Pirogassificatore: la lotta continua

 

Diciamolo subito, sulla vicenda Kme non è il caso di rilassarsi. Che il governo abbia accordato un altro anno di cassa integrazione (fino al settembre 2019) è certamente positivo, ma nessun nodo di fondo è stato veramente sciolto: né per quanto riguarda la difesa dei posti di lavoro, né per quel che concerne la tutela della salute e dell’ambiente.

Di fatto il Ministero ha fatto finta di credere al progetto dell’azienda; la Kme ha fatto finta di credere che il pirogassificatore sia stato in qualche modo approvato; i sindacati hanno fatto finta di credere che tutto alla fine possa andar bene. Comprensibile, ma a noi questo atteggiamento pre-agostano non convince.

Per questo crediamo che la mobilitazione debba continuare. Quella dei lavoratori, come quella di chi da un anno si sta battendo per la difesa dell’ambiente e della salute. Per questo ci sentiamo al fianco dei cittadini e del lavoro de “La Libellula”.

Il fatto è che la Kme sembra voler andare avanti, sulla strada del pirogassificatore, contro tutto e contro tutti. Non solo contro la popolazione, ma anche contro il Comune e la Regione. Dopo mesi di silenzio, sia il sindaco di Barga che il Consiglio regionale sono stati infatti costretti a prendere posizione. Certo, lo hanno fatto col paludato linguaggio istituzionale, ma il succo è comunque un no al progetto Kme.

E’ questo un indubbio successo del movimento contro l’inceneritore. Adesso è il momento di chiedere coerenza con quanto si è affermato. Al sindaco Bonini, ed all’amministrazione comunale di Barga, chiediamo di tenere ferma la linea espressa a tutela della salute, negando alla Kme quelle autorizzazioni urbanistiche senza le quali (come lo stesso Bonini ha confermato) il pirogassificatore non potrà mai essere realizzato.

Anche alla Regione chiediamo coerenza. Non, si badi, all’imbarazzante presidente Rossi, le cui dichiarazioni sprizzano contraddizioni ad ogni riga, bensì al Consiglio regionale, che lo scorso 4 luglio ha approvato una mozione che di fatto dice no al progetto della Kme. In quel testo si afferma infatti che il rilancio dello stabilimento di Fornaci dovrà produrre un «miglioramento del saldo emissivo reale in atmosfera», con una eventuale «produzione incontrovertibilmente pulita e rinnovabile», precisando che energia pulita è quella che «non prevede la combustione di rifiuti e di tutti i loro derivati, compreso il Css».

Ora, qui i casi sono due: o qualcuno pensa già a raggirare questa deliberazione, o il piano della Kme è in un vicolo cieco. Nel primo caso chi governa la Regione prenderebbe in giro i cittadini e gli stessi propri elettori. Nel secondo, sarebbe la Kme a prendere per il naso i lavoratori e le organizzazioni sindacali.

Intanto, nel silenzio generale, c’è un’altra novità. Lo scorso 6 luglio la Kme ha annunciato l’acquisizione della Mkm, altro gruppo tedesco operante nel settore del rame e delle sue leghe. L’operazione abbisogna dell’approvazione dell’antitrust europeo, ma sembrerebbe in dirittura d’arrivo. E’ presto per dire se vi saranno conseguenze sullo stabilimento fornacino. Solitamente queste operazioni portano ad una complessiva riduzione del personale, ma qualcuno pensa che in questo caso potrebbe esserci invece un aumento della produzione per Fornaci. Se davvero finisse in questo modo – dopo che per anni Kme ha preferito produrre in Germania piuttosto che in Italia – sarebbe questa la dimostrazione di quel che diciamo da tempo, che l’andamento dei livelli produttivi non ha molto a che fare con l’autoproduzione di energia elettrica.

Concludiamo, tornando a quel che abbiamo detto all’inizio: non è il caso di rilassarsi. La vicenda Kme è tutt’altro che risolta e la minaccia del pirogassificatore è tuttora in piedi.

Due settimane fa abbiamo scritto che è il momento di cambiare strada, che solo un intervento dello Stato potrà garantire lavoro e salute. Di fronte all’inaccettabile strategia aziendale, alla sua arroganza, al sicuro riproporsi del ricatto occupazionale, questa scelta ci pare obbligata. La successiva presa di posizione del Pd lucchese – sebbene dettata da evidenti preoccupazioni elettorali – ha comunque riconosciuto la necessità di costruire un’alternativa al progetto Kme. Vedremo adesso se alle parole seguiranno i fatti.

Come Comitato per l’attuazione della Costituzione non abbiamo comunque dubbi: solo la più ampia mobilitazione popolare, da rilanciare con forza a partire da settembre, potrà portare alla vittoria, salvando i posti di lavoro e salvaguardando la salute degli abitanti di Fornaci e di tutta la valle. No al pirogassificatore!

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