CROLLO PONTE MORANDI, LA SITUAZIONE 1 ANNO DOPO – “The Phantom Pain” o la sindrome dell’arto fantasma è quella sensazione che prova chi ha perso un arto ma lo percepisce come fosse ancora attaccato.

CROLLO PONTE MORANDI, LA SITUAZIONE 1 ANNO DOPO – “The Phantom Pain” o la sindrome dell’arto fantasma è quella sensazione che prova chi ha perso un arto ma lo percepisce come fosse ancora attaccato. Ne sente il peso, la consistenza, prova dolore anche se non c’è più. Una sindrome nota soprattutto tra i reduci di guerra, mutilati sul fronte. Genova, a un anno dal crollo del Ponte Morandi, è esattamente questo: un sopravvissuto che ha subito l’amputazione di un arto, di una sua visibilissima appendice.

CROLLO PONTE MORANDI, LA SITUAZIONE 1 ANNO DOPO – Non c’è più, non restano che le macerie e tra poco nemmeno quelle. Ma i genovesi cercano il Morandi con lo sguardo, come un tempo. E a volte, guardando bene, sembra proprio che sia ancora lì, sospeso tra terra e cielo, così imponente e così fragile, simbolo da sempre un po’ pericolante e spericolato di una grandezza, anche visiva, che fa parte del bagaglio della Superba. E certe volte fa male, proprio come un arto fantasma.

Fa male ai genovesi come se ci fosse ancora, con le sue ferite mai curate che lo hanno portato a collassare su se stesso. Fa male anche ricordare il momento del crollo: proprio come un reduce che rammenta il modo in cui perse la gamba, così i genovesi raccontano con la voce spezzata dall’emozione cosa sia stato per loro quel disastro. Una cosa è certa: tutti sanno dire esattamente dove fossero il 14 agosto del 2018 alle 11:36 oppure come hanno appreso quella notizia troppo grande per poter essere vera, troppo assurda per poter essere creduta fino al momento in cui le prime immagini spazzarono via ogni speranza per le 43 persone inghiottite dal crollo.

CROLLO PONTE MORANDI, LA SITUAZIONE 1 ANNO DOPO – E’ passato un anno esatto ed ormai il Ponte Morandi non c’è più. Sono già iniziati i lavori per la ricostruzione di un nuovo e più solido ponte.  Oggi Genova è immersa nel ricordo. Alle 10 del mattino si terrà la cerimonia in onore delle vittime del ponte. Si svolgerà nel capannone accanto al piazzale dell’Ikea, a pochi passi da dove sta sorgendo la prima “pila” del nuovo ponte, progettato dall’architetto genovese Renzo Piano. Qui il cardinale Angelo Bagnasco celebrerà una messa cui parteciperà anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che arriverà alle 9.35 all’aeroporto Cristoforo Colombo. Ad assistere sono attesi 185 familiari delle vittime del crollo e circa 5mila cittadini fuori dal capannone, che può ospitare un massimo di 450 persone. Ma la cerimonia non basta, i familiari delle vittime si chiedono ancora come sia potuta accadere una simili disgrazia. E se qualcuno glissa un po’ sul perché, il Fatto Quotidiano no. La redazione della rivista è andata ad indagare ed è uscito fuori che il Ponte Morandi era nato male.

Tra gli archivi della ditta costruttrice Condotte sbuca il fascicolo del Ponte e qui si leggono cose che lasciano davvero perplessi. Il Ponte Morandi era nato malato: poco dopo la sua inaugurazione i «cavi secondari» risultavano «spesso liberi di scorrere» mentre alcuni trefoli «non erano stati trovati dentro le guaine». Non solo: «In generale i cavi secondari nelle guaine presentano fenomeni di ossidazione e, in alcuni casi, con riduzione di sezione, i quali hanno effetti diretti sulla sicurezza strutturale». In poche parole il Ponte Morandi avrebbe avuto già bisogno di un restauro. Il problema è stato sempre arginato nonostante nel corso degli anni in molti hanno sollevato dubbi sulla stabilità del Ponte, tant’è che nel 2001 Autostrade aveva preso in considerazione di demolirlo. L’ingegnere Morandi era stato chiaro fin dall’inizio: la sua opera era un gigante debole, segnava una svolta per l’Italia ma andava curato, andava fatta un’adeguata manutenzione.

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