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er dare una risposta a questa domanda, bisogna partire dalla civiltà greca, dal suo “periodo d’oro”, che possiamo collocarlo nel V secolo a. C., precisamente tra la fine delle guerre persiane (499-479) e la morte di Pericle 429 a.C., quando Atene città leader del mondo greco, aveva raggiunto l’apice del proprio splendore. Atene in questo periodo diede vita a quello che potremmo chiamare “miracolo greco”, che sotto  la spinta della democrazia, coinvolse ogni aspetto della società, a partire dall’arte e dalla cultura. L’architettura ci ha lasciato in eredità il Partendone, nel teatro i capolavori di Eschilo, Sofocle e Euripide; in filosofia Socrate e i suoi allievi. In quel periodo è nata anche la storiografia, prima con Erodono e poi con Tucidide, vero fondatore della moderna ricerca storiografica. Per Roma indicare un “periodo d’oro” è più complicato. Dobbiamo tenere in considerazione più di duemila anni della sua gloriosa storia e considerare  le varie forme di governo, che, si sono succedute nei due millenni di vita politica dell’Urbe. Se vogliamo indicare un periodo per Roma, possiamo parlare del  primo imperatore Ottaviano Augusto (27 a.C. – 14 d.C.). Ė illuminante un passo delle Res Gestae divi Augusti, cioè gli atti del divino Augusto, scritte dallo stesso imperatore:

Res Gestae I – 26:

Allargai i confini di tutte le province del popolo romano,  con le quali erano confinanti popolazioni che non erano sottoposte al nostro potere. Pacificai le province delle Gallie e delle Spagne, come anche  la Germania nel tratto che confina con l’Oceano, da Cadice alla foce del fiume Elba. Feci sì che fossero pacificate le Alpi, dalla regione che è prossima al mare Adriatico fino al Tirreno, senza aver portato guerra ingiustamente a nessuna popolazione….

Augusto, fece ampliare le strade  non solo a Roma, ma anche in tutto il territorio dell’impero. Furono costruite stazioni di posta, ristoro e cambio dei cavalli anche nelle località più remote. “Ho trovato una città di mattoni e lascio una città di marmo”, così Svetonio riporta le parole di Ottaviano Augusto. Sia per i greci che per i romani, gli intellettuali e i letterati erano tenuti in considerazione. Sicuramente nel mondo greco in maniera maggiore a quello romano. Aristofane scrisse varie commedie in cui attaccava la politica ateniese, che a suo parere era diventata degenerata e demagogica. Lo stesso Socrate fu condannato a morte per aver criticato la società ateniese     […] questo ha sotto scritto e giurato Meleto di Meleto, Pitteo, contro Socrate di Sofronisco, Alopecense. Socrate è colpevole di non riconoscere come Dei quelli tradizionali della città, ma di introdurre Divinità nuove; ed è anche colpevole di corrompere i giovani. Pena: la morte » (lettera d’accusa contro Socrate presentata da Meleto in Diogene Laerzio Vita e dottrine dei filosofi, II, 5, 40.). Per Roma la situazione era diversa, la letteratura era meno universale e si fondeva con la politica. Un esempio è Giulio Cesare, che diventa letterato di se stesso, scrivendo il De bello gallico e il De bello civili. In questo caso possiamo affermare che la politica si auto-racconta e si auto-celebra. Questo avviene anche con Virgilio e la sua Eneide, poema incentrato sul mito di Enea, in cui si glorificavano le origini di Roma. In quel periodo un altro poeta, poco conosciuto, Iulio Antonio, figlio di Marco Antonio, il triunviro, compose il poema epico Diomedea, in cui contestava la propaganda augustea. Questo dimostra che non tutti erano allineati al potere imperiale. Ė bene ricordare che Iulio Antonio, nel 2 a.C. viene accusato di essere l’amante di Giulia Maggiore, figlia di Augusto e condannato a morte. Per  sfuggire alla condanna si suicidò. La risposta alla domanda iniziale: perché il pensiero dei nostri antenati “romani” ci appare così moderno, va ricercata, a mio parere,  nel fatto che il loro pensiero  ci appartiene. Come ha affermato Valerio Massimo Manfredi, scrittore, archeologo e storico:

Noi deriviamo da loro, ed è quindi naturale che il nostro sistema di pensiero risulti affine a quello dei grandi intellettuali del passato

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