Poeti dialettali garfagnini -La vejata – la vinata – la television

Di Vittorio Pieroni
Tempi addietro andà a vejo, doppo cena
in una casa amica, era costume;
s’edera buio si portava il lume,
s’andeva senza s’era luna piena.
Quel che importava, era trovassi assieme,
parla’ del più e del meno, be’ un bicchiere
di’ male di qualcun, di qualcun bene,
lassa’ core la lingua… era un piacere.
La stagion dell’inverno è la più mejo:
l’aria rinfresca, lunghe en le serate…
il tempo giusto per and’a vejo.
A condimento delle chiacchierate:
o castagnaccio, o tullore, o mondine
(di rigore l’assacio del vin novo)
o necci cul ricotto o frittelline,
sempre di neccio… edera un bel ritrovo.
Nelle sere più frete si pensava,
quagi sempre, di fare la vinata,
abbracciava l’istombico, scaldava…
per approntalla edera una volata.
Apiate da sape’ che la vinata
Pole o non pol garba’ nun lo discuto,
ch’è aspra, putta, oppure è delicata…
per me è un piatto davero benvenuto.
Oramai un usa più! Un si va più a vejo…
forsi per via che in casa, indun canton,
(per tene’ compagnia dichin sia mejo)
c’è quell’impiastro di television.
Peccato! Infondo il vejo… la vinata…
erino usanze dei nosci paesi
e la gente c’edera affezionata
cume… al tè delle cinque enno i ingresi.

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