ogni modo sono finiti i tempi degli zecchini e dei baiocchi e siamo adesso nell’era dell’euro e se prima ogni minuscolo “staterello” aveva la sua valuta, adesso la medesima valuta è usata in 37 grandi ed evolute nazioni. Con quale differenza? Nessuna! Oggi come allora il disordine e l’anarchia monetaria regna indisturbata, come se il tempo non fosse passato mai…
Bibliografia

  • “Una zecca abusiva nel XII secolo in Garfagnana” di Giulio Ciampoltrini,Paolo Notini, Guido Rossi. Le sedi delle zecche dall’antichità all’età moderna. Atti del convegno internazionale 22-23 ottobre 1999 Milano
  • “Ricerche Istoriche sulla provincia della Garfagnana Disertazione ottava ossia appendice II in cui si spiegano due monete riguardanti la Garfagnana” Domenico Pacchi, anno 1785 Modena

Share