PER L’ENNESIMA VOLTA CONDANNATO IN APPELLO IL COMUNE DI STAZZEMA PER UNA CONCESSIONE CIMITERIALE PERPETUA.
Stazzema_ Nonostante che penda in Cassazione il ricorso fatto dal Comune di Stazzema avverso a due condanne in appello, per le quali è risultato soccombente l’ente pubblico, ieri mattina il giudice del Tribunale di Lucca, Dott. Alice Croci, ha pronunciato la sentenza di II grado con cui ha condannato l’attore appellante (Comune di Stazzema) nei confronti del convenuto appellato (A.B) e ha così confermato la sentenza di primo grado emessa dal Giudice di Pace( n. 311/2017). Il titolare di concessione cimiteriale perpetua ( tomba nel camposanto di Sant’Anna di Stazzema ?) è stato difeso dall’ avv. Luca Giusti .
Da rilevare che il sostituto dell’ avv. Gianluca Altavilla (legale che patrocina il Comune di Stazzema nella persona del sindaco Maurizio Verona), avv. Tattanelli Maddalena, ha fatto presente al giudice che c’è stata un’ordinanza interlocutoria della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione e che questa pronuncia è stata depositata per via telematica in data 31.01.2020. Ha inoltre informato il Giudice che sul quesito in Cassazione è stata presentata udienza pubblica per il 7.04.2020 davanti alle Sezioni Unite, chiedendo il differimento dell’odierno incombente (udienza e sentenza) in previsione della pronuncia sull’eccepito difetto di giurisdizione che sarà oggetto di dirimazione giurisdizionale da parte dell’Alta Corte il prossimo 7 aprile.
Alla richiesta si è opposto il sostituto dell’avv. Luca Giusti, avv. Nicola Moschetti, il quale ha definito inammissibile il deposito fatto dal legale del Comune di Stazzema e ha chiesto al giudice che la causa fosse portata a sentenza. Poiché erano già stati concessi dei rinvii e c’era l’effettiva necessità di definire il giudizio, il giudice ha respinto il differimento chiesto e ha emesso la sentenza respingendo l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore di quello amministrativo. Insomma, il quesito con cui il Comune di Stazzema vuole respingere il giudizio del giudice ordinario. Tra le motivazioni con cui ha rigettato “l’eccepito difetto di giurisdizione” anche la riaffermazione “che è attratta alla giurisdizione ordinaria la cognizione delle controversie sui rapporti concessori che hanno contenuto meramente patrimoniale, come nella fattispecie, ove si discorre della richiesta di aggiornamento del canone concessorio già previsto al momento della stipula, senza che venga in discussione l’esercizio da parte del Comune di un potere discrezionale inerente la (ri)determinazione del canone o altri corrispettivi”.
Il giudice precisa, al riguardo contenuto di questa specifica concessione perpetua, che il concessionario ha corrisposto un canone al momento della stipula della convenzione, che è stata fatta “a perpetuità per la salma di un familiare” (doc. 8 fascicolo di primo grado dell’ente locale), senza alcun riferimento alla necessità di rinnovo della concessione tramite l’aggiornamento del canone, che invece costituisce il presupposto applicativo della delibera n. 18 del 4.03.2008, che recita: così “considerato che fino all’anno 1977 in base a quanto disposto dal regolamento di Polizia Mortuaria approvato con deliberazione C.C. n. 27 del 28/07/1952 le concessioni cimiteriali venivano rilasciate in perpetuo, con l’obbligo da parte dei concessionari o degli aventi diritto, pena la decadenza, di richiederne allo scadere di ogni trentennio la riconferma, provvedendo al pagamento del relativo canone di aggiornamento”.
Se con l’atto amministrativo il Comune – stando al deliberato della sentenza del giudice Alice Croci – voleva recuperare quanto dovuto dai concessionari o aventi diritto che non avevano regolarizzato la loro posizione nei confronti dell’amministrazione, omettendo, allo scadere dei 30 anni, di chiedere il rinnovo della concessione dietro pagamento, è del tutto evidente che la “concessione perpetua stipulata nel 1959, risulta estranea all’ambito applicativo della delibera su cui si fonda la richiesta di pagamento, che è dunque indebita”.
Per quanto concerne la convinzione dell’ amministrazione comunale, ossia quella di ritenere “che costituisca un principio ricavabile dall’ordinamento l’obbligo del pagamento di un canone periodico in caso di concessione perpetua di un bene demaniale, atteso il sacrificio che deriva per la collettività, la disparità di trattamento tra i concessionari soggetti o meno ad un pagamento periodico, le spese necessarie per il mantenimento delle strutture del cimitero e quindi le esigenze di buona amministrazione, nonché l’alienazione di fatto del bene pubblico che altrimenti ne deriverebbe”, il giudice l’ha giudicata infondata, “in quanto le concessioni cimiteriali perpetue sono oggetto di specifica normativa, dapprima contenuta nel r.d. 1880 del 1942, che espressamente le prevedeva come perpetue all’art. 70, poi nel d.P.R. 803/1975 (in particolare, l’art. 93), trasfuso infine nel d.P.R. 285/1990 (art. 92). Tali ultimi interventi hanno eliminato la possibilità di concederle in perpetuo, facendo però salve quelle già concesse, che dunque non si sono trasformate in concessioni a tempo determinato. Corretta l’assimilazione, in via analogica, delle concessioni perpetue a quelle a tempo determinato rilasciate per un periodo di tempo superiore ai 99 anni, è stata prevista la possibilità di revoca in ipotesi espresse (“trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma, ove si verifichi una grave situazione di insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno del Comune e non sia possibile provvedere tempestivamente all’ampliamento o alla costruzione di un nuovo cimitero”; oltre all’estinzione in caso di soppressione del cimitero).
In attesa di conoscere quanto deciderà la Cassazione nella seduta a Sezioni Unite del 7 aprile, il Comune di Stazzema intanto è stato condannato a pagare alla parte appellata (il titolare della concessione cimiteriale perpetua) la somma di 1.620,00 euro, a titolo delle spese processuali del grado, oltre al 15% per spese generali, all’iva e al cpa come per legge; dà inoltre atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento a carico del Comune di Stazzema del contributo unificato nella misura maggiorata prevista dall’art. 13 comma 1 quater d.P.R. 115/2002.
Da rilevare che questa sentenza è stata emessa nonostante il quesito “difetto di giurisdizione” sia al vaglio della Corte di Cassazione e che i concessionari di questa particolare concessione cimiteriale si sono rivolti al giudice ordinario solo dopo che il Consiglio di Stato ha individuato nell’AGO la competenza per giudicare questo contenzioso legale che sta lacerando da 13 anni la comunità di Stazzema. Ritornare al giudice amministrativo sarebbe una terribile beffa per quei pochi titolari di concessione cimiteriale perpetua che si sono opposti al rinnovo oneroso della concessione, i quali, dopo essere passati dal Tar della Toscana ( inammissibilità per negligenza di notifica da parte del Comune di Stazzema) e dal Consiglio di Stato (inammissibilità per incompetenza di giudizio) dovessero vedere vanificate le sentenze emesse dai giudici ordinari. Ovviamente molte sentenze sono passate in giudicato e i titolari nulla avrebbero da temere nel caso in cui la Cassazione ravvedesse nel giudice amministrativo la competenza per emettere il giudizio. Non sarebbe così per le uniche due sentenze avverse a cui il Comune di Stazzema si è opposto a livello di Cassazione, come per quest’ultima.
Giuseppe Vezzoni, addì 15 febbraio 2020

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