Pensioni: i giovani lavoreranno fino a 71 anni, ecco perché

Per le loro pensioni i giovani dovranno lavorare fino a 71 anni. Il sistema italiano risulta estremamente instabile e poco sostenibile. Vediamo perché.

Pensioni: i giovani lavoreranno fino a 71 anni, ecco perché

Quando si parla di pensioni difficilmente si pensa ai giovani eppure questi già sanno che lavoreranno fino a 71 anni.

Il sistema pensionistico nostrano rischierà, a causa delle varie misure per le pensioni anticipate adottate negli ultimi anni, come la recentissima Quota 100, di diventare insostenibile e causare non pochi problemi alle future generazioni.

Il sistema contributivo, che man mano si è sostituito al retributivo, si sta via via imponendo e le giovani generazioni per le quali esisterà solo il contributivo non solo andranno in pensione molto tardi, ma anche non troppo bene.

Vediamo perché e quali sono i problemi strutturali a oggi del sistema delle pensioni per cui i giovani lavoreranno fino a 71 anni.

Pensioni e giovani: ecco perché lavoreranno fino a 71 anni

Chiaro che pensioni e giovani accostati sembrano quasi un ossimoro, ma se si pensa ai pensionati del futuro scopriamo che le giovani generazioni finiranno per dover lavorare fino a quando non avranno compiuto 71 anni.

Secondo il rapporto Ocse Pensions at a Glance 2019 uno dei problemi strutturali del sistema pensionistico italiano risiede nel fatto che, nonostante l’età per la pensione di vecchiaia sia a 67 anni, in media le donne e gli uomini nel nostro Paese vanno in pensione molto prima. Secondo il rapporto gli uomini a 63,3 anni e le donne a 61,5, il che rende il nostro sistema pensionistico estremamente instabile e poco sostenibile.

Molto dipende dalle misure di pensionamento anticipato che si sono susseguite fino a oggi, ultima Quota 100. Di fatto si dovrebbe non solo rispettare l’uscita dal lavoro prevista a 67 anni con la pensione di vecchiaia, ma bisognerebbe anche adeguare alle speranze di vita l’anzianità contributiva.

Questo meccanismo era stato previsto dalla Legge Fornero ma è stato poi bloccato fino al 2026 a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne.

Come abbiamo detto misure come Quota 100, Opzione donna, Ape social, confermate nella Legge di Bilancio 2020 ormai approvata fino al prossimo anno, non fanno altro che rendere instabile il sistema laddove le persone riescono ad andare in pensione molto prima del previsto.

Si stima che le pensioni anticipate abbiano portato all’uscita dal mercato del lavoro 350mila lavoratori in 7 anni circa 50mila l’anno. Sempre con Quota 100 che permette di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi e le altre misure di anticipazione pensionistica si stima che nel 2019 siano stati 193mila i lavoratori a congedarsi ben due anni prima del limite dei 67 anni.

Così i giovani, che entrano anche molto tardi nel mercato del lavoro, sono quelli penalizzati per le pensioni del futuro. Non solo la spesa previdenziale per le pensioni anticipate risulta eccessiva, ma essendo il sistema contributivo il solo su cui si poggeranno le pensioni del futuro e considerando gli esigui stipendi al giorno d’oggi, essi finiranno per andare in pensione molto tardi a 71 anni. Ma c’è già chi pensa al dopo Quota 100 e una riforma delle pensioni che possa aiutare i giovani nel futuro.

Una riforma delle pensioni per il futuro dei giovani

Intanto c’è chi pensa a una riforma delle pensioni per il futuro dei giovani. Sono recenti le dichiarazioni del presidente dell’INPS Pasquale Tridico sul dopo Quota 100 e sul sistema pensionistico venturo in un’intervista.

Non solo, a gennaio dovrebbero riunirsi due tavoli uno presso il Cnel e uno presso il ministero del Lavoro con le parti sociali per pensare a delle ipotesi di riforma e a un dopo Quota 100.

In particolare il presidente Tridico ha parlato dei giovani e della possibilità di creare un fondo integrativo pubblico per coprire i periodi con minori contributi. I giovani di oggi infatti oltre alla fatica di trovare lavoro, al fatto che molti comincino tardi a versare i contributi, devono fare i conti anche con impieghi discontinui e il nuovo sistema dovrebbe aiutarli.

Ovviamente al momento sono solo ipotesi. Per la loro conferma e per nuove riforme per le pensioni dei giovani nel futuro bisognerà attendere ancora.

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