Petrolio oltre i $110 al barile: si attende l’OPEC, ma il focus è in Russia

Prezzo del petrolio in continua accelerazione: stamane viaggia oltre i 110 dollari al barile e segna nuovi record. C’è l’effetto sanzioni, con la guerra in Russia in corso. Oggi si riunisce l’OPEC+.

Petrolio oltre i $110 al barile: si attende l'OPEC, ma il focus è in Russia

Il prezzo petrolio si è spinto oltre la soglia dei 100 dollari al barile negli scambi asiatici e continua a negoziare su livelli massimi degli ultimi sette anni.

I timori di interruzione dell’offerta sono aumentati con le pesanti sanzioni alle banche russe nel mezzo dell’intensificarsi del conflitto in Ucraina e i trader si sono affrettati a cercare fonti petrolifere alternative in un mercato già ristretto.

Gli ultimi guadagni per il greggio, che hanno fatto registrare avanzare di circa il 16% il Brent da quando il presidente Vladimir Putin ha lanciato la sua invasione, sono arrivati ​​​​quando la Russia ha intensificato i bombardamenti sulle più grandi città dell’Ucraina.

I prezzi sono aumentati nonostante gli Stati Uniti e altri 30 Paesi abbiano affermato che avrebbero rilasciato 60 milioni di barili dalle loro riserve strategiche.

Intanto, oggi si riunisce anche l’OPEC+. Cosa aspettasi sul mercato del petrolio?

Petrolio inarrestabile oltre i $110 al barile

Alle ore 8.10 circa, i future sul Brent avanzano del 5,87% a 11,20 dollari al barile e il greggio WTI scambia a 109,61 con un balzo del 5,98%.

Il mercato del greggio sta subendo pressioni significative.

Le sanzioni imposte alla Russia dai Paesi occidentali hanno cercato di evitare il settore energetico, ma hanno comunque alimentato la volatilità dei mercati globali a causa delle preoccupazioni per le interruzioni dell’approvvigionamento.

Il gruppo energetico statunitense ExxonMobil ha dichiarato martedì 1 marzo che abbandonerà le attività russe riguardanti petrolio e gas, segnando l’ultima uscita aziendale in risposta all’invasione.

Allo stesso tempo, mentre le potenze occidentali non hanno imposto sanzioni direttamente sulle esportazioni di energia, i commercianti statunitensi negli hub di New York e del Golfo degli Stati Uniti evitano il greggio russo.

La raffineria statale indiana Bharat Petroleum Corp sta cercando petrolio extra dai produttori mediorientali per aprile, temendo che le sanzioni occidentali contro Mosca possano colpire le consegne di greggio degli Urali.

Un rilascio coordinato di 60 milioni di barili di petrolio da parte dei Paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia ha messo un freno ai guadagni di mercato, ma gli analisti hanno affermato che fornirebbe solo un sollievo temporaneo sul fronte dell’offerta.

La situazione russa non fa altro che agitare ancora di più il settore, dove la forte domanda ha già incontrato difficoltà di fornitura con prezzi schizzati a livelli massimi.

L’economista di Westpac Justin Smirk ha messo in guardia: “Le interruzioni del commercio stanno iniziando ad attirare l’attenzione…Problemi relativi alla finanza commerciale e alle assicurazioni hanno un impatto sulle esportazioni dal Mar Nero. Gli shock dell’offerta si stanno manifestando.”

E questo ha un impatto sul greggio. Da ricordare che le esportazioni di petrolio russe rappresentano circa l’8% dell’offerta globale.

Si attende l’OPEC+

In questo contesto, l’OPEC+, si incontra oggi, 2 marzo, con la previsioni di attenersi ai piani già stabiliti per aggiungere 400.000 barili al giorno di fornitura ogni mese.

Il gabinetto dell’Arabia Saudita ha riaffermato il suo impegno per l’accordo OPEC e il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto una telefonata con il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Mohammed bin Zayed al-Nahyan, in cui hanno discusso dell’intesa sul rilascio di petrolio e si sono impegnati a continuare il coordinamento sui mercati energetici globali, hanno riferito le agenzie di stampa russe ed emiratine.

Non ci sarebbero, quindi, cambiamenti di fondo nella politica del cartello in seguito alla guerra in Ucraina.

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