Prezzo benzina: aumenti in vista con guerra in Medio Oriente?

Prezzo benzina: aumenti in vista con le speculazioni su un’imminente guerra in Medio Oriente?

Prezzo benzina: aumenti in vista con guerra in Medio Oriente?

Prezzo benzina sotto i riflettori in queste concitate giornate di inizio 2020. I rischi di un’escalation di violenza e di una guerra in Medio Oriente, infatti, hanno messo sotto osservazione il petrolio.

La giornata di oggi, venerdì 3 gennaio 2019, è stata contraddistinta da quotazioni del Brent e del WTI in forte accelerazione. L’aumento sorprendente del prezzo dell’oro nero, in rialzo già sul finire del 2019 trainato da diverse variabili, ha riportato l’attenzione sul costo per il pieno.

Il potenziale scoppio di un conflitto allargato tra Iran, Iraq, Libia e attori internazionali di grande rilievo come Stati Uniti, Israele e Turchia, infatti, sta allarmando i difensori dei consumatori.

Al momento non ci sarebbero i motivi per un rincaro del carburante. Gli scenari, però, sono piuttosto cupi. Il prezzo della benzina, quindi, spinto da speculazioni e pessimistiche previsioni, potrebbe aumentare.

Prezzo benzina: ci sarà aumento? Occhi puntati sulla guerra in Medio Oriente

Il 2020 potrebbe riservare cattive sorprese per gli automobilisti. Secondo le rilevazioni della la Figisc Confcommercio, infatti, nei prossimi giorni si potrebbe concretizzare un rialzo entro gli 0,5 centesimi di euro al litro del carburante.

La stima è stata presentata alla luce delle ultime performance del petrolio nelle quotazioni del Brent e del WTI. A preoccupare la categoria dei consumatori, però, sono le possibili ripercussioni – e speculazioni – della drammatica situazione esplosa nello scacchiere mediorientale.

È noto, infatti, che l’area è la più sensibile del mondo per quanto riguarda la produzione di greggio. Le tensioni in questa zona così cruciale per l’approvvigionamento energetico globale si traducono spesso in conseguenze anche drastiche sull’offerta di petrolio. Colpendo i prezzi finali al consumo.

I timori, quindi, sono di un ulteriore taglio alla produzione e di rincari incontrollati sul mercato. Il Codacons e l’Unione Nazionale dei Consumatori sono sul piede di guerra. È stato fatto notare che al momento gli aumenti sui listini sono minimi e principalmente dovuti all’andamento al rialzo delle quotazioni del Brent e del WTI.

I venti di guerra in Medio Oriente, come sottolineato dalle associazioni, non si stanno concretizzando in cambiamenti imminenti sull’offerta di greggio. Non sono giustificati, perciò, rincari del prezzo del petrolio a breve termine.

L’avvocato Massimiliano Dona ha avvertito che “è assolutamente prematuro parlare di escalation militari e intervenire sui mercati come se la guerra fosse già alle porte.”

Il Codacons ha aggiunto in una nota ufficiale che:

“i carburanti venduti oggi presso i distributori sono stati acquistati nei mesi scorsi, quando le quotazioni del petrolio erano inferiori, e un aumento repentino dei prezzi alla pompa non appare in alcun modo giustificato. Non solo. Una eventuale ondata di rialzi avrebbe effetti negativi anche sui prezzi dei prodotti trasportati su gomma, con rincari dei listini per una moltitudine di prodotti.”

Il focus sul Medio Oriente e sui prezzi del petrolio resta acceso. I prossimi mesi potrebbero avere ripercussioni importanti anche nelle pompe di benzina.

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