La presentazione sarà a Sant’Anastasio Domenica 22 Maggio p.v. alle ore 16.30
nell’Aia dei Campoli
Al termine della presentazione ci sarà una degustazione di prodotti tipici a
cura di Slow Food Garfagnana e i famosi Bomboloni della Marinella

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Non ho mai avuto un buon rapporto con la scrittura, nemmeno ai tempi della scuola, dove, con molta fatica, sono arrivato fino alla seconda superiore. Ma le cose cambiano e sono radicalmente cambiate. Ho da sempre avuto la passione per la lettura, ho letto di tutto, dal quotidiano sportivo che acquistavo tutti i giorni così come il quotidiano tipo La Nazione o Il Tirreno. A mia moglie piacevano i fotoromanzi e li leggevo anch’io come i libri di cucina ed altri giornali di cronaca e di svago. Sono passato poi ai libri cartacei ed agli attuali E-book. Una ventina di libri all’anno gli ho letti in passato ed anche adesso mantengo questa media. Tutta la mia cultura, se ne ho una, viene da li. Ho cominciato a scrivere nel 1991 in una triste occasione, quando ancora lavoravo in fabbrica. Scrissi il discorso di fine anno da fare in presenza della proprietà e dell’essenza dirigenziale dell’Azienda per la quale ho sempre lavorato. L’ho fatto ininterrottamente fino al 2010, un anno dopo essere andato in pensione. Durante il lavoro mi capitava d’avere l’ispirazione di scrivere qualcosa, lo facevo, ma senza mai mancare di fare il mio dovere lavorativo. Scrivevo il testo di canzoni assieme al mio carissimo amico Graziano che poi musicava e cantava durante le sue serate di piano bar, in giro per la Garfagnana. Debbo dire che mi riusciva bene e ci prendevo sempre più passione e soddisfazione. Nel 2003 scrissi il discorso di fine anno a terzine in rima, piacque molto, tant’è che il Signor Remo Corghi da lì in poi mi ha sempre chiamato “”” Poeta”””. Dalle terzine sono passato alle quartine in rima alternata e con questa formula ho chiuso la mia avventura poetica e lavorativa. In questo libro ci sono tutte ed è il resoconto in sintesi dell’andamento aziendale di quegli anni. In pensione ho scoperto la poesia, quella vera, di vari poeti come Pascoli, Leopardi, Ungaretti, Neruda, Carducci e D’annunzio, ho cominciato a leggere i loro capolavori ed ad appassionarmi sempre di più, ho scoperto nuove parole che oggi non si usano più. Tra tutti questi, mi hanno entusiasmato in due: Pascoli e Carducci, i quali s’avvicinano molto, con vari distinguo, al mio modo di pensare e vedere le cose. Non avrò mai la loro cultura capacità e talento nello scrivere ma ho cercato di carpirne la tecnica ed ultimamente il metodo di Carducci è quello che mi attrae di più. A quartina dove la prima e l’ultima riga aprono e chiudono il concetto, mentre la seconda e la terza riga rimano tra loro. Il discorso è chiuso da un verbo all’infinito mancante dell’ultima lettera a mo di dialetto Garfagnino. Da diversi anni a questa parte a Piazza al Serchio era nata la Biblioteca Comunale, ultimamente era stata rinnovata e trasferita, seppur di pochi metri, in un ambiente più grande dove le attività varie erano pressoché giornaliere ed anche serali. Ho organizzato un paio di serate dal titolo: “Come ti rovino una poesia” cercando di rovinarla al meglio, ci sono riuscito riscuotendo anche un buon successo di critica e pubblico. Il terremoto del giugno 2013 ha chiuso definitivamente le varie attività rendendo inagibile l’immobile. Non mi sono fermato sono andato avanti ed eccomi qua con questa mia prima pubblicazione. Prima di prendere la decisione di stamparle in un libro ho provato a pubblicarle in un gruppo Facebook: Sei Garfagnino Se… di cui sono amministratore. Il successo ottenuto ha fatto maturare in me il desiderio di raccoglierle in un libro. Ringrazio tutti coloro abbiano cliccato su “Mi piace” o abbiano commentato positivamente.  Alcune le ho scritte in dialetto ma poi ho pensato bene di tradurle in italiano perché il dialetto non è di facile comprensione. Le rime in dialetto non sono le stesse in italiano ed allora ho raggiunto un compromesso con me stesso; l’ultima parola di ogni riga dialettale è in italiano così è più facile tradurlo. Ci sono anche un paio di fole in rima, il resto, già scritte, qualora capitasse l’occasione, verranno pubblicate in un altro volume. In quel caso vi racconterò, nella prefazione, la fola delle fole. Infine ne voglio spiegare due: A Mio Padre e Il Pettirosso. In entrambe voglio spiegare l’ultima strofa, nella prima l’Ape Maya in questione è una semplice Ape Piaggio, il Biondone non è altri che mia Madre Giulia che mio Padre ha sempre chiamato così, infine il Ragazzo in questione sono io, mio Padre mi ha sempre chiamato così, pochissime volte in vita sua si è rivolto a me chiamandomi per nome. Nel Pettirosso nell’ultima strofa c’è una parola: Bang ed è riferita al Big Bang.

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