PRIMA ASSOLUTA DI UN’OPERA CON UN ROBOT

Sabato 29, al “Gran Teatro Giacomo Puccini” di Torre del Lago nell’ambito del cartellone del “Festival Internazionale della Robotica” , debutta alle ore 21 l’opera robot “Dr. Streben” di Girolamo Deraco. Lo spettacolo fonde opera lirica e robotica, tradizione e innovazione,  ed è stata composta da Girolamo Deraco (testo di Vincenzo Reale) per soprano, tenore, baritono, robot ed ensemble e vede la partecipazione del soprano Maria Elena Romanazzi, del tenore Marco Mustaro  e del baritono Lorenzo Martinuzzi. Diego Sanchez Haase dirige l’Etymos Ensemble. Maestro al pianoforte Massimo Salotti. Video scenografie di Lorenzo Vignando. Regia di Cataldo Russo. Il robot sarà “pilotato” da Lorenzo Caminelli e Roberto Garofalo, mentre il drone da Paolo Mirabelli. Il robot “Face”  proviene dal Centro di ricerca “Enrico Piaggio” dell’Università di Pisa, una delle istituzioni che collaborano all’evento assieme alla associazione lucchese di musica contemporanea Cluster, della quale Deraco è direttore artistico, e alla Fondazione Festival Pucciniano. Tra gli sponsor spicca la Fondazione Banca del Monte di Lucca, che sostiene dal suo nascere tutta l’attività della Cluster.                                                                                                       In questa opera, che per la prima volta inserisce tra i suoi personaggi lirici un robot, tutto è sospeso tra presente e futuro e si attualizza grazie a richiami di maestri universali della storia dell’arte, come Michelangelo e a miti come quello di Pigmalione e di Galatea. Dr. Streben è uno scienziato che, nel suo laboratorio, punta a trasformare il suo robot Umy in un “ginoide”, robot dalle sembianze femminili. Lentamente, lo scienziato finisce per innamorarsi della sua creatura  che ricorda la sua amata e scomparsa Galatea e, conscio del fatto che Umy non potrà diventare una donna, decide di trasformarsi lui in un Cyborg, grazie a Mexos, una sorta di esoscheletro collegato al computer. La “fusione” avrà effetto e il drone, immobile sul palco dall’inizio, inquadrerà la mano di Umy e quella dello scienziato che si uniscono, proprio come avviene nel “Giudizio universale” di Michelangelo. La trama si sviluppa sullo sfondo di una scena che ovviamente è “virtuale”,  con luci e suoni che, pur mantenendo il calore e garantendo il pathos che si conviene, assumono sembianze “robotiche”.

 

 

 

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