Pensioni, ultim’ora: sì a Quota 41, ma non per tutti

Pensioni, novità per Quota 41: il Governo apre a nuove categorie di lavoratori fragili.

Pensioni, ultim'ora: sì a Quota 41, ma non per tutti

Pensioni: emergono nuovi dettagli su quanto discusso nel corso del primo incontro, a cui hanno preso parte i rappresentanti del Ministero del Lavoro e dei sindacati confederali.

Come anticipato qualche giorno fa, il Governo spinge su Quota 102 con penalizzazione per il dopo Quota 100: in questo modo dal 1° gennaio 2022 si potrebbe smettere di lavorare all’età di 64 anni (anziché 62 anni come con Quota 100) e con 38 anni di contributi, con un taglio del montante contributivo (quindi per la sola parte calcolata con il sistema contributivo) che dovrebbe comportare una riduzione di circa il 5% dell’assegno.

I sindacati, però, chiedono con insistenza di estendere a tutti la possibilità di ricorrere a Quota 41 andando in pensione una volta raggiunti i 41 anni di contribuzione, possibilità oggi riservata a poche categorie di lavoratori precoci.

Una richiesta su cui il Ministero del Lavoro non sembra essere disposto a trattare, se non prevedendo un ricalcolo contributivo per l’assegno di pensione di coloro che decidono di ricorrere a Quota 41, con un taglio che in quel caso potrebbe essere molto più alto.

Ma attenzione: sembra che ci siano novità su questo fronte, come spiegato dai sindacati che hanno preso parte all’incontro. Ci sono delle possibilità, infatti, che ci sia un allargamento della platea dei potenziali beneficiari di Quota 41.

Quota 41 è una possibilità per la riforma delle pensioni, ma non per tutti

Come anticipato, oggi possono andare in pensione, indipendentemente dall’età anagrafica, coloro che hanno maturato 41 anni di contributi di cui 12 mesi devono far riferimento al periodo che precede il compimento del 19° anno di età. Chi soddisfa questi requisiti, infatti, sono i cosiddetti lavoratori precoci.

Inoltre, questi devono appartenere ad una delle seguenti categorie:

  • disoccupati di lunga data;
  • invalidi al 74%;
  • caregivers;
  • lavoratori gravosi e usuranti.

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Si tratta quindi di requisiti molto stringenti, tant’è che in questi anni solamente una piccola parte di lavoratori ha potuto ricorrere a questa opzione per il pensionamento anticipato. Questa misura potrebbe essere la soluzione per tutelare quelle categorie di lavoratori fragili ancora privi di tutele: la conferma è arrivata dai segretari dei sindacati che hanno preso parte all’ultimo incontro sulla riforma delle pensioni.

Come spiegato da Ignazio Ganga, segretario confederale della CISL, il Ministero del Lavoro ha manifestato l’intenzione di consentire l’accesso a Quota 41 anche ai soli lavoratori precoci e lavoratori fragili.

Questo vorrebbe dire che sarebbe sufficiente essere lavoratori precoci, avendo maturato 12 mesi di contribuzione prima dei 19 anni, per poter andare in pensione con 41 anni di contributi, senza per forza rientrare in una delle categorie di lavoratori fragili sopra elencate.

Parimenti, i lavoratori fragili non dovrebbero per forza essere nel contempo lavoratori precoci per poter ricorrere a Quota 41.

Una novità importante confermata anche da Domenico Proietti, segretario confederale UIL, il quale ha spiegato che c’è stata “un’apertura volta a facilitare l’accesso a Quota 41 per i lavoratori precoci”. Aggiornamenti su questo fronte sono attesi già nel prossimo incontro sulla riforma delle pensioni, quando dovrebbero emergere anche novità sulla proroga dell’Ape Sociale e dell’Opzione Donna, le uniche due misure sul fronte pensioni che dovrebbero trovare spazio nella prossima Legge di Bilancio.

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