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Seravezza_ Al termine di una seduta fiume di nove ore il Consiglio comunale di Seravezza ha approvato ieri in via definitiva il Piano attuativo del Bacino Estrattivo Monte Altissimo est adottato nel novembre 2018. Diverse le novità rispetto alla proposta originaria, a iniziare dal dimensionamento dei volumi di marmo escavabili nei quattro siti estrattivi del bacino, che diminuiscono da 700 a 550 mila metri cubi in dieci anni, la messa in salvaguardia del ravaneto della cabina nera e lo speciale regime normativo introdotto per il Picco di Falcovaia che, pur restando nel perimetro delle aree estrattive, potrà essere oggetto solo di interventi di conservazione e riqualificazione. Seravezza approverà in tutto sei Piani dei Bacini Estrattivi (PABE), strumenti di pianificazione urbanistica intermedi tra i piani regionali e i piani di coltivazione delle singole cave, cornice normativa in cui si inserirà la successiva e più puntuale attività di regolamentazione e di controllo delle attività estrattive.

Il sindaco Riccardo Tarabella, che ha introdotto e chiuso il dibattito consiliare, si dice «orgoglioso del lavoro svolto: lungo, difficile, a tratti conflittuale anche con la Regione Toscana e il Ministero». «Centinaia d’incontri ai quali l’Amministrazione ha partecipato con la presenza diretta mia o del vicesindaco Valentina Salvatori, assieme o singolarmente, affiancati dal funzionario del settore urbanistica del Comune architetto Andrea Tenerini», aggiunge il sindaco. «Un confronto che non è mai mancato né in sede di Conferenza dei servizi né ai tavoli tecnici e partecipativi, così come ai tavoli politici con la maggioranza di governo della Regione, con l’assessore Vincenzo Ceccarelli e con i funzionari della pianificazione regionale, sempre con il fattivo supporto del presidente della IV commissione del Consiglio regionale Stefano Baccelli, e infine e soprattutto tra e con l’azienda Henraux e il sindacato Fillea Cgil. Tutto questo ci ha portato a conseguire un risultato equilibrato, un saggio compromesso fra prospettive di sviluppo economico e doverosa tutela ambientale. Un procedimento, seppur di iniziativa privata, del quale il Comune di Seravezza ha saputo dettare le regole in una logica di leale confronto con l’azienda e a tutela degli interessi della comunità; un percorso lungo cinque anni in cui spesso abbiamo dovuto far valere con decisione la nostra visione – dare un futuro alle attività lapidee e all’occupazione in un contesto di regole chiare e con efficaci possibilità di controllo –, mentre altre volte abbiamo dovuto cercare soluzioni di compromesso, smussare gli angoli, ascoltare ed accogliere le modifiche che ci venivano suggerite. Il frutto di tutto ciò è un piano delle Cervaiole ricco di contenuti scientifici di altissimo valore, ottima base per il lavoro da compiere sui restanti bacini».

Alla vicesindaco e assessore all’urbanistica Valentina Salvatori il compito, ieri in Consiglio, di tracciare un sunto dell’attività preparatoria svolta e di condurre il dibattito che ha portato all’esame e alla votazione delle nove osservazioni – a loro volta suddivise in 56 singoli argomenti – presentate da forze politiche, varie realtà ambientaliste, Club Alpino Italiano e dalla stessa società Henraux, proprietaria di tutte le cave del comprensorio. Dopo aver ricordato il lungo iter che ha portato alla progressiva definizione del PABE – avviato già nel 2015 in sede di definizione del Piano paesaggistico regionale e proseguito nel 2016 con la firma del protocollo d’intesa con Henraux, passando anche attraverso le novità introdotte dalle più recenti pianificazioni della Regione e dagli esiti della Conferenza paesaggistica regionale – l’assessore Salvatori ha fatto una panoramica sulle principali novità portate in approvazione. «L’aspetto più rilevante è sicuramente quello del dimensionamento dell’estrazione programmata», ha detto «che scende dagli iniziali 700 mila agli attuali 550 mila metri cubi in dieci anni anche in base alle indicazioni del Piano Regionale Cave approvato nel frattempo. Come prevede lo stesso Piano Cave, il materiale “buono” estratto dovrà rispettare la quota minima del 30% rispetto agli scarti di lavorazione».

Altra novità, lo stralcio della previsione che consentiva di utilizzare il ravaneto della cabina nera per lo stoccaggio temporaneo dei detriti. Il ravaneto non potrà essere utilizzato nel ciclo produttivo della cava. Poi la decisione riguardante il Picco di Falcovaia «che resta fra le aree destinate all’attività estrattiva, com’è stato fino ad oggi», ha spiegato l’assessore «ma che da oggi risponde a una norma specifica, concordata in sede di Conferenza dei servizi con Regione e Ministero, che punta a conservare la morfologia residua della vettaniente sbasso dello “zuccotto”, quindi – e a ridurre l’impatto delle precedenti attività di escavazione, riconoscendo di fatto il valore paesaggistico dell’area».

Uno dei punti di maggior attrito fra Comune, Regione e Ministero in sede di Conferenza dei servizi, fase durata circa un anno, è stato quello relativo alle cave poste al di sopra dei 1200 metri di altitudine. «L’indirizzo iniziale della Sovrintendenza era di escludere in modo assoluto la possibilità di escavare sopra tale quota, decretando di fatto la chiusura di metà delle cave delle Cervaiole», ha spiegato Salvatori. «È stato un confronto tecnico-politico molto serrato, che ha portato a una soluzione che riteniamo soddisfacente, che consente di escavare anche nei siti che si sviluppano a cavallo dei 1200 metri, opportunamente perimetrati e sottoposti a particolari vincoli di carattere paesaggistico».

«Le molte novità introdotte migliorano a nostro avviso il Piano originario», è stata la conclusione dell’assessore «garantendo ancor meglio quei necessari equilibri indicati dal sindaco. Scelte opportune che da un lato supportano l’attività produttiva in una prospettiva importante di sviluppo ma sempre nel pieno rispetto degli equilibri e delle esigenze di tutela paesaggistica e ambientale del territorio».

Il PABE del versante est del Monte Altissimo è stato redatto da un pool di qualificati tecnici guidati dal professor Massimo Sargolini dell’Università di Camerino. La pianificazione urbanistica è accompagnata da un importante insieme di studi sulla natura dei luoghi, sulle loro caratteristiche ambientali, paesaggistiche, territoriali e storico-identitarie, sul valore e sulla consistenza degli habitat faunistici e vegetali, sui patrimoni da difendere e conservare, sugli insediamenti, i beni culturali, le reti infrastrutturali. Tutto analizzato e classificato con un alto livello di dettaglio, a supporto di scelte consapevoli e orientate alla salvaguardia. In parallelo con l’attività estrattiva, una serie di interventi di mitigazione, tra i quali: il recupero e la riqualificazione paesaggistica per l’accessibilità dell’area di Falcovaia quale punto privilegiato di fruizione della vetta del monte Altissimo; la realizzazione di un nodo di interscambio (spazi di sosta e parcheggi) e di un’area di sosta attrezzata per limitare, controllare e regolamentare gli accessi dei visitatori all’area delle Cervaiole; la promozione e la compartecipazione di Henraux a un progetto per la messa in sicurezza del ravaneto e per il recupero idraulico e idrogeologico del Canale del Giardino; il recupero e la riqualificazione paesaggistica degli spazi, dei servizi e delle infrastrutture per la fruizione paesaggistica delle Cervaiole dalla Valle del Serra e dalla Valle del Giardino attraverso la realizzazione di un “osservatorio” attrezzato.

Il partenariato fra Comune ed Henraux prosegue per la definizione dei successivi Piani attuativi, relativi ai bacini Tacca Bianca, Mossa, Monte Pelato, Retro Altissimo e Canale delle Gobbie.

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